Dalla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco alla sua infanzia: la criminologa Roberta Bruzzone si racconta in occasione del suo ritorno in tv con il programma Dentro la truffa, format in onda su Rai 2 che analizzerà i principali raggiri contemporanei, dalle truffe informatiche a quelle sentimentali. Intervistata dal Corriere della Sera, l’esperta rivela di aver capito quale sarebbe stata la sua strada da adulta quando, all’età di 7 anni, entrò in una casa abbandonata nonostante il divieto dei genitori. “Quell’episodio mi formò. Andavo a cercare tutti i luoghi di cui si raccontavano storie speciali. La mia strada era segnata. Mi iscrissi a Psicologia all’università di Torino, per mantenermi lavoravo come cameriera in ristoranti e hotel. Durante il percorso di studio sostenni esami supplementari di medicina legale e criminalistica. Avevo in mente di unire questi due mondi, che erano separati. Per me era incomprensibile che lo fossero ed ero fermamente intenzionata a creare una nuova figura professionale, molto vicina al concetto di ‘profiler'”.
Sui magistrati che hanno riaperto il caso di Garlasco, la criminologa afferma: “Non voglio giudicarli, ognuno è libero di farsi la sua opinione. Ho studiato a fondo gli atti e continuo a ritenere che l’assassino sia stato già individuato. Al momento non vedo elementi, anche sul piano scientifico, in grado di cambiare il finale. L’aspetto peggiore di queste storie è che prima che si arrivi alle conclusioni tante persone finiscono nel tritacarne mediatico, vittime di sospetti spregevoli e infondati. Come è successo a Marco Poggi, il fratello, e alle sorelle Cappa, sempre al centro dei sospetti, ma escluse dall’inchiesta”. Roberta Bruzzone, comunque, non ha dubbi su come finirà questa vicenda: “Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà con un nulla di fatto. Fatico a capire cosa abbia convinto la Procura di Pavia a ripartire”.