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    Padoan a TPI: “Giusto rimodulare l’Iva: caviale e pane non possono avere la stessa aliquota”

    L'ex ministro Padoan Illustrazione di Manolo Fucecchi

    L'ex ministro dell'Economia promuove la manovra del Governo Conte bis: "Bene il taglio del cuneo fiscale, ma la priorità è ridurre il debito pubblico"

    Di Luca Telese
    Pubblicato il 2 Ott. 2019 alle 20:02 Aggiornato il 3 Ott. 2019 alle 19:36
    Onorevole Padoan, da ex ministro dell’Economia, da addetto ai lavori, che giudizio dà delle prime indiscrezioni sulla manovra?

    La mia prima impressione è sostanzialmente positiva. Intanto c’è un cambio di paradigma che è iniziato in automatico con il cambio di governo.

    Quale?

    La fine del conflitto con l’Europa, il conseguente abbattimento dello spread. Il risparmio immediato sulla spesa per interessi del nostro debito pubblico. Questo è già un risultato molto importante.

    E poi?

    Poi sono molto soddisfatto delle prime scelte che Gualtieri è il governo stanno facendo, a cominciare dal taglio del cuneo fiscale.

    Perché?

    È una scelta importante, soprattutto perché privilegia il lavoro di chi in questi anni ha sostenuto la pressione fiscale più forte. A una condizione.

    Quale?

    Deve essere comunicato molto bene, soprattutto sul piano mediatico, che il beneficio si vedrà in busta paga in primavera, non subito.

    Ha paura che non sia chiaro?

    Si, lo temo. È buona l’idea della quattordicesima, di qualcosa che è ancora visibilmente in più, che si può spendere e mettere subito in circolo nell’economia.

    Ci sono altre note positive?

    I risparmi di spesa: paradossalmente il fatto che i due principali provvedimenti del vecchio governo abbiamo tirato meno del previsto ha avuto un effetto positivo sui conti.

    Ha un consiglio da dare al governo?

    Io mi porrei come obiettivo prioritario quello di abbattere il debito. Magari di due punti l’anno. Chi lo ha fatto, anche con una progressione più veloce, ne ha tratto beneficio immediato.

    Sempre la spesa per interessi?

    Io sono convinto che, per i numeri che ha l’Italia, il risparmio può essere ancora più alto di quello che abbiamo conseguito, a condizione che la direzione di marcia nella nostra politica economica appaia chiara.

    Pier Carlo Padoan promuove Roberto Gualtieri, e dà consigli. In attesa che la manovra prenda forma nei dettagli, l’ex superministro dice la sua opinione sui temi controversi. Andando spesso, come potrete vedere, contro il senso comune.

    Onorevole Padoan la maggioranza sembra essere entrata in fibrillazione sul tema dell’Iva.

    Ho letto, ma non condivido questa preoccupazione. Rimodulare le aliquote dell’Iva non significa aumentare l’ammontare dell’imposizione totale, anzi. Può significare esattamente il contrario.

    Che cosa intende?

    L’idea che ci siano generi di lusso che godono di un’Iva agevolata non dovrebbe rendere felici coloro che, anche nella maggioranza, gridano “niente tasse”.

    Ha un suggerimento per loro?

    Mi preoccuperei di chi paga e cosa. Magari che il caviale non pagasse la stessa Iva dei generi alimentari di prima necessità. Ecco perché il dogma del non toccare nulla è sbagliato.

    Dove fisserebbe l’asticella del deficit con l’Europa, se potesse deciderlo lei? 2.2 per cento o di più?

    In virtù di quello che ho detto non conta un numero in astratto, conta cosa si fa nel complesso. Il capitolo decisivo della lotta all’evasione.

    Pensa davvero che si possa recuperare un gettito di 7 miliardi?

    Anche qui bisogna fare ordine: leggo che in alcuni casi si parla di una previsione di 5, e in altri di una previsione di 7.

    Ballano 2 miliardi.

    Tra la prima e la seconda ipotesi, come vede, c’è una differenza abissale.

    Ma da come lo dice sento che lei è scettico sulle ipotesi più ottimistiche.

    Non voglio essere frainteso. Io sono convinto che dall’evasione si possa recuperare molto. Ma non tutto insieme e non subito, purtroppo.

    I soldi della fattura elettronica sono stati un gettito che ha superato le previsioni più rosee.

    Ma il fisco non è un bancomat. Alcuni meccanismi ci mettono molto per andare a regime. Ricordo che per arrivare alla fattura elettronica abbiamo dovuto dare un lungo tirocinio preparatorio.

    E invece cosa pensa della battaglia per favorire la diffusione della moneta elettronica nei pagamenti?

    È lodevole e la condivido, ma con una avvertenza.

    Quale?

    Sono assolutamente d’accordo con un meccanismo premiale per chi la usa, non credo che sia giusto imporre una tassa per chi non la usa, penso agli anziani.

    Può arrivare un gettito cospicuo?

    L’Italia ha un sommerso che deve emergere. Ma proprio a questo facevo riferimento quando intendevo che la diffusione della moneta elettronica non produce un gettito automatico.

    E gli eco-incentivi?

    Vale il discorso di prima. Li condivido, sono anche utili, produrranno dei benefici, sopratutto nel medio periodo.

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