A sette mesi dalle rivelazioni di Fabrizio Corona che hanno portato all’apertura di un’inchiesta e alla sua autosospensione da Mediaset, Alfonso Signorini rompe il silenzio e torna a parlare in un’intervista esclusiva a Il Giornale. L’ex direttore di Chi e conduttore del Grande Fratello Vip afferma: “Il mio primo pensiero è stato costruirmi una bolla. Perché quando sei al centro di un clamore mostruoso, di una gogna mediatica che vuole annientarti, non devi capire come vivere, ma come sopravvivere. Chi non ce la fa si ammazza”.
Signorini descrive i mesi passati come un esercizio di sopravvivenza: “Con mia grande soddisfazione. Soprattutto grazie al mio compagno, che aveva tutto il diritto di dirmi ‘arrivederci e grazie’ e invece mi è rimasto accanto ogni giorno. Se non fossi stato una persona strutturata, se non avessi avuto il sostegno di pochissimi amici e il lavoro straordinario dei miei avvocati non ce l’avrei fatta”. Il conduttore rivela di essere stato abbandonato da amici e colleghi: “La cosa che mi ha fatto più male è stato il silenzio di persone che si professavano fratelli e amici. Per trent’anni mi avevano scritto lettere, biglietti pieni di affetto e di stima. Poi sono spariti. Nemmeno una telefonata per chiedermi come stessi. È stata una mancanza di umanità che non dimenticherò facilmente. Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno. Pur senza rinunciare alla mia vita e alla mia generosità”.
Su quanto emerso nei mesi scorsi, Alfonso Signorini dichiara: “Non mi considero un santo. Sono una persona che vive la vita nella sua totalità e con tutti i suoi colori. Credo fermamente che ciascuno debba essere libero di vivere la propria vita privata come desidera, purché non commetta reati. Se non commetti reati, non puoi essere privato di questa libertà. Sì, c’è stata un’omofobia mostruosa. Le organizzazioni Lgbtq sono rimaste in silenzio, nonostante intervengano spesso in casi molto meno evidenti. La cosa paradossale è che se un etero si approccia ad una ragazza nessuno ha niente da dire. Se a farlo è un omosessuale viene messo in croce. Anche questa è una battaglia civile da fare”.
Il giornalista accusa anche i vertici del settore: “Ho ricevuto telefonate di persone molto importanti anche nel mondo dello spettacolo. Parlo anche di numeri uno che dicevano: È una vergogna quello che ti stanno facendo. Io gli rispondevo: Vero, allora perché non lo dichiari pubblicamente?. Allora abbassavano la voce e sussurravano: Non posso, sennò vengo messo in croce anche io”. Il conduttore respinge con forza l’ipotesi di aver utilizzato la sua posizione nei meccanismi di selezione per il Grande Fratello: “Non ho mai considerato il potere. L’ho sempre rifuggito. Altrimenti chissà dove sarei arrivato. Se potessi tornare indietro rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi”.
Il conduttore specifica che lasciare la direzione di Chi era già nei piani: “Una decisione era stata presa molti mesi prima, d’accordo con l’azienda. Dopo quarant’anni trascorsi a raccontare spettacolo, politica e costume ero semplicemente stanco. Mi sentivo fuori posto”. Poi prende le distanze dall’ambiente di cui ha fatto parte ma “con il quale non mi sono mai identificato, nemmeno quando lo facevo io. Il Grande fratello era il programma più virale, più commentato e più crocifisso del pianeta. Due volte alla settimana per sei mesi era pesante. Io avevo in cambio popolarità, soddisfazione e un successo che accarezzava il mio ego. Però non andavo a fare le vacanze coi colleghi. C’era distacco. Lo stesso col mondo del giornalismo. Ho fatto il direttore per 18 anni. Credo di essere stato il direttore meno legato ai circoli del potere”.