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    Di Maio alle europee ha scelto un alleato omofobo e antiabortista

    Di Laura Melissari
    Pubblicato il 29 Apr. 2019 alle 08:56 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:05

    Luigi Di Maio cerca sponde per il parlamento europeo. Il M5s ha già 5 alleati per formare un gruppo parlamentare, ma non è detto che questi partiti riescano ad essere effettivamente eletti.

    Il vicepremier Di Maio domenica 28 aprile 2019 si è recato in Polonia alla convention del partito di estrema destra Kukiz’15.

    Si tratta di un’alleanza molto variegata: oltre a M5s e Kukiz, guidato da Pawel Kuzik, vi faranno parte anche gli ambientalisti estoni Elurikkuse Erakond di Artur Talvik, gli ambientalisti croati di Zivi Zid, i greci del partito dell’agricoltura e dell’allevamento Akkel. E ancora, i finlandesi di Liike Nyt.

    Per formare un gruppo parlamentare a Strasburgo è necessario che vi siano 25 europarlamentari di almeno 7 paesi diversi. I numeri degli alleati di Di Maio non fanno presagire nulla di buono: si tratta di formazioni politiche giovani o piccole. “Altri movimenti si stanno aggregando, ne arriveranno altri nei prossimi giorni anche da Paesi più grandi”, ha anticipato il vice premier.

    I partiti che potrebbero avere qualche chanche di eleggere deputati sono Kukiz, che punta al 7-8 per cento e i croati. Gli estoni si fermerebbero all’1 per cento e anche i finlandesi e i greci rischiano di non prendere nessun seggio.

    Al momento il M5s fa parte del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta.

    Il Movimento punta a un’alleanza tutta nuova, costruita sulla base di un manifesto in 10 punti che era stato presentato a Roma a febbraio 2019, alla presenza di Luigi Di Maio e alcuni alleati europei.

    L’alleato polacco di Di Maio, che ieri  ha tenuto la sua convention, è un ex star della musica rock e punk, che oggi ha posizioni anti abortiste e simpatie neonaziste.

    Di Maio e Kuzik sono concordi sui punti principali del manifesto: salario minimo europeo, potenziamento dei poteri del parlamento europeo rispetto a quelli della Commissione e del Consiglio, legislazione unica antimafia.

    Oltre alla democrazia diretta è “importante uscire dalla divisione antica tra destra e sinistra. Valeva nell’800, ma oggi i politici vanno divisi tra imbroglioni e canaglie e onesti e professionisti”, ha detto Kuzik.

    Posizioni molto simili ai cavalli di battaglia di Di Maio: “Basta con le dittature delle banche, serve onestà democrazia, che non c’è mai stata in Polonia e neppure nell’Unione europea, dove la Commissione non è altro che una corte di aristocratici che serve al matrimonio politico di Merkel e Macron”, ha detto Kukiz.

    Il polacco guarda con interesse alle piattaforme e agli strumenti di democrazia diretta come quelli del M5s, in Sile Rousseau.

    “Se avremo vinto o perso alle elezioni europee lo si vedrà se i vecchi partiti, Popolari e Socialisti, avranno o meno raggiunto il 51 per cento dei seggi in Parlamento. Io non credo che sarà così”, ha detto Di Maio a Varsavia.

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