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    Generazione Caivano: dal decreto anti-rave agli scontri a Milano, così il Governo Meloni rincorre la cronaca a suon di nuovi reati

    La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Credit: Francesca Bolla / AGF

    Dal 2022 l’esecutivo ha approvato almeno sei pacchetti sicurezza, multando i genitori ed estendendo ai più giovani misure prima pensate solo per gli adulti. Eppure l’Italia registra 363,4 minorenni denunciati ogni 100mila abitanti, quasi metà della media Ue. Ma dal decreto Caivano, i minori in carcere sono aumentati del 52%

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 6 Nov. 2026 alle 12:29

    Dagli assalti ai negozi a Milano del 18 ottobre al decreto approvato dal Governo il giorno 22 sono passati appena quattro giorni. Il provvedimento ha messo nel mirino ancora una volta gli illeciti commessi dai minorenni, istituendo il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni, presumendo la capacità di intendere e di volere a partire dai 14 anni, estendendo il fermo preventivo ai maggiori di 16 anni e multando i genitori dei minori, anche non imputabili, coinvolti nelle violenze. Ma il copione, ormai, lo conosciamo, da un fatto di cronaca a un titolo d’apertura a un provvedimento d’emergenza del Governo passano pochi giorni.

    Dai rave a Caivano
    Tutto era cominciato all’inizio della legislatura con il decreto anti-rave, varato dopo un raduno non autorizzato di migliaia di giovani in un capannone abbandonato nel modenese, che ha istituito il reato di «invasione arbitraria di terreni o edifici altrui al fine di realizzare un raduno musicale o ad altro scopo di intrattenimento», punendo organizzatori e promotori con la reclusione da tre a sei anni e con la confisca dei mezzi. Da allora in poi, in quattro anni il Decretificio Meloni ha prodotto una decina di provvedimenti riguardanti direttamente o indirettamente i più giovani, con strette spesso seguite a fatti di cronaca e scommettendo, quasi sempre, sulla repressione. Ma per l’associazione Antigone, «la più grande svolta repressiva sulla giustizia minorile mai effettuata» in Italia dal 1988, arrivò quasi un anno dopo.
    Agosto 2023, Parco Verde di Caivano, nel Napoletano. Due cugine di 10 e 12 anni denunciano ripetute violenze sessuali di gruppo, avvenute a partire dal mese precedente in un ex centro sportivo abbandonato. A essere accusati sono sei adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Dal Parco Verde, il 31 agosto, la premier Giorgia Meloni parla di «fallimento dello Stato», promettendo di «bonificare tutto». Il 7 settembre arriva il decreto che prende il nome dal Comune e prova a contrastare il fenomeno delle “baby gang”. L’applicazione dell’avviso orale del questore, del foglio di via obbligatorio e del Daspo urbano viene estesa anche ai 14enni. Viene introdotto il divieto di cellulare e pc per i minori responsabili di violenze a partire dai 14 anni e, nei casi più gravi, anche dai 12. Si prevede inoltre l’ammonimento anche per i minori tra i 12 e i 14 anni per reati con pena non inferiore a 5 anni, un ampliamento dell’elenco dei reati per cui è prevista la custodia cautelare, minori possibilità per i detenuti di scontare la pena fuori dal carcere e la verifica dell’età per accedere ai siti porno. Il provvedimento contro la criminalità, però, è stato solo l’inizio perché l’esecutivo ha voluto inaugurare un vero e proprio “modello” contro il degrado allargato da Caivano ad altri nove territori, tra cui Scampia e Secondigliano nel Napoletano, Borgo Nuovo a Palermo, San Cristoforo a Catania, Orta Nova nel Foggiano, San Ferdinando e Rosarno in provincia di Reggio Calabria, il Quarticciolo a Roma e Rozzano nel Milanese.
    Ma il decreto Caivano inaspriva anche le pene per genitori e tutori che non assicurano l’istruzione ai figli, prevedendo fino a 2 anni di carcere per i colpevoli. Una norma che due anni dopo provocherà un vero e proprio caso politico-mediatico legato alla cosiddetta “famiglia nel bosco”. Nel novembre 2025, infatti, il Tribunale per i minori dell’Aquila decide di sospendere la responsabilità genitoriale di una coppia di padre britannico e madre australiana, che viveva con i tre figli minorenni in un casolare di Palmoli, in provincia di Chieti, senza impianto idraulico, servizi igienici e allaccio alla rete fognaria, affidando i bambini a una struttura protetta.
    Un caso cavalcato per mesi da diversi rappresentanti del Governo, tra cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il vicepremier Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni, anche in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, che nel marzo scorso ha visto la vittoria del No alla riforma costituzionale voluta dalla maggioranza.
    Dopo un anno di polemiche e lo spostamento della coppia in una casa vicina alla scuola data in comodato d’uso dal Comune di Palmoli, il percorso di graduale ricongiungimento ha permesso ai bambini di tornare a trascorrere almeno i fine settimana con i genitori, in attesa del ricongiungimento. Ma l’imbarazzo sembra aver fatto “dimenticare” il caso alla politica, che dopo aver promesso il pugno duro contro minori violenti e genitori assenti, pareva più interessata allo scontro con la magistratura che al benessere dei bambini.

