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    “Salvini non ha mosso un dito per noi, dipendenti della Lega licenziati. E non mi hanno neanche versato i contributi”: parla una ex giornalista di TelePadania

    Esclusivo TPI • Barbara Mapelli, ex giornalista dell'emittente del partito, attacca il segretario: "Si erge a difensore dei lavoratori, ma per noi non ha fatto nulla". Dopo essere stata licenziata la donna ha anche scoperto che non le erano stati versati i contributi

    Di Giuseppe Borello e Andrea Sceresini
    Pubblicato il 31 Ott. 2018 alle 18:38 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:10

    ESCLUSIVO • The Post Internazionale (TPI.it) di Giuseppe Borello e Andrea Sceresini – Matteo Salvini non solo sapeva dei 49 milioni di euro della Lega spariti nel nulla, ma, da segretario della Lega, avrebbe anche assistito in silenzio al licenziamento di quasi tutti i dipendenti del partito, ignorando persino le richieste di aiuto di molti di loro.

    Giuseppe Borello e Andrea Sceresini stanno conducendo per TPI un’inchiesta sui 49 milioni della Lega svaniti nel nulla [qui la prima parte: “Salvini sapeva dei 49 milioni sparti”qui la seconda parte: L’ex segretaria di Bossi accusa Giorgetti: “I fondi della Lega usati per licenziare i dipendenti”].

    Durante il loro lavoro i due giornalisti hanno intervistato diversi ex dipendenti della Lega. Tra loro c’è Barbara Mapelli, giornalista di TelePadania licenziata nel settembre 2014. La donna si è accorta, all’indomani della cessazione del rapporto lavorativo, che non gli era stata versata una parte dei contributi Inps.

    “A novembre 2014, come extrema ratio, ho deciso di scrivere una lettera direttamente a Salvini”, racconta. “Speravo in un suo intervento, ma non ho mai ricevuto risposte. Oggi Salvini si erge a difensore dei lavoratori italiani, eppure, quando i lavoratori da tutelare erano i suoi, non ha mosso un dito”.

    Anche altri ex dipendenti della Lega, tra cui Daniela Cantamessa, storica segretaria di Umberto Bossi, hanno raccontato di come tra il 2015 e il 2017, la quasi totalità dei dipendenti leghisti è stata messa in mobilità.

    “Dopo le dimissioni di Bossi tutti i soldi sono stati sperperati “, ricordano Roberto Callegari e Andrea Tampieri nella seconda parte dell’inchiesta di TPI.

    “Fu acquistato, ad esempio, un nuovo programma di contabilità che poi si rivelò inutilizzabile. Il costo, in questo caso, fu di 80mila euro. Anche altre attività furono esternalizzate, comprese quelle relative ai nostri licenziamenti. Siccome non avevano le palle per lasciarci a casa, il lavoro sporco lo hanno fatto fare alla PricewaterhouseCoopers”.

    L’ex segretaria di Bossi accusa Giancarlo Giorgetti, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio: “Mi disse che bisognava mettere da parte un milione di euro per incentivare il personale a licenziarsi”, racconta.

    “All’epoca (nei mesi successivi alle dimissioni di Bossi, nda) avevamo 40 milioni in cassa”, ricorda Cantamessa. “Tutte le attività vennero esternalizzate con spese allucinanti e il personale interno fu liquidato, nonostante costasse solo 4 milioni all’anno. Cosa pensammo? Che ci fosse in atto un’azione per chiudere la Lega”.

    Così, secondo la ex segretaria del Senatur, sarebbero “scomparsi” i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali su cui sta indagando la magistratura. Dopo la prima parte dell’inchiesta di TPI, la donna è stata interrogata dai pm di Genova.

    La cacciata dei dipendenti, secondo Daniela Cantamessa, sarebbe stata perfettamente funzionale all’operazione. “Il concetto era semplice”, spiega. “Io prendo dei mercenari e li pago per fare ciò che devono fare. I dipendenti, essendo anche militanti, avrebbero certamente rotto le scatole. Perciò andavano licenziati”.

    Nella prima parte di questa inchiesta Daniela Cantamessa, storica ex segretaria di Umberto Bossi, ha accettato di parlare a volto scoperto per la prima volta in esclusiva a TPI dei 49 milioni della Lega svaniti nel nulla.

    Nella video-intervista la donna racconta che, finché c’era Bossi, le casse della Lega erano piene (circa 40 milioni di euro). Quando arrivò Roberto Maroni le finanze del Carroccio furono letteralmente dilapidate in poco più di due anni.

    Il tutto con l’assenso di Matteo Salvini, che non mosse un dito nonostante la stessa Cantamessa gli avesse espressamente chiesto spiegazioni su cosa stesse accadendo alla Lega, allarmata perché le casse si stavano svuotando.

    “Fino a quel giorno ero convinta che Salvini fosse uno di noi”, ricorda la donna nell’intervista. “Gli dissi ‘fai qualcosa che qui stanno sparendo tutti i soldi’. Lui mi ascoltò ma non si sbilanciò…”. 

    A partire dal 2012 buona parte delle attività contabili e amministrative – fino a quel momento gestite internamente al partito –  furono esternalizzate con subappalti costosissimi a società terze spesso proposte dallo stesso Maroni.

    I militanti ex dipendenti della Lega, come la donna che oggi ha deciso di vuotare il sacco, furono licenziati o messi in cassa integrazione proprio in quegli anni della grande abbuffata maroniana.

    Nel portare avanti l’inchiesta ai due giornalisti Giuseppe Borello e Andrea Sceresini è stato impedito di riprendere la facciata esterna della storica sede milanese del Carroccio di via Bellerio.

    • Leggi anche: Lo strano caso delle doppie tessere della Lega: così Salvini si è fatto due partiti, uno per il Nord e uno per il Sud Italia      fondi lega salvini

    Il ministro dell’Interno e leader leghista Matteo Salvini ha sdoppiato in due il suo partito. Due formazioni parallele con statuti e simboli diversi. Il tesseramento taglia a metà la penisola: a Nord è (ancora) la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. A Sud, la Lega per Salvini Premier. E, al telefono con TPI, gli uffici della Lega sostengono di “essere stati costretti a farlo per questioni giudiziarie”

    di Ambra Orengo e Sara Del Dot inviate a Milano – Marta vive a Milano e Giacomo è di Taranto. Entrambi si sono iscritti alla Lega, ma le tessere che hanno ricevuto non sono uguali. Su una c’è scritto Lega – Salvini Premier, sull’altra Lega per Salvini Premier. A cambiare, all’apparenza, è soltanto il simbolo. In realtà è qualcosa che ha a che fare con i quasi mille chilometri che li separano.

    Per chiarirlo, TPI ha chiamato il numero dedicato al tesseramento, reperibile sul sito della Lega. “Se lei è di Milano deve tesserarsi sul sito leganord.org. Il suo fidanzato pugliese, invece, deve accedere al link tesseramento.legapersalvinipremier.it”.

    Chi risponde indirizza le persone a due link diversi in base alla provenienza geografica. E se le si chiede se le due tessere saranno quindi diverse, risponde: “Hanno lo stesso significato, sono tutte e due tessere da sostenitore. Diciamo che quella che si fa a Milano, dalla Valle D’Aosta a Marche e Umbria, è compresa come Lega Nord, e invece quelle che si fanno dal Lazio in giù sono Lega per Salvini Premier”. [Continua a leggere]

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