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    “Capitano, siamo tutti con te”. Ma per andare dove?

    Credit: Miguel MEDINA / AFP)

    Fra una sagra di paese, un post su Instagram e tanti (forse troppi) "bacioni" dispensati ai suoi rivali, il ministro dell'Interno Matteo Salvini non sembra dare molto peso al suo ruolo istituzionale. Sempre presente sui social, un po' meno al Viminale, Salvini ha ultimato la sua metamorfosi: da politico a capitano. Sì, ma allo sbaraglio.

    Di Fiorenza Loiacono
    Pubblicato il 17 Mag. 2019 alle 15:50 Aggiornato il 17 Mag. 2019 alle 17:16

    A dieci giorni dalle elezioni Europee può essere utile tracciare un breve profilo sul nostro ministro degli Interni, Matteo Salvini, altrimenti detto “il capitano”.

    Come emerge dalle varie notizie e commenti che ormai da un anno si susseguono in proposito, il nostro capitano è un uomo politico molto intemperante, presente e assente allo stesso tempo. Che è condizione ben strana per un condottiero quale egli si proclama, il quale dovrebbe essere piuttosto sempre ai posti di comando.

    Invece, come Repubblica ha sottolineato questa settimana, nel 2019 Matteo Salvini ha lavorato solo 17 giorni, consacrando il resto del tempo alla promozione personale. Tra sagre e banchetti, pietanze e bevande. E come può un vero capitano, sempre lontano dal timone, condurre l’Italia verso il futuro radioso e sovrano che promette?

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    A colpi di pane e Nutella? Con i travestimenti da poliziotto, guardia campestre o vigile del fuoco? Oppure attraverso discorsi proferiti da balconi di antica memoria? Questo è Matteo Salvini: uno che dice “prima gli italiani”, ma per condurli chissà dove.

    In tal senso, oltre alle prelibatezze culinarie che il nostro condottiero non disdegna mai di mostrare attraverso le sue pagine personali, vorremmo vedere anche qualcosa di più consistente, di più costruttivo, oltre alle solite armi e mitraglie, o al livore sparso ai quattro venti contro questo o quel nemico.

    Al nostro ministro piace molto arringare la folla attraverso comizi in cui sollecita i cittadini ad affidarsi a lui, il “papà” che li proteggerà dal mondo brutto e cattivo che li circonda. Ma se un padre è sempre a zonzo, come si può sperare che possa portare avanti e bene baracca e burattini?

    E poi, a dire la verità, a noi Salvini non sembra molto preparato quando risponde alle domande. Svicola, risponde genericamente, ride. Ride persino quando si parla di fascismo o della sua malcelata simpatia per i violenti di Casa Pound. Ma insomma, se il ministro dice sempre di voler proteggere l’Italia, perché tratta così candidamente individui armati di mazze e tirapugni?

    L’Italia è già la nostra casa, e lui permette a questa gente così cupa e violenta di imperversare al suo interno come se nulla fosse. Ma che protettore è? Un traditore della patria, semmai.

    Durante le interviste, dunque, Salvini risponde quasi sempre rafazzonando le informazioni, assemblandole alla meno peggio. Si muove esclusivamente in superficie, mentre si sa che per risolvere i problemi bisogna andare a fondo e guardarli nella loro complessità. E così il più delle volte arranca, come uno studente impreparato, protetto però dall’aura del potere che possiede.

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    Da un po’ di tempo, inoltre, usa con disinvoltura l’espressione “me ne frego”, alternandola un’altra che dice “tanti nemici tanto onore”, che è una frase che piaceva molto a Benito Mussolini, che si sa che fine ha fatto. Alla luce di ciò, quindi, perché Salvini continua ad adoperarla? Non è un po’ stupido e un po’ retrò? Poi si lamenta se riceve minacce.

