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Sanremo 2020, il monologo di Rula Jebreal sulla violenza contro le donne | VIDEO

La giornalista palestinese ha commosso il pubblico di Sanremo con un emozionante discorso

Di Antonio Scali
Pubblicato il 5 Feb. 2020 alle 01:22 Aggiornato il 5 Feb. 2020 alle 11:10

 

 

Sanremo 2020, il monologo di Rula Jebreal sulla violenza contro le donne | VIDEO

Uno dei momenti più emozionanti della prima puntata del Festival di Sanremo 2020 è stato sicuramente il monologo della giornalista palestinese Rula Jebreal, che ha toccato il delicato tema della violenza contro le donne.

In rete e sui social molti utenti hanno apprezzato le parole della cronista. Anche molti vip hanno commentato con entusiasmo le parole di Rula, tra cui la conduttrice Alessia Marcuzzi che su Twitter ha pubblicato un estratto del video del monologo, pubblicando il post con la didascalia “Immensa” e un cuore rosso.

“Non dobbiamo più avere paura, noi donne vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, essere silenzio e rumore e musica”. L’urlo di Rula Jebreal contro la violenza sulle donne ha il tono pacato e durissimo insieme della denuncia, del racconto del dramma della madre suicida dietro lo stupro, delle canzoni scritte da uomini, Battiato, Vasco Rossi e Francesco De Gregori che dimostrano che “è possibile trovare le parole giuste per raccontare l’affetto, il rispetto e la cura”.

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Il monologo di Rula Jebreal, che è un pugno nello stomaco, inizia con le domande più frequenti rivolte alle donne vittime di violenza nelle aule di tribunale (“Aveva la biancheria intima quella sera?”, “Trova sexy gli uomini con i jeans”) per denunciare “una verità amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti, perché abbiamo denunciato troppo tardi o troppo presto, p perché siamo troppo belle o troppo brutte, insomma ce la siamo voluta”. E’ toccante il ricordo della sua esperienza da bambina, in orfanotrofio, “dove sono cresciuta – racconta la giornalista e scrittrice nata ad Haifa in Israele da padre con ascendenze nigeriane e arabo palestinesi e madre palestinese – con centinaia di bambine e tutte le sere una per volta ci raccontavamo favole tristi, non favole di mamme che conciliano il sogno, favole di bimbe sfortunate, perché le nostre madri erano state spesso stuprate o uccise o torturate”.

IL DISCORSO COMPLETO DI RULA JEBREAL

I numeri dipingono una realtà spietata: “Negli ultimi tre anni 3 milioni 150mila donne sono state vittime di violenze sessuali sul posto di lavoro, negli ultimi due anni 88 donne al giorno hanno subito abusi e violenze, una ogni 15 minuti, ogni tre giorni viene uccisa una donna, sei donne sono state ammazzate solo la scorsa settimana.

E nell’80 per cento dei casi il carnefice non ha bisogno di bussare, ha le chiavi di casa”. Scioccante il racconto del dramma della madre: “Mi madre Nadia, quando avevo 5 anni, si è data fuoco perché era stata brutalizzata e stuprata due volte, a 13 anni da un uomo poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio. E l’uomo che l’ha violentata aveva le chiavi di casa”. Infine l’invito alle donne. “E’ necessario parlare, il senso in fondo è nelle parole giuste e nelle domande giuste” E agli uomini: “Lasciateci essere quello che siamo e quello che vogliamo essere. siate nostri complici, nostri compagni, indignatevi con noi”.

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