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    Il Governo vuole cambiare le regole sulla imputabilità dei minori. Meloni: “Chi sbaglia paga”

    Foto AGF

    Il Consiglio ha approvato un disegno di legge da presentare al Parlamento: si punta a invertire l'onere della prova sulle capacità mentali dell'adolescente

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 24 Lug. 2026 alle 10:08

    Il Governo prepara una nuova stretta contro i minorenni che commettono reati. Nella serata di giovedì 23 luglio il Consiglio dei Ministri, su proposta della presidente Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha approvato un disegno di legge che mira a modificare le regole sulla imputabilità dei ragazzi tra i 14 e 18 anni. Se la proposta sarà approvata dal Parlamento, sarà più complicato evitare il processo per gli adolescenti che delinquono.

    In particolare, il provvedimento punta a cambiare l’articolo 98 del Codice penale, invertendo l’onere della prova sulla capacità di intendere e di volere del minorenne. Oggi il Codice presume che chi abbia tra i 14 e 18 anni sia incapace di comprendere la portata delle proprie azioni e che quindi non possa subire un processo penale: spetta agli inquirenti dimostrare il contrario. Il ddl presentato dal Governo ribalta tale criterio: la capacità di intendere e di volere del ragazzo (o della ragazza) non deve più essere provata, ma si presume che ci sia; di conseguenze, l’adolescente in questione sarà processato a meno che non si provi che, nel momento in cui è stato commesso il fatto, era incapace mentalmente..

    “Il significato politico” della norma, spiega il ministro Nordio, è “quello di facilitare le indagini, perché, partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, spetta al diretto interessato a dare la prova contraria della sua capacità di intendere e di volere, mentre oggi l’indagine è resa più difficoltosa dal fatto che la presunzione sarebbe esattamente opposta”.

    “Chi rapina, chi devasta, deve pagare. Sempre. Anche se ha 15 o 16 anni”, osserva in un video la premier Meloni.

    Ma la proposta di legge è duramente contestata dalle opposizioni. “Ancora una volta il Governo sceglie la strada della propaganda e della repressione invece di affrontare le vere cause del disagio giovanile: si continua a criminalizzare un’intera generazione, anziché investire in prevenzione, educazione, inclusione e sostegno”, attacca Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito Democratico: “La sicurezza non si costruisce trattando i giovani come un problema di ordine pubblico, ma offrendo opportunità, servizi e strumenti per contrastare fragilità ed esclusione. Serve una politica capace di ascoltare e accompagnare i ragazzi, non di etichettarli e punirli”.

    Critico anche il commento di Save the Children: “Una risposta che penalizza i percorsi di crescita senza affrontare le radici della violenza non è efficace”, scrive in una nota l’ong. “Se un minorenne arriva a commettere un reato, dobbiamo chiederci cosa è mancato prima: nella scuola, nella comunità, nei servizi, nelle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo”. Save the Children richiama inoltre i dati in calo relativi alle sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni: passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2024. “Di fronte a questi numeri – dice l’ong – non è ragionevole voler limitare la discrezionalità del giudice minorile”.

    Da parte sua, Meloni precisa: “Questo provvedimento è un tassello, in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso. Un ragazzo di quindici o sedici anni che diventa violento o commette reati, quasi mai ci arriva da solo. Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto”. “Riempire quel vuoto – fa notare la premier – richiede molto lavoro: sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili. E noi stiamo lavorando su tutti questi fronti”.

    Il ddl proposto dal Governo fa seguito a una lunga lista di provvedimenti assunti negli ultimi tre anni allo scopo di dare un giro di vite contro la delinquenza giovanile. Tra il Decreto Caivano e i vari decreti Sicurezza, l’esecutivo ha già introdotto l’arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, il divieto di vendita di coltelli ai minori di 18 anni e pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Secondo Meloni, “la fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema”.

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