    Sicurezza, blocchi e “maranza”
    Il Governo, però, non ha smesso di rincorrere la cronaca a colpi di decreti urgenti. In quattro anni ha infatti varato almeno sei pacchetti sicurezza, con norme riguardanti anche i minori. Nel 2023, oltre al già citato provvedimento per Caivano, sono arrivati il decreto Cutro contro gli scafisti dopo il tragico naufragio costato la vita ad almeno 68 persone migranti al largo della Calabria e il Ddl del Governo che introduceva oltre una decina tra nuovi reati e aggravanti, dalle truffe agli anziani alle rivolte nelle carceri e nei Centri per il rimpatrio, dalle aggressioni alle forze dell’ordine ai blocchi stradali. Quindi i decreti sicurezza dell’aprile 2025 e del febbraio scorso. Il primo ha raccolto le previsioni del Ddl annunciato dall’esecutivo nel novembre 2023, introducendo tra l’altro il reato di «blocco stradale», tanto caro a Matteo Salvini, scagliatosi più volte negli ultimi anni contro i giovani, bollati come «pseudo-attivisti» ed «eco-imbecilli», responsabili delle proteste contro la crisi climatica su strade e autostrade d’Italia, una misura minacciata oggi contro la mobilitazione degli autotrasportatori. Il secondo, invece, approvato nel febbraio di quest’anno dopo gli scontri a Torino durante il corteo del 31 gennaio a sostegno del centro sociale sgomberato Askatasuna, introduce, tra l’altro, il fermo preventivo di 12 ore per persone ritenute pericolose prima dello svolgimento di una manifestazione.
    A questo si aggiungono anche le cosiddette misure «anti-maranza». Questa parola, come ricorda Gabriel Seroussi nel suo saggio “La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza”, negli anni Ottanta era più o meno sinonimo di “tamarro”, ma dopo la pandemia di Covid è diventata una categoria a parte, con una connotazione discriminatoria contro figli di immigrati e italiani di seconda generazione. Così, per i minori a partire dai 14 anni, uno specifico Ddl del Governo prevede di inasprire il divieto del porto e dell’utilizzo di armi da taglio, un fenomeno spesso collegato a episodi di microcriminalità e bullismo, vietando la vendita di coltelli ai minorenni, anche online, e multando i genitori. Quindi, a fine settembre, l’esecutivo ha approvato un decreto che consente alla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo di procedere anche contro minorenni. Una previsione perfettamente in linea con l’approccio di Palazzo Chigi.
    Già il 23 luglio, infatti, il Consiglio dei ministri aveva approvato un Ddl per modificare l’articolo 98 del Codice penale, presumendo la capacità di intendere e di volere a partire dai 14 anni. Presentata subito alla Camera, la proposta avrebbe dovuto affrontare l’iter del Parlamento ma i fatti di Milano hanno permesso di far confluire la presunzione di imputabilità nell’ultimo decreto del 22 ottobre, il sesto in quattro anni recante «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica», contenente specifiche norme contro la violenza minorile.
    Il provvedimento introduce intanto un nuovo reato per punire chi, in un gruppo organizzato di più di cinque persone, usi bastoni, mazze o lanci oggetti mettendo a rischio gli altri; e chi promuove tali attività, anche online. Il decreto inoltre estende l’applicazione del fermo preventivo anche ai luoghi affollati e ai minori a partire dai 16 anni, prevedendo anche multe salate per i genitori dei ragazzi, anche se non imputabili, i cui importi potranno raddoppiare in caso di recidiva. In più, la questura potrà vietare ai minorenni di riunirsi in gruppo in luoghi pubblici o aperti al pubblico in presenza di comportamenti intimidatori o in determinate fasce orarie per chi è già stato oggetto di misure preventive nei cinque anni precedenti.
    Ma, a giudicare anche dalla sequela di pacchetti sicurezza approvati dal Governo negli ultimi anni, tutti questi provvedimenti emergenziali sembrano rincorrere la cronaca, senza risultare mai sufficienti a risolvere il problema.

    Il bilancio
    I numeri, intanto, restituiscono una fotografia ben diversa del problema della criminalità giovanile. L’Italia, secondo Eurostat, registra 363,4 minorenni denunciati ogni 100mila abitanti, quasi la metà della media europea di 647,9. Eppure, al 30 aprile, secondo i dati dell’ultimo rapporto dell’Associazione Antigone, i giovani detenuti erano 581, il 52,5% in più rispetto a fine 2022, quando il Decreto Caivano non era ancora stato concepito. Da allora, gli ingressi negli istituti penali per minorenni sono saliti dai 1.051 del 2022 ai 1.197 del 2025, con l’83,1% dei detenuti in custodia cautelare e 195 neo-maggiorenni trasferiti solo l’anno scorso in carceri per adulti, oltre l’85% in più rispetto all’ultimo anno pre-Caivano. Meno della metà (il 42,3% del totale) delle presenze negli istituti penali per minorenni riguarda stranieri. Una situazione simile, d’altronde, si registra anche nei Centri di Prima Accoglienza, dove nel 2022 si contavano 745 ingressi, saliti a 1.084 nel 2025. Pesano, in particolare, i minori non accompagnati per cui, secondo l’ultimo Rapporto sul Sistema di Accoglienza e Integrazione, sono previsti appena 6.646 posti su oltre 17mila necessari. Un gap che il Governo ha provato a colmare con il Decreto legge 133/2023, secondo cui i sedicenni possono finire nei centri d’accoglienza per adulti. Un altro provvedimento che abbassa la soglia di equiparazione tra adulti e ragazzi.
    Dati alla mano, per l’Associazione Antigone, più che un aumento della criminalità minorile siamo di fronte a «un’espansione della reazione penale» del Governo. «Mai come oggi gli Istituti minorili sono strapieni, con giovanissimi costretti a dormire anche per terra», ha denunciato l’Associazione. «Con l’emanazione del cosiddetto decreto Caivano del settembre 2023, per la prima volta nella storia italiana gli istituti penali per minorenni hanno conosciuto il sovraffollamento».

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