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Alessandro Cattelan lascia XFactor: il problema è cosa farà da grande

Credit: Instagram
Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 11 Dic. 2020 alle 13:48 Aggiornato il 11 Dic. 2020 alle 14:01

Alessandro Cattelan lascia X Factor: il problema è cosa farà da grande

Il tempo di “voltare pagina dopo 10 anni” – come ha detto l’interessato ieri sera, per una volta vagamente commosso e stranito -, o la fine di un incubo? Non sono nella testa di Alessandro Cattelan (“Essere Alessandro Cattelan” potrebbe essere una semi-citazione cinefila che è nelle sue ironiche corde), ma credo che l’addio che ha dato ieri sera a “X-Factor” sia stato entrambe le cose. Peccato solo che abbia coinciso con la parabola discendente del talent di Sky, da alcune stagioni ormai vistosamente in secca, sospeso tra una formula molto usurata e la sempre ardua scelta di una giuria efficace. Tra le comprensibili velleità di grandeur della rete murdochiana e ascolti sempre più al lumicino. Non aiutati dalla pandemia, che ha necessariamente impoverito il piatto. E in attesa che la produzione, a furia di riciclare volti del passato (da Mika a Manuel Agnelli), con un gesto disperato rimetta magari in circolo il prossimo anno persino Morgan, tocca occuparsi del futuro di questo benedetto ex ragazzo tortonese.

Quarant’anni suonati, in bilico fra voglia di Late show alla David Letterman e la classica conduzione canonica da tv generalista, Alessandro Cattelan è il più talentoso della nuova generazione. Che ormai così nuova non è più. Francesco Facchinetti ha deciso di prendere altre strade più manageriali. E gente come Federico Russo o Daniele Battaglia sono finiti un po’ nelle retrovie. Alessandro Cattelan è sempre rimasto sul pezzo, solido e ritmico. A volte con accenni persino sarcastici, cifra che ama molto. E il sarcasmo è merce pericolosa: te lo puoi permettere su una pay tv; te lo puoi giocare con una nicchia, piccola o grandicella che sia, ma non in prima serata su Rai1.

Nell’ambiente si dice da sempre che la contropartita chiesta dal nostro per condurre “X-Factor” da bravo scolaretto fosse carta bianca per confezionare poi le trovate di “E Poi C’è Cattelan” (EPCC), il prodotto più americano dell’italica tv. Un piccolo lusso di palinsesto che sta fra il Letterman, analoghi programmi USA, e il “Saturday Night Live”. Riuscirà Alessandro a mantenere in vita la sua creatura più amata, o morirà con la sua uscita di scena dal talent un tempo miracoloso?

Alessandro Cattelan è ormai un ometto, la nostra tv è quello che è (ma oltre a La7 ci sono oggi anche realtà come Tv8 e Discovery col canale NOVE, che allargano il mercato) e temo che si trovi al punto di dover decidere che cosa fare da grande. Se prendere la rincorsa, masticare un po’ d’amaro e volare verso i grandi lidi generalisti come il Festival di Sanremo – sempre che gli interessi davvero – con la sua natura paludata e pressoché immutabile, oppure restare a pascolare nei prati dell’ironia? Più gratificanti ma meno paganti, anche economicamente. E di certo meno frequentati. Se restare il bravo conduttore ammiccante, perfettino e fighetto per (relativamente) pochi, oppure immergere le mani nella materia di cui spesso è fatta la tv. Che per intendersi non è quella di cui sono fatti i sogni. Si tratta solo di decidere, visto che può permetterselo. Ed è una scelta soltanto sua.

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