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    Ipotesi elezioni anticipate a luglio sempre più vicina: quando si vota

    Si fa strada l'ipotesi di elezioni anticipate già a luglio

    Sembra sempre più probabile la rinuncia all’incarico da parte di Carlo Cottarelli e il ritorno alle urne già in estate

    Di Laura Melissari
    Pubblicato il 30 Mag. 2018 alle 11:15 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:18

    Si fa strada in queste ore l’ipotesi di elezioni anticipate già a fine luglio o al massimo nei primi giorni di agosto. Segui a questo link tutti gli aggiornamenti in diretta sulla formazione del governo.

    Oggi,  30 maggio 2018, sembra sempre più vicina la rinuncia di Cottarelli all’incarico ricevuto ieri dal presidente Mattarella.

    Le date possibili, indicate da diverse forze politiche, sono quelle del 29 luglio o del 5 agosto. Per tornare alle urne in quelle date sarebbe tuttavia necessario che le Camere venissero sciolte già venerdì 1 giugno, altrimenti i tempi tecnici sarebbero troppo stretti per rispettare il timing stabilito dalla legge. A chiedere pubblicamente il ritorno alle urne prima di agosto, quindi già a fine luglio, è oggi il Pd.

    Sia Lorenzo Guerini che Andrea Orlando hanno parlato esplicitamente della necessità che le forze politiche tutte insieme, assumendosi la responsabilità del momento delicato che si sta attraversando, chiedano di fissare le elezioni prima delle ferie di agosto.

    Anche il capogruppo del PD al Senato Andrea Marcucci si è espresso in proposito. “Se c’è l’accordo si può fare. Dopo la fiducia deve esserci lo scioglimento delle Camere. Poi il governo deve modificare la normativa per il voto degli italiani all’estero per il quale basta un decreto”.

    “Per me va bene se si vota il prima possibile”. Lo dice il leader M5S Luigi Di Maio a chi gli chiede se il Movimento sia favorevole ad andare al voto anche a fine luglio inizi agosto.

    Dopo che il premier incaricato Giuseppe Conte Conte ha rimesso il mandato, la possibilità di un imminente ritorno alle urne è diventata molto concreta.

    Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito un nuovo mandato a Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, con l’espresso compito di accompagnare il paese a nuove elezioni.

    Se Cottarelli scioglierà positivamente la riserva eil governo otterrà la fiducia del parlamento, ipotesi sempre più remota, l’esecutivo provvederà all’approvazione della Legge di bilancio e si andrà a elezioni nel 2019.

    Viceversa, se non avrà la fiducia, e appare quasi scontata questa eventualità, il governo Cottarelli resterà in carica solo per l’ordinaria amministrazione, in attesa del ritorno alle urne, che a quel punto sarebbe fissato per “subito dopo l’estate”.

    La soluzione preferita dal presidente Mattarella sarebbe quella di fissare la tornata elettorale nel 2019, in modo da evitare che si vada al voto nel pieno dell’iter per la Legge di bilancio, che va presentata entro ottobre e va approvata in parlamento entro dicembre.

    Un’ipotesi sarebbe di tenere le elezioni a maggio 2019, contestualmente con le europee.

    Il Consiglio europeo ha deciso che le votazioni per eleggere il nuovo parlamento europeo dovranno tenersi tra giovedì 23 e domenica 26 maggio.

    In Italia si voteràil 26 maggio, data che potrebbe così diventare un election-day, con politiche ed europee accorpate in un’unica tornata alle urne.

    Questo scenario ha come presupposto che i vari passaggi dell’iter siano condotti da un governo sostenuto da una maggioranza parlamentare.

    Tuttavia, come detto, le posizioni di Lega e M5S, fermamente contrarie all’esecutivo Cottarelli, precluderanno con ogni probabilità questa ipotesi.

    Secondo indiscrezioni raccolte dal quotidiano Corriere della Sera, i due partiti hanno già concordato di programmare le elezioni anticipate domenica 9 settembre.

    Per quanto riguarda le tempistiche tecniche, la normativa prevede che il tempo minimo  per indire le elezioni politiche è di 45 giorni dallo scioglimento delle Camere. Ma bisogna considerare il voto all’estero, che allunga i tempi ad almeno 60 giorni.

    Se si andrà votare la seconda domenica di settembre, le Camere dovranno essere sciolte dunque al più tardi entro inizio luglio.

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