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    L’autrice bianca non può tradurre Gorman. Qual è il confine tra inclusività e deriva identitaria?

    Amanda Gorman. Credits: Credit Image: © Europa Press/Contacto via ZUMA Press
    Di Stefano Mentana
    Pubblicato il 3 Mar. 2021 alle 12:45 Aggiornato il 3 Mar. 2021 alle 14:05

    Ci sono battaglie che pur nascendo per ragioni sacrosante, durante il loro percorso imboccano una strada sbagliata con il rischio che l’obiettivo iniziale venga completamente stravolