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Milano-Sanremo 2026: ora anche Tadej può cantare “Grazie dei fiori”

Foto: Giorgio Ialenti
Di Simone Gambino
Pubblicato il 21 Mar. 2026 alle 19:23 Aggiornato il 21 Mar. 2026 alle 19:45

Il campione del mondo Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) ha vinto la 117ma edizione della Milano-Sanremo, percorrendo i 298 chilometri, da Pavia fino al traguardo di via Roma, in 6h35’49” alla media di 45.172 km/h. Il fuoriclasse di Komenda ha preceduto, al termine d’un seratissimo sprint, l’inglese Thomas Pidcock (Pinarello Q 36.5), l’unico capace di resistere ai ripetuti attachi dello sloveno negli ultimi 30 chilometri. Al terzo posto si è classificato il fiammingo Wout van Aert (Team Visma Lease a Bike) staccato di tre secondi dai duellanti.

Come da tradizione la corsa è stata caratterizzata da una lunga fuga, materializzatasi in partenza, d’un gruppetto di nove attaccanti: gli italiani Martin Marcellusi e Manuele Tarozzi (Bardiani CSF 7 Saber), Lorenzo Milesi (Movistar Team), Manlio Moro (Movistar Team), Andrea Peron (Team Novo Nordisk), Dario Igor Belletta e Mirco Maestri (Team Polti VisitMalta), lo spagnolo David Lozano (Team Novo Nordisk) e il francese Alexy Faure Prost (Team Picnic PostNL). Questo drappello, che ha raggiunto un vantaggio massimo superiore ai sei minuti a 90 chilometri dal traguardo, è stato ripreso all’inizio della salita di Costa Rainera a 29 dall’arrivo. A rendere ancora più cruciale questa fase di corsa, c’era stata, poco prima, una caduta a centro gruppo nell’attraversamento di Imperia, causata proprio da Pogacar. La Ineos Grenadiers, dopo aver alzato l’andatura per rendere difficile il rientro della maglia iridata rimasta attardata, ha commesso l’errore di rallentare appena la strada ha cominciato a salire. Questo indugio ha consentito a Tadej, pilotato dal fido Brandon McNulty, abilissimo a destreggiarsi in un autentico slalom ciclistico, di riprendere rapidamente la testa del gruppo. Un minuto di pausa ha fatto da preludio alla tanto attesa rasoiata dello sloveno cui hanno resistito solo l’olandese Mathieu van der Poel (Alpecin Premier Tech) e il sorprendente Pidcock. Facendo tesoro dell’esperienza dell’anno scorso, il campione del mondo questa volta non ha insistito nel forcing, cercando e ottenendo la collaborazione dei suoi compagni d’avventura con il risultato di risparmiare così preziose energie.

I tre battistrada, rientrati sull’Aurelia con 35 secondi di vantaggio sugli inseguitori hanno dosato le forze nei 10 chilometri che hanno portato all’imbocco del Poggio, preso con soli otto secondi di vantaggio. Appena iniziata la salita, la maglia iridata ha rotto gli indugi, producendo una raffica di scatti che hanno causato il cedimento di van der Poel. Pidcock, invece, forte della forma che lo ha portato a trionfare a Superga mercoledì scorso nella Milano-Torino, non ha ceduto un centimetro. Rientrato sulla SS1, a 2.300 metri dall’arrivo, il duo ha nuovamente rallentato, permettendo a van Aert d’arrivare a un passo da un miracoloso ricongiungimento. Pogacar, trovatosi inopinatamente a dover condurre una volata di testa ha ridotto lo sprint ai minimi termini, partendo a soli 100 metri dallo striscione finale così da non concedere a Pidcock spazio per effettuare il sorpasso in scia.

A 43 anni dall’ultimo trionfo iridato in via Roma, l’allievo Tadej Pogacar ha così finalmente emulato il suo mentore Giuseppe Saronni.

Foto: Giorgio Ialenti
Foto: Giorgio Ialenti
Foto: Giorgio Ialenti
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