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    Ddl Zan, si va verso il rinvio a settembre: ora il Pd deve decidere che fare

    Di Marco Antonellis
    Pubblicato il 21 Lug. 2021 alle 15:09 Aggiornato il 21 Lug. 2021 alle 15:36

    Come per magia, in realtà perché si intende di vicende parlamentari ampiamente previste, il ddl Zan è uscito dal calendario del Senato.

    Il provvedimento, che fino a ieri sembrava fondamentale per Letta, è stato sotterrato da oltre 1000 emendamenti della Lega, Fdi e Forza Italia. Ma anche 8 tra IV ed il gruppo delle Autonomie, guarda caso, proprio quelli sugli articoli 1,4,7 particolarmente attenzionati dagli aspiranti franchi tiratori del Pd e del M5S.

    Ma cominciamo dall’inizio: la conferenza dei capigruppo ha programmato i lavori dell’Aula fino alla fine di luglio, e del ddl Zan non c’è traccia. Manca all’appello la prima settimana di agosto, dove però sono già previsti i decreti sulla cybersicurezza e sulle grandi navi.

    Il centrosinistra ha un altro motivo per andare improvvisamente lento: il non passaggio agli articoli presentato dal duo Calderoli- La Russa, da prevedersi con molta probabilità con voto segreto, al termine della discussione generale.

    Lo strumento ideato da Lega e Fdi può essere l’amen definitivo al provvedimento, in caso contrario, a settembre inoltrato, ci penseranno gli emendamenti di IV, spiegano fonti molto bene informate.

    Il clima intorno al provvedimento resta comunque particolarmente teso: ieri in una dichiarazione al Tg1 la senatrice Cirinnà ha detto di avere i nomi ed i cognomi di chi si oppone alla legge, surriscaldando ulteriormente la già incandescente situazione.

    Serpeggia una qualche preoccupazione su eventuali, ed improbabili, spinte a portare il ddl in aula la prima settimana di agosto, lavorando di notte, lunedì e venerdì compresi.

    “Ce li vedo i senatori del Pd rovinarsi le agognate ferie agostane per lo Zan, magari a rinunciare alle vacanze sul Gargano perché Letta chiede la prova di forza” commenta salace un senatore della minoranza dem. Probabilità di arrivare alla prova di forza? “Due per cento” risponde facendo gli scongiuri il parlamentare.

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