Tornato dall’Australia per gli allenamenti, Thomas Ceccon si sta già preparando per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Tuttavia, il campione olimpico, proprio dopo l’esperienza australiana, denuncia in un’intervista a Repubblica la situazione delle strutture in Italia. “Gli australiani rispetto a noi curano di più la parte atletica: palestra, corsa, spinning. Stavolta in porzioni ancor più generose. E con il gruppo di Dean Boxall sempre sveglia presto. Ho preso casa, ho cucinato, ho affittato un’auto, in modo da essere più indipendente. L’esperienza mi è servita, ma non penso più di ritornare in Australia. Per me è un capitolo chiuso” ha dichiarato l’atleta.
Il nuotatore, ora, punta agli Europei di Parigi per “buttare giù un programma di gare, di avere delle risposte cronometriche in modo da avere idee più chiare su quali specialità affrontare”. Per quanto riguarda le gare da affrontare alle Olimpiadi dichiara: “Vedremo cosa aggiungere o tagliare nel dorso o nel delfino, staffetta a parte. Per poi puntare a Los Angeles 28”. Ceccon, quindi, denuncia: “A Verona io condivido uno spazio in piscina con tre gruppi di signore che alle 9.30 entrano per fare acquagym. Non voglio essere maleducato, ma il loro programma prevede anche una musica alta. E a me che mi sto allenando mi deconcentra molto. Questa cosa va cambiata, non posso prepararmi così per le Olimpiadi”.
Sulle strutture italiane riflette: “Ho visto che a Milano si è molto parlato di tenere stabilmente un palazzo del ghiaccio, ma nessuno fa notare che non esiste una piscina olimpica di 50 metri. La stanno costruendo nella zona del Cardellino, sarà a dieci corsie, ma per ora non c’è”. L’atleta, quindi, conclude: “Alla fine noi al nuoto diamo gli anni migliori della nostra vita, ma come siamo ricambiati?”.