    Con lui qualsiasi argine salta, come si può notare dalla sua pagina Facebook, dove non esistono limiti e confini tra la vita, la morte, la violenza, la minaccia. Fette di pane e Nutella sono accostate ad armi di vario tipo, cui si associano poi orchidee offerte alle “donne D’Italia” per la festa della mamma, cui seguono insulti ai mafiosi, rimostranze ai tossici, ai cannati, a chi possiede negozietti etnici e persino a chi salva persone in mare. Il tutto condito da un culto gioioso delle telecamere nascoste.

    Tuttavia, abituandosi a tutta questa confusione, non è che poi i cittadini finiscono per pensare che in fondo tutto fa brodo, e che non esiste alcune distinzione fra bene e male? Fra chi lascia morire le persone e chi invece le salva?

    È proprio vero che da quando c’è questo condottiero (e l’armata pentastellata che lo accompagna) ha preso piede in Italia un fenomeno che molti anni fa Hannah Arendt aveva descritto in un saggio poi incluso nell’opera Responsabilità e giudizio: ci sono tempi in cui i principi morali che orientano i cittadini come una bussola, permettendo loro di distinguere ciò che è bene e ciò che è male, non fanno più presa e possono sfaldarsi, come consuetudini inutili, usi e costumi passeggeri, al pari di quelli che si possiedono a tavola quando si mangia.

    E abbiamo visto tutti come ama mangiare Matteo Salvini. Razzolando da un luogo all’altro con moto intenso e libero, come una ruota, usando persino gli aerei della polizia. Per questo Repubblica lo ha definito “il capitano volante”. Un capitano a cui piace sfilare per le strade, tra ali di persone assiepate lungo i lati, che lo applaudono come al giro d’Italia.

    Di fronte a tutto questo, ma soprattutto quando lo si sente parlare, si ha l’impressione che sesolo lo si potesse spogliare di quell’immenso potere di cui dispone, potremmo vederlo ridotto a un semplice trombone, pronto a suonare ciò che la gente vuol sentire. Un capitano che suona comando, pur di piacere.

    Come emerge dal suo modo di procedere smaccatamente eversivo rispetto all’agire democratico – tanto da affidare la sua voce a editori che si proclamano orgogliosamente fascisti –Matteo Salvini è in effetti un politico che se ne frega.

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    Politico in senso lato, ovviamente, dato che “politica” significa aver cura di uno spazio comune, dove la libertà e le relazioni siano promosse e preservate, all’insegna della differenza e della pluralità, che è quanto invece lui aborre o riduce a polpette ogni giorno.

    Però bisogna aggiungere che nell’esprimere il suo disprezzo per situazioni e persone che non sono di suo gradimento, il capitano lo fa con dovizia e furbizia. Sa diffondere futilità e parole intrise di disgusto e ripugnanza sotto una veste zuccherata, così nessuno si accorgerà del livore, dell’odio e della violenza che c’è dietro.

    In questo modo, ciò che è cattivo sembrerà buono, e l’aggressività rivolta continuamente a destra e a manca, contro questo o quel nemico, apparirà quasi sempre indorata, circonfusa da un’aura benigna, grazie alle innumerveoli emoticon sorridenti, ai baci e agli abbracci inseriti puntualmente nei post, probabilmente sotto la guida di fidati consiglieri come Luca Morisi.

    In questo modo, ciò che è bestiale passerà per accettabile, come il blocco di gente innocente su navi stracolme. Davvero un bravo papà. Luminoso ed esemplare. Insomma, se il quadro è questo, capitan Salvini sembra più un guascone, un millantatore, che un condottiero degno di questo nome.

    Difficile che con una tale penuria di punti di riferimento saldi e sicuri, con questo andare a zonzo perenne e continuo, senza uno studio e una conoscenza che siano degni di un vero politico e di un essere umano, egli possa accompagnare il paese verso un futuro decente, o addirittura costruirlo. Soprattutto perché a lui piace sollevare polveroni, e si sa che dove c’è polvere non esiste alcuna visione chiara e nitida della realtà.

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