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    Tamponi gratis ai portuali, Andrea Romano a TPI: “La prima circolare del Viminale ha creato confusione, no a trattamenti privilegiati”

    Andrea Romano. Credit: Ansa
    Di Luca Serafini
    Pubblicato il 13 Ott. 2021 alle 12:33 Aggiornato il 13 Ott. 2021 alle 12:36

    Il Governo raccomanda alle aziende portuali di fornire al personale sprovvisto di green pass test anti Covid gratuiti. Anzi no. Nel giro di poche ore, e a due giorni dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà del green pass per accedere ai luoghi di lavoro, è andata in scena una doppia giravolta del Viminale sulla questione dei tamponi gratis per i lavoratori portuali. L’epicentro del caos, come è noto, è Trieste, dove si stima che, tra gli operatori del settore, si arrivi addirittura al 40 per cento di non vaccinati. I lavoratori stessi hanno minacciato uno sciopero a oltranza dal 15 ottobre: chiedono l’abolizione dell’obbligo di green pass, non accontendandosi neanche dei tamponi gratis.

    La situazione rischia di deflaglare, con analoghe richieste che potrebbero essere avanzate dai portuali di Genova, e con numerosi altri settori che si chiedono perché la gratuità dei tamponi debba valere per alcuni lavoratori e non per altri. La sbandata dell’esecutivo, in questo contesto, di certo non contribuisce a calmare le acque, nemmeno all’interno della maggioranza, dove in molti non hanno gradito la mancanza di fermezza del Viminale.

    “Ho espresso contrarietà per quella prima circolare del Viminale – dichiara a TPI Andrea Romano, deputato del Pd e membro della Commissione Trasporti – per una questione di metodo: a pochissimi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass, una larga parte del mondo portuale si è trovato di fronte ad una ‘raccomandazione’ del capo di gabinetto del Viminale che di fatto capovolgeva le indicazioni venute fino ad allora dal Governo in tema di gratuità dei tamponi. Le imprese portuali si stanno preparando da settimane all’appuntamento del 15 ottobre, e questa raccomandazione ha ingenerato incertezza e confusione”.

    La circolare, come detto, ha sollevato molte polemiche, tanto da sinistra quanto da destra. Il presidente del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin (Forza Italia), aveva infatti definito un “grave errore” quello di “creare due pesi e due misure tra i diversi settori economici”.

    Una posizione condivisa anche da Andrea Romano: “Ho il massimo rispetto per i lavoratori portuali di Trieste. Ne ho altrettanto per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che ha già fatto ricorso alla vaccinazione per proteggere se stessi e la propria comunità da una epidemia che continua a mietere decine di morti al giorno e che non può ancora considerarsi sconfitta. Credo sia sbagliato invocare un ‘trattamento privilegiato’ per una particolare categoria, a fronte del senso di responsabilità che hanno già mostrato i lavoratori e le organizzazioni sindacali del nostro paese”

    Il Viminale ha poi fatto marcia indietro, specificando in una seconda circolare che “gli operatori economici (del settore portuale), onde dare continuità alle attività del settore, potranno valutare, nella piena autonomia, ogni possibile modalità organizzativa ai fini dell’acquisizione del green pass da parte dei dipendenti che ne siano sprovvisti”.

    “Con questa seconda circolare – spiega Romano – si ribadisce l’autonomia degli operatori economici nell’affrontare la questione Green Pass come meglio credono, senza alcuna ‘raccomandazione del governo’ a fornire tamponi gratuiti. Ogni operatore del settore portuale è libero di procedere come meglio crede nei confronti dei propri dipendenti, partecipando alle spese per i tamponi o no, alla pari di quanto accade negli altri settori economici. Certezza e autonomia: questo è quanto chiedeva il mondo portuale, al netto della cattiva propaganda di Salvini e Meloni”. Resta il fatto che “la prima circolare del Capo di Gabinetto ha ingenerato incertezza e confusione tra gli operatori”.

    La mancanza di fermezza su un tema così delicato, in un momento cruciale, di sicuro non aiuta a definire in maniera chiara l’orientamento di una maggioranza che, sul tema, è spaccata, con la Lega che preme per un allentamento degli obblighi e spinge affinché si venga incontro alle richieste dei lavoratori non ancora vaccinati. Una posizione espressa non solo da Salvini, ma anche da governatori come Zaia, che ha chiesto di riconoscere la validità del tampone fai da te, dunque la possibilità da parte delle aziende di fare in autonomia lo screening ai loro dipendenti.

    “Quello sul tampone non è uno scontro ideologico, come vorrebbero Salvini e la Meloni, ma un ragionamento pragmatico – dichiara sul punto Andrea Romano – È solo il vaccino che permette di sconfiggere la pandemia e dunque di garantire la piena ripresa economica del nostro paese. La richiesta di gratuità del tampone aveva senso quando non vi erano sufficienti forniture di vaccini, ma oggi quella richiesta è solo strumentale alla polemica antivaccini e rischia di indebolire una campagna vaccinale che sta andando molto bene ma che deve ancora raggiungere i necessari livelli di sicurezza. Temo che la posizione di Zaia e di altri governatori leghisti guardi più alla discussione interna al loro partito, che non all’esigenza prioritaria di tutelare la salute pubblica e la ripartenza economica. Le ambiguità di Salvini su vaccini e green pass hanno provocato un aspro dibattito nella Lega, oltre a penalizzare quel partito nelle urne. La leadership di Salvini ha sbandato pesantemente, ed evidentemente gli esponenti della Lega che avevano maggiormente preso le distanze da lui hanno deciso di dare un colpo di freno alle polemiche interne per non rischiare l’implosione del partito”.

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