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Il Serialista: perché vedere Prisma, la serie che racconta (davvero) i giovani

Di Renzo Di Falco
Pubblicato il 27 Set. 2022 alle 15:20 Aggiornato il 27 Set. 2022 alle 15:22

Ho sempre avuto una sorta di diffidenza nei confronti di film e serie tv che sbandierano la pretesa di raccontare i giovani, per altro quasi mai riuscendoci. Poi ho conosciuto l’universo Skam, titolo web norvegese diventato un cult di mezzo mondo con l’adattamento italiano consacrato da Netflix, ed ho capito che bisogna considerare un prima e un dopo. Il merito è anche di Ludovico Bessegato, talentuoso regista e showrunner milanese che è il Deus ex machina del progetto, e che dopo avere seguito le cinque stagioni dei ragazzi del liceo Kennedy di Roma, ha scelto un punto di vista nuovo e inedito.

Così è nata Prisma, la serie originale di Prime Video rilasciata da qualche giorno dalla piattaforma. Al centro, adolescenti di una città di provincia che è anche la mia città, Latina, piena di contrasti e con alle spalle una storia peculiare e unica in Italia ma fino ad oggi poco esplorata. Trovo potente la sua resa sullo schermo fatta di colori vividi, spazi larghi, altezze, mare e cemento che sono al tempo stesso conforto e dannazione per Andrea, uno dei due gemelli protagonisti che cerca quale delle infinite sfaccettature del “prisma” emotivo lo rappresenti di più.

Il tema dell’identità di genere è molto ambizioso e il lavoro di Bessegato e di Alice Urciuolo, autrice pontina candidata allo Strega e sceneggiatrice che ha avuto l’intuizione del soggetto, è fatto con cura, attenzione, ricerca per evitare ogni banalizzazione e restituire complessità alla storia.

Strutturata in 8 episodi che fanno spesso ricorso al flashback per raccontare più efficacemente come si sono evoluti i fatti, Prisma fotografa l’intimità e la fluidità dei ragazzi di oggi senza cadere nel voyeurismo, restando un racconto pulito ma mai affettato. Il regista vuole tirare fuori la verità anche dagli sguardi e dai silenzi e l’ottimo cast di attori per la maggior parte emergenti, riesce a trasferirla ai personaggi. Straordinario Mattia Carrano alla sua prima esperienza, convincente nei caratteri opposti di Andrea e Marco al punto che si fa fatica a credere fino alla fine che non siano davvero due gemelli ad interpretarli, e Lorenzo Zurzolo, volto amatissimo dal pubblico qui alla sua migliore prova, che riesce a regalare una intensità unica a Daniele. La loro naturalezza, così come quella degli altri ruoli, ben scritti, è vincente.

Altro elemento forte, la soundtrack: contemporanea, comunicativa, fatta di pezzi di generi diversi distribuiti sempre al momento giusto.
Ho letto alcune definizioni di Prisma alla vigilia del lancio: sbaglia chi la liquida come una serie teen, chi dice che è una nuova Skam o chi la accoglie come una versione italiana di Euphoria. Prisma non è niente di tutto quello che abbiamo visto finora, ma è tanto altro.

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