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Come si combatte la trimetilaminuria, la sindrome da odore di pesce marcio

La trimetilaminuria, conosciuta come sindrome da "odore di pesce"

La Tmau può essere genetica o da sviluppo e ha maggiore incidenza tra le donne. Ad oggi non ci sono cure, ma esistono degli accorgimenti che aiutano i pazienti

Di Massimo Ferraro
Pubblicato il 7 Nov. 2018 alle 08:05 Aggiornato il 7 Nov. 2018 alle 08:19

Si chiama trimetilaminuria, un nome complesso che nasconde una sindrome molto fastidiosa e, per ora, senza cura. La Tmau è infatti la sindrome da “odore di pesce”: si chiama così perché chi ne è affetto emette un pungente e persistente odore sgradevole, simile a quello del pesce marcio.

Le sue origini possono essere genetiche, quindi presenti fin dalla nascita, o da sviluppo, in seguito a disturbi ormonali o deficit metabolici. Influenzata da estrogeni e progesterone, l’incidenza della trimetilaminuria è maggiore nelle donne.

Nella forma genetica la Tmau si manifesta durante lo svezzamento, ma l’odore emesso non è costante e diventa più forte a seconda degli alimenti che si consumano e di specifiche fasi della vita, ad esempio durante la pubertà, durante il ciclo mestruale e nei giorni appena precedenti nelle donne, dopo uno sforzo fisico o dopo aver mangiato specifici alimenti.

La Tmau si più sviluppare in due modi diversi. Il più comune è legato alle mutazioni di un gene, che causa l’alterazione dell’enzima che sarebbe in grado di metabolizzare l’ammina trimetillamina, la molecola maleodorante, rendendola inodore.

In questo modo il corpo accumula il composto non trasformato che emette cattivo odore, e lo espelle tramite urine, sudore e alito.

Il secondo modo in cui si manifesta è con l’eccessiva escrezione di trimetillamina, a causa di malattie del fegato, alterazioni intestinali o ormonali.

La Tmau ha effetti devastanti soprattutto sullo sviluppo psicologico e delle relazioni sociali di chi ne è affetto: per vergogna e imbarazzo, i malati spesso tendono all’isolamento, alla solitudine, all’ansia e alla depressione.

È vero, a oggi non esiste una cura per la trimetilaminuria, ma esistono dei comportamenti da adottare che la combattono e ne riducono il cattivo odore.

Oltre alla doccia, con saponi che abbiano un Ph equilibrato (tra 5,5 e 6,5), e all’utilizzo di specifici deodoranti, i pazienti possono seguire una dieta ad hoc che limiti l’assimilazione di alimenti che favoriscono l’accumulo della sostanza maleodorante.

I cibi assolutamente da evitare sono: pesce, uova, fagioli, piselli, fegato, frutti di mare. Ma soprattutto, è consigliata l’assistenza psicologica.

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