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Tour de France 2022: Pogacar al gancio, Vingegard sugli scudi

Di Simone Gambino
Pubblicato il 13 Lug. 2022 alle 20:05 Aggiornato il 13 Lug. 2022 alle 20:06

Il danese Jonas Vingegard (Jumbo Visma) ha vinto in solitaria l’undecima tappa del 109° Tour de France, la cavalcata alpina di 151 chilometri che da Albertville portava i corridori ai 2.413 metri del Col du Granon. Al secondo posto, staccato di 59”, è giunto, a sorpresa, il colombiano Nairo Quintana (Arkea Samsic) che ha preceduto il francese Romain Bardet (Team DSM), terzo a 1’10”. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), che ha vissuto la giornata più nera nei due Tour de France e mezzo che finora ha disputato, è giunto soltanto settimo, staccato di 2’51” dal vincitore, cui ha anche ceduto la maglia gialla. Vingegard ora guida la classifica generale con un vantaggio di 2’16 su l’ottimo Bardet con il campione di Komenda che è scivolato in terza posizione a 2’22. Incalzano in graduatoria anche il gallese Geraint Thomas (Ineos Grenadiers), quarto a 2’26” ed il redivivo Quintana, quinto a 2’37.

Sebbene ci sia stato il solito copione caratterizzato dalla immancabile fuga di giornata, che ha avuto come grande e sfortunato protagonista il francese Warren Barguil (Arkea Samsic), transitato per primo ai 2.642 metri del Col du Galibier, conquistando così il Souvenir Henri Desgrange, il racconto della frazione odierna si concentra negli ultimi 4.500 metri, dal momento in cui Vingegard ha lanciato a Pogacar il guanto di sfida. Fiaccato dai continui scatti, che per più di 50 chilometri aveva dovuto produrre per rintuzzare i ripetuti attacchi dei calabroni, il 23enne sloveno ha dimostrato oggi che, tatticamente, ha ancora tanto da imparare. Forse, lasciare andare il connazionale Primoz Roglic (Jumbo Visma), scattato ripetutamente a metà tappa ma lontano quasi tre minuti in classifica generale, gli avrebbe consentito di restare in marcatura sull’avversario diretto danese, conservando energie preziose per il finale di corsa.

Lo scatto di Vingegard ha prodotto gli stessi effetti dell’eruzione di un vulcano con tutti gli altri uomini di classifica che, uno ad uno nello spazio d’un chilometro, si sono lasciati alle spalle la maglia gialla. Tre minuti persi in quattro chilometri e mezzo, tuttavia, non costituiscono una resa totale da parte di Pogacar. In tal senso, è possibile che in casa Jumbo Visma ci si stia domandando se l’attacco odierno non sia stato tardivo, avendo vanificato la possibilità di scavare un solco ancor maggiore in graduatoria. Tadej, per parte sua, è giovane; domani sapremo di più sulle sue qualità di recupero anche se, guardando il finale odierno, potrebbe essere consigliabile per lui rimandare alla prossima settimana sui Pirenei i propositi di rivincita, sperando che intanto Bardet o Thomas vadano all’attacco, costringendo la formazione giallonera a lavorare a difesa dell’appena conquistato simbolo del comando.

Il Tour de France 2022, con la tappa odierna, ha doppiato la boa di metà percorso. Domani andrà in scena la dodicesima frazione, non troppo dissimile morfologicamente da quella odierna. Saranno 165 i chilometri che porteranno da Briançon alla leggendaria Alpe d’Huez, scalata per la prima volta 70 anni fa con il trionfo di Fausto Coppi che, in quella ormai lontana edizione, uccise la corsa francese già alla fine della prima settimana, costringendo gli organizzatori a creare un premio speciale per il secondo classificato per tenere desto l’interesse degli appassionati. In partenza, i corridori ritroveranno il Galibier, che verrà affrontato in senso contrario a quanto avvenuto oggi. Dopo la lunga discesa, quasi 50 chilometri, su St. Jean de Maurienne, comincerà l’ascesa di 30 chilometri fino al Col de la Croix de Fer. Una nuova lunga picchiata su Bourg d’Oisans farà da preludio all’atto finale: i 13.800 metri dell’Alpe d’Huez, un vero e proprio stadio del ciclismo a cielo aperto dove sono state scritte pagine indimenticabili di storia delle due ruote.

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