Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Politica
  • Home » Politica

    Consultazioni: il secondo giro è finito, cosa succede ora?

    Credit: Tiziana FABI

    Anche il secondo giro di consultazioni si è chiuso con un nulla di fatto. Quali saranno i prossimi passi di Mattarella per uscire dallo stallo?

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 15 Apr. 2018 alle 16:22 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:26

    Il secondo giro di consultazioni si è concluso venerdì 13 aprile senza un accordo per sostenere una maggioranza e formare un governo.

    Come sottolineato dal presidente della Repubblica Mattarella nel discorso conclusivo al Quirinale, il confronto tra i partiti politici per la ricerca di una maggioranza di governo “non ha fatto progressi” e quindi la situazione è quella di uno “stallo” che il presidente vuole sbloccare.

    Sullo sfondo, il quadro tracciato dal presidente è quello di un mondo precario, in cui il nostro paese deve destreggiarsi tra “i contrasti nel commercio internazionale” e “l’acuirsi di tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia”. Il riferimento è da una parte agli Stati Uniti di Trump, che hanno iniziato ad imporre dazi su acciaio e alluminio, e dall’altra, della recrudescenza dello scontro tra Mosca e Washington e, di riflesso, del conflitto siriano.

    Il presidente ha fatto anche riferimento a “scadenze importanti e imminenti nell’Unione europea”, vale a dire per il vertice europeo in programma per il 28 e 29 giugno, che affronterà temi importanti tra cui il futuro dell’Unione europea e la Brexit.

    Per tutte queste ragioni, Mattarella sottolinea l’urgenza per il paese di avere un “governo nella pienezza delle sue funzioni”.

    Il capo dello Stato ha preso alcuni giorni di tempo, fornendo una sorta di ultimatum ai partiti prima di intervenire con misure che facciano uscire il paese dallo stallo in cui si trova.

    Ma in cosa potrebbero consistere queste misure?

    Mattarella potrebbe innanzitutto decidere di affidare un mandato esplorativo a un esponente politico. In questo caso designerebbe una persona che cerchi di formare attorno a sé una maggioranza: qualora dimostri di averla, il presidente conferirebbe all’incaricato il mandato, mentre diversamente potrebbe prendere altri provvedimenti.

    Nel caso di un mandato esplorativo a un esponente politico, la scelta di Mattarella dovrebbe ricadere su Matteo Salvini, segretario della Lega e candidato premier del centrodestra. Salvini però si è più volte detto contrario all’ipotesi di andare a cercare i voti in parlamento (“l’esploratore lo facevo quando ero piccolo ed ero un boy scout”, ha detto il leader leghista tempo fa).

    Un altro nome che è circolato di recente è quello del capogruppo della Lega alla Camera Giancarlo Giorgetti, ritenuto uno dei “mediatori” della coalizione di centrodestra.

    Tuttavia questa ipotesi ora sembra essersi allontanata. Nicola Molteni, neoeletto presidente della commissione speciale, la mattina di venerdì 13 aprile ha dichiarato: “Stimo Giorgetti, ma il candidato premier resta Salvini”.

    Meno probabile sembra un incarico al leader del M5S Luigi Di Maio, che non avrebbe i numeri (ancora meno di Salvini).

    Un’altra ipotesi per Mattarella è quella di optare per una figura istituzionale, come la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che oggi è stata l’ultima a incontrare il capo dello Stato al Quirinale, o il presidente della Camera Roberto Fico.

    Alberti Casellati ha già espresso la sua disponibilità: “Se me lo chiedesse il presidente della Repubblica non potrei certamente dire di no”, ha detto alla Stampa, e il suo nome potrebbe essere accettato dal Pd e quindi appoggiato da una maggioranza dem-centrodestra, se Salvini incassasse il colpo.

    La terza ipotesi, finora ritenuta improbabile, è quella di un governo del presidente, di tregua o di scopo, cioè nei confronti di una personalità esterna e super partes.

    In nessun caso sembra che Mattarella voglia aspettare l’esito delle elezioni regionali che si terranno nella seconda metà di aprile in Molise e in Friuli, dove sia Lega sia M5S potrebbero ottenere una conferma del loro consenso per rinsaldare le proprie posizioni, a svantaggio di compromessi reciproci.

    Tra coalizione di centrodestra e Movimento Cinque Stelle, è aumentato lo scontro dopo la battuta di Silvio Berlusconi nei confronti dei grillini, al termine della lettura della nota congiunta della coalizione da parte del leader Matteo Salvini.

    Il segretario della Lega ha sminuito l’importanza della battuta, dicendo di prestare più attenzione alla sostanza che alla forma, e minacciando di tornare al voto se M5S e FI non cesseranno con i veti reciproci.

    “Noi siamo pronti”, ha detto Salvini. “Certo, ci sono due veti contrapposti di M5S e Forza Italia. Io chiedo a tutti di essere responsabili. Se continua così, se continuano a bisticciare, si stuferanno gli italiani, mi stuferò io e tra un mese si tornerà alle urne, quindi: o la smettono o si vota”, ha detto il segretario della Lega.

    Il punto sul secondo giro di consultazioni

    Tre scenari di maggioranza con le quote dei ministri per ogni partito

    Lo show di Silvio Berlusconi durante il discorso di Matteo Salvini al Quirinale

    Ultimi sondaggi elettorali

     

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version