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    Letta: “Il Pd è incrostato di maschilismo, serve una cura shock”

    Di Marta Vigneri
    Pubblicato il 30 Mar. 2021 alle 16:00 Aggiornato il 31 Mar. 2021 alle 11:51

    Letta: “Il Pd è incrostato di maschilismo, serve una cura shock”

    Si elegge oggi alla Camera la nuova capogruppo del Partito Democratico: i 90 parlamentari dem sceglieranno entro le 18 la donna che rappresenterà il partito all’interno dell’Assemblea. A competere sono la ex governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e la ex Ministra Marianna Madia. Quest’ultima nei giorni scorsi ha accusato il capo delegazione dimissionario, Graziano Delrio, di parteggiare per Serracchiani, trasformando quella che doveva essere una competizione libera in una “cooptazione mascherata”: per questo la gara si è trasformata in un conflitto.

    Ma proprio oggi il segretario Enrico Letta, in un’intervista al Corriere della Sera, è tornato sulla questione della rappresentanza femminile dopo le critiche ricevute per aver invitato i gruppi del Parlamento a eleggere due rappresentanti donne. Alcuni hanno criticato l’ex premier di non aver indirizzato la scelta in virtù delle competenze specifiche di una candidata, lasciando intendere di volere una donna “purché sia”, togliendo valore a esponenti dem scelte solo per il genere. Letta è stato anche accusato di aver usato strumentalmente la questione femminile per fare i propri interessi, e cioè ottenere un cambio ai vertici.

    Il segretario ha però ha dichiarato che il Pd è “incrostato di maschilismo” e per romperlo sono necessari “gesti forti”, come appunto la decisione di proporre due capigruppo donna in due ruoli apicali del partito. “In questi giorni ho dovuto combattere contro le critiche, ma c’è bisogno di una cura shock per un sistema anchilosato”, ha dichiarato il neo segretario, che ha parlato dell’Italia come di un Paese “tutto al maschile”.

    La guida dei gruppi parlamentari a due donne vuole essere perciò “un messaggio al Paese”. “Vorrei che se ne parlasse, che si aprisse un dibattito”, ha sottolineato. “Le quote rosa sono una soluzione assolutamente brutta ma necessaria, chi le critica deve darmi un’alternativa, se c’è. Le critiche e l’ironia sono tipiche del benaltrismo italiano”, ha ribadito.

    L’ex primo ministro, eletto segretario dopo le dimissioni di Zingaretti lo scorso 13 marzo, ha anche invitato “chi ha responsabilità” a prendere decisioni simili alle sue, perché “la questione chiave sono i vertici”. “Nelle posizioni apicali c’è sempre un uomo e non solo in politica. Prendete le università, ci sono tantissime professoresse eppure i rettori al 95 per cento sono maschi, prendete i media, i principali giornali italiani, i vertici apicali sono tutti al maschile”, ha osservato Letta.

    “Serracchiani e Madia sono due persone molto libere, tutt’altro che ascrivibili a questa o quella corrente. È un passaggio complicato, il confronto è naturale, io avrei toni meno forti, ma che ci sia una competizione è naturale. Il gruppo deciderà e chi vincerà avrà poi il sostegno di tutti. Io ho deciso di non intervenire nella decisione perché i gruppi sono autonomi rispetto ai partiti e il segretario non interviene”, ha aggiunto il segretario.

    Intanto proprio Serracchiani ha inviato una lettera ai 90 deputati del Pd in vista del voto alla Camera. “C’è da ricostruire un sentimento di appartenenza che sembra essersi smarrito nei rivoli di un individualismo e di un particolarismo esasperato e banale. A questo impegno desidero ispirare, se lo vorrete, il mio lavoro con voi”, ha scritto. “Perchè il nostro lavoro è qui, nel Parlamento della Repubblica, dove dobbiamo trovare il modo di far sentire ciascuno di noi protagonista. Dobbiamo in questo senso allargare la partecipazione, lavorare tutti e consentire a tutti di presentare all’esterno il faticoso lavoro svolto”, ha concluso.

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