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Talk show politici in crisi di ascolti: “Pubblico saturato da discorsi sul Covid e virologi che giocano con la scienza”

Di Marco Antonellis
Pubblicato il 8 Gen. 2022 alle 16:18 Aggiornato il 9 Gen. 2022 alle 09:13

Talk politici in crisi di ascolti. Sarà la fine del sovranismo, sarà l’avvento del governo guidato dal super tecnico Mario Draghi ma il 2021 per i talk show si è chiuso nel peggiore dei modi. I dati Auditel di questa prima parte di stagione (da settembre fino a fine anno) sono impietosi con chi affronta il discorso politico ancora con questo formato. Una disaffezione generalizzata che attraversa titoli e reti, metodi argomentativi più o meno aggressive, modelli di conduzione più o meno facinorosi, anche se sul punto è difficile trovare il meno.

“Questo allontanamento dei pubblici è conseguenza della saturazione di tanti dai discorsi sul Covid-19, da virologi che giocano con la scienza, da chi rappresenta una politica che riunisce tutti i partiti meno uno/due al Governo e li separa nelle dichiarazioni. Un gioco delle parti che sembra più appartenere a logiche di marketing che a convincimenti politici” spiega Francesco Siliato, già docente di Sociologia della comunicazione al Politecnico di Milano e partner dello Studio Frasi.

Ma a dire il vero tutto il consumo di televisione vede scemare i propri spettatori. A parità di giornate nelle ore dei talk show, un anno con l’altro, sono svaniti in media 2,8 milioni di spettatori. Constatare che tutti i talk perdono dimostra che non sono stati in grado di trattenere i loro pubblici, quei pubblici presenti nelle stesse settimane dello scorso anno. I talk insomma non sono resilienti.

Ma hanno un costo molto contenuto, difficile rinunciarci anche a fronte di perdite d’ascolto considerevoli. Il problema però è che così fatti non servono nemmeno ai loro scopi essenziali, da una parte informare cittadine e cittadini, dall’altra favorire il consenso. Gli editori broadcaster sono però impreparati all’innovazione, lo sono in generale, figurarsi su un format così conveniente, al punto che anche a fronte di un minor rendimento, hanno aumentato di cento ore la presenza in palinsesto del format talk show.

A perdere più ascolti in termini assoluti, rileva un’elaborazione realizzata dallo Studio Frasi basata su dati Auditel, sono 8 ½ su LA7 (-408.881 spettatori) e Stasera Italia (soprattutto la seconda parte) su Rete 4 (-371.801 spettatori). Nonostante una perdita di ascolti del 19,7% il programma di Lilli Gruber rimane comunque il più seguito ma ha orari diversi e soprattutto una diversa durata. Tra i talk che coprono in tutto o in parte la sua mezz’ora 8 ½ produce comunque un ascolto di oltre mezzo milione di spettatori in più rispetto a Stasera Italia che perde tra prima e seconda parte il 21,44% e il 28,6% dei propri spettatori, una delle peggiori performance in assoluto.

Figurarsi quale ulteriore calo d’ascolto avrebbe comportato il paventato arrivo del programma di Lucia Annunziata su Rai Tre nella stessa fascia pre-serale. Tra i programmi con inizio tra le 21:20 e le 21:35 la sfida è tra Di Martedì e Carta Bianca. Si tratta degli unici a superare il milione di spettatori medi in questi primi 91 giorni della stagione 2021-2022. Tra i programmi in tardissima serata male Linea Notte che su RaiTre perde il 15,16% di audience rispetto al 2020. La mattina invece, emorragia di ascolti per Omnibus su LA7 che perde il 25,60% di audience e per Agorà su RaiTre che perde il 13,75% rispetto all’anno precedente.

A questo punto la domanda è d’obbligo: cosa devono fare reti e broadcaster per superare la sempre maggiore disaffezione da parte pubblico?

 

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