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    Roberto Vannacci lascia la Lega e fonda Futuro Nazionale: “La mia destra è diversa”. Salvini: “Deluso e amareggiato”

    Credit: AGF

    L'annuncio dell'ex generale: "Proseguo per la mia strada da solo, da oggi Futuro Nazionale è realtà. Per una destra che non sia una sinistra sbiadita". Fonti del Carroccio: "Si dimetta anche da europarlamentare"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 3 Feb. 2026 alle 14:21 Aggiornato il 3 Feb. 2026 alle 18:44

    Roberto Vannacci lascia la Lega e tenta l’avventura in solitaria con il suo nuovo movimento, Futuro Nazionale. L’annuncio ufficiale è arrivato via social nel pomeriggio di oggi, martedì 3 febbraio, mentre a Milano si teneva il Consiglio federale del Carroccio.

    “Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori”, scrive Vannacci. “Da oggi – aggiunge – Futuro Nazionale è una realtà”.

    “Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci”, si legge nel messaggio diffuso oggi sui social da Vannacci.

    Il post è accompagnato da una serie di slide in cui l’ormai ex vicesegretario della Lega descrive la visione di fondo di Futuro Nazionale: “Gli italiani di destra – osserva – non votano più. Ma c’è destra e destra. “L’unica che avrà davvero qualcosa da dire nelle sfide dei prossimi anni è quella capace di essere sé stessa. È per questo che la mia Destra è diversa da quella che qualcuno propone o che qualcun altro si rassegna a rappresentare”.

    Vannacci elenca poi una serie di parole chiave, che formano l’acronimo “Vitale”: Virtù, Identità, Tradizioni, Amore, Libertà, Eccellenza ed Entusiasmo. “La mia destra – continua – non è un menù à la carte, non è una sinistra sbiadita”.
    “Io – conclude – inseguo un sogno e vado lontano”.

    Nella serata di ieri l’eurodeputato – che dal luglio 2024 era anche vicesegretario della Lega – ha avuto un faccia a faccia con il segretario del partito, Matteo Salvini. E oggi il leader commenta così l’addio: “Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato. La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo. Far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature”.

    “In questi mesi – prosegue Salvini – abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Mentre tutti noi eravamo e siamo impegnati sui temi della sicurezza e del contrasto alla violenza ed all’immigrazione clandestina, del taglio delle tasse e della riduzione delle liste di attesa, altri alimentavano continue polemiche. Peccato. Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini. Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada”.

    Intanto, fonti della Lega auspicano che Vannacci lasci anche il suo incarico a Bruxelles: “Siamo certi si dimetterà anche da europarlamentare”, afferma una nota rilasciata all’Ansa. Per ora, tuttavia, l’ex generale ha fatto sapere solamente di aver lasciato il Gruppo dei Patrioti per l’Europa, la formazione che ospita la Lega.

    Vannacci, 57 anni, era sceso in politica nel 2024, dopo il successo del suo libro “Il mondo al contrario”. Si era candidato con la Lega alle europee raccogliendo 555mila preferenze e poche settimane dopo era stato eletto vicesegretario del partito, suscitando più di un malumore interno. Meno di due anni dopo se ne va per provare a ballare da solo.

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