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Giro d’Italia 2026: la grande volata annunciata che non ci fu

Credit foto: Giorgio Ialenti
Di Simone Gambino
Pubblicato il 24 Mag. 2026 alle 20:23

Il norvegese Dversnes Lavik (Uno-X Mobility) ha vinto, al termine d’uno sprint ristretto, la quindicesima tappa del 109° Giro d’Italia, una frazione interamente lombarda da Voghera a Milano. Il corridore scandinavo ha completato il percorso di 157 chilometri in 3h03’18” alla ragguardevole media di 51.063 kmh, precedendo sul traguardo di Corso Venezia i suoi tre compagni di fuga, nell’ordine, il reggiano Mirco Maestri (Team Polti VisitMalta), il romano Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7 Saber) e il trentino Mattia Bais (Team Polti VisitMalta).

Credit foto: Giorgio Ialenti

È rimasta immutata la classifica generale con il danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike) che ha conservato la maglia rosa con un vantaggio di 2’26” sul portoghese Afonso Eulalio (Bahrain Victorious) e di 2’50 sull’austriaco Felix Gall (Decathlon AG2R La Mondiale). I quattro protagonisti di giornata si sono lanciati all’attacco dopo cinque chilometri, guadagnando, nell’arco di 20 chilometri un margine di due minuti sul gruppo. Il plotone, in verità, non ha mai consentito alla fuga di prendere il largo.

Ai meno 30, infatti, il vantaggio è sceso a un minuto e mezzo, facendo presagire un imminente ricongiungimento. Così non è stato. Fatale per il gruppo un rallentamento a 5.000 metri dalla conclusione, quando i battistrada, rimasti con soli 25” di margine, sono parsi raggiungibili. A questo punto, un momento di fatale esitazione tra le squadre dei velocisti ha assicurato il successo della fuga. Con Bais che si è sacrificato per Maestri, Lavik è partito ai 200 metri riuscendo a contenere agevolmente il rientro tanto del reggiano quanto di Marcellusi.

Credit foto: Giorgio Ialenti

Domani ci sarà il terzo e ultimo giorno di riposo che precederà la sedicesima tappa in terra elvetica, nel Canton Ticino. Si pedalerà per 113 chilometri da Bellinzona ai 1.644 metri di Carì, dove sarà posto lo striscione d’arrivo. Sebbene ci saranno ben cinque GpM lungo la strada, l’ultimo al traguardo, il disegno del percorso è decisamente più morbido di quello che il Giro ha proposto in anni recenti nel terzo martedì di corsa, scadenza tradizionale per la frazione decisiva. A riprova di ciò, solo l’ascesa conclusiva è classificata di prima categoria. Il terreno per attaccare non manca ma è probabile che si assista più a una lotta per la vittoria di giornata che per la classifica generale.

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