Roberto Vannacci non si dimette da eurodeputato e rispedisce al mittente le accuse di essere un “traditore”. Dopo aver ufficializzato l’addio alla Lega, l’ex generale ha partecipato a un evento a Modena dove ha duramente attaccato Matteo Salvini: “Io sleale? È Matteo Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione”. E ancora: “Salvini è quello che per anni ha detto che andava demolita la legge Fornero, invece poi china il capo, si mette in posizione prona in una coalizione che invece la promuove e la conferma. È Salvini che ha tradito le promesse in qualche modo”.
In serata, poi, l’eurodeputato ha partecipato alla trasmissione d’approfondimento di Rete 4 Realpolitik dove ha risposto a Matteo Salvini che lo ha paragonato a Gianfranco Fini e al suo addio all’Pdl: “Piuttosto che come Fini, io mi sento come Meloni quando ha lasciato il Pdl per le divergenze di vedute. Salvini ha parlato di lealtà, onore, disciplina e dovere. Lealtà non vuol dire obbedienza cieca, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non vuol dire rinunciare a pensare e dovere vuol dire assumersi delle responsabilità. Io non abbandono il posto di combattimento”.
L’ex generale, poi, ha sottolineato che non si dimetterà da europarlamentare: “Chi dice che devo lasciare, non conosce la Costituzione, che all’articolo 67 prevede che ogni membro del Parlamento rappresenta la sua Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincoli di mandato. Quindi, il mandato risiede nell’eletto e non nel partito che lo contiene. Per questo chi viene eletto deve rispondere ai suoi elettori. Io sono stato eletto in Europa con il metodo delle preferenze e i 563 mila elettori hanno scritto per 563 mila volte il mio nome, non quello del partito”.
Un concetto ribadito anche sui social, dove Roberto Vannacci ha postato parte del suo intervento a Realpolitik aggiungendo: “No, non mi dimetto da europarlamentare. I voti sono i miei. E chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri partiti? L’ho detto da subito, è una questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza”.