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Così l’intelligenza artificiale ha trasformato il volto della guerra | VIDEO

In anteprima su TPI una clip tratta dal reportage “Goodbye Human” di Raffaele Marco Della Monica, Raffaele Manco e Irene Sicurella, in onda l'11 agosto alle 23.15 nella nuova puntata de "Il Fattore Umano", su Rai 3

Di Redazione TPI
Pubblicato il 11 Ago. 2026 alle 14:57 Aggiornato il 11 Ago. 2026 alle 14:57

L’intelligenza artificiale ha trasformato il volto della guerra. Algoritmi sempre più sofisticati vengono addestrati e impiegati per analizzare dati, identificare obiettivi e supportare decisioni militari che hanno conseguenze letali sulla popolazione civile. Il reportage “Goodbye Human” di Raffaele Marco Della Monica, Raffaele Manco e Irene Sicurella, proposto per il ciclo Il Fattore Umano e in onda martedì 11 agosto alle 23.30 su Rai 3, racconta la storia di dipendenti ed ex dipendenti della Big Tech che hanno scelto di opporsi alla collaborazione tra l’industria dell’IA e il settore della difesa. Attraverso le testimonianze dirette dei protagonisti, il reportage esplora il conflitto tra innovazione, responsabilità etica e sicurezza nazionale. Si tratta della più grande rivoluzione tecnologica della storia dell’uomo. Come hanno fatto i colossi dell’Intelligenza artificiale a diventare i nuovi signori della guerra? E chi decide come verrà usata l’intelligenza artificiale e quali limiti devono essere posti quando un codice può determinare la vita o la morte?

“Il Fattore Umano” è una serie ideata da Raffaella Pusceddu e Luigi Montebello, prodotta da Rai – Direzione Approfondimento. Un progetto che, negli anni, ha costruito uno sguardo riconoscibile e necessario sui diritti umani nel mondo attraverso reportage dal respiro internazionale. Al centro della quinta stagione c’è la guerra. Non solo quella combattuta con le armi, ma quella che si insinua nella società, nei linguaggi, nelle immagini, nelle scelte individuali. Una presenza costante, un clima che attraversa il nostro tempo, e che lascia profonde “Impronte di guerra”. Perché ogni guerra lascia tracce. Anche in chi non la combatte.

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