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Giro d’Italia 2026, Jonas Vingegaard emula Eddy Merckx

Credit: AGF
Di Simone Gambino
Pubblicato il 15 Mag. 2026 alle 19:43

Il danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike) ha vinto la settima tappa del 109° Giro d’Italia, la più lunga di questa edizione, consistente in 244 chilometri che hanno portato i corridori da Formia ai 1.665 metri del Blockhaus della Maiella. Il re pescatore ha completato la tappa in 6h09’51 alla media di 39.565 kmh. Alle sue spalle, distanziato di 13″, si è piazzato l’austriaco Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale) con l’australiano Jai Hindley (Red Bull Bora Hansgrohe) che conquistato la terza moneta a 1’02”. Eccezion fatta per la maglia rosa, risulta rivoluzionata la classifica generale. Il portoghese Afonso Eulalio (Bahrain Victorious), giunto oggi staccato di 2’55”, conserva il simbolo del primato con un vantaggio di 3’17” su Vingegaard e di 3’34” su Gall.

Neanche il tempo d’abbassare la bandiera a scacchi che ha preso corpo la fuga di giornata, composta dal seguente quintetto: il friulano Jonathan Milan (Lidl Trek), gli olandesi Christiaan van der Lee (EF Education EasyPost) e Tim Naberman (Team Picnic PostNL), il canadese Nickolas Zukowsky (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) e lo spagnolo Diego Pablo Sevilla (Team Polti VisitMalta). Con il gruppo decisamente distratto, il vantaggio degli attaccanti si è rapidamente assestato sui 5 minuti. Milan si è staccato dopo essere transitato per primo al traguardo a punti di Venafro. Sevilla, per parte sua, ha fatto bottino pieno sul GpM di Roccaraso rafforzando la sua maglia azzurra di leader degli scalatori.

Nella lunga discesa verso Roccamorice ha perso contatto Naberman. Dopo che Zukowski si è aggiudicato il Chilometro Red Bull, i tre superstiti della fuga hanno cominciato l’ascesa verso il traguardo con tre minuti di vantaggio. All’imbocco della salita conclusiva, la Red Bull ha preso il comando delle operazioni nel gruppo degli inseguitori, erodendo rapidamente il margine residuo dei fuggitivi. Ai meno 7 Zukowsky e van der Lee, che nel frattempo avevano perso Sevilla per strada, sono stati ripresi.

Il ricongiungimento ha coinciso con un cambio della guardia nella gestione della gara con la Visma che, subentrata alla Red Bull, ha impresso un ritmo decisamente più sostenuto ai battistrada. Sotto l’azione di Davide Piganzoli, prima, e di Sepp Kuss, in un secondo momento, il gruppo si è frantumato, perdendo pezzi pregiati come Egan Bernal e Thymen Arensman(Ne), Giulio Ciccone e Derek Gee West (Lidl Trek), Igor Arrieta (UAE Team Emirates XRG) e, soprattutto, la maglia rosa Eulalio. A poco più di cinque chilometri dall’arrivo il re pescatore ha rotto gli indugi. Inizialmente gli hanno resistito solo Giulio Pellizzari (Red Bull Bora Hansgrohe) e Gall con l’austriaco che ha poi deciso di continuare con la propria cadenza.

Sbagliando per generosità, invece, il duca di Camerino ha tentato di tenere la ruota del danese, cedendo di schianto a 4.000 metri dalla conclusione. Superato da Gall, Pellizzari è stato salvato dal sopraggiungere del compagno Hindley, insieme al connazionale Ben O’Connor (Team Jayco AlUla), che lo ha portato al traguardo. Senza dominare, Vingegaard ha preceduto Gall, in fase di recupero. Il danese ha così emulato Eddy Merckx che proprio al Blockhaus della Maiella, nel 1967, conquistò il primo dei suoi 25 successi al Giro d’Italia.

Domani continuerà il processo selettivo con un appuntamento tradizionale della corsa rosa: la tappa dei muri marchigiani. Per l’esattezza l’ottava frazione partirà da Chieti per concludersi, dopo 156 chilometri a Fermo. Il percorso sarà privo di difficoltà per i primi 96 chilometri. Poi, dopo il traguardo volante di Cupra Marittima, inizierà un continuo saliscendi che terminerà all’arrivo, collocato in Piazza Girfalco al termine del Muro di via Reputolo. Più che le quattro brevi salite, avranno un peso decisivo le scorie delle fatiche odierne e le capacità di recupero dei singoli corridori.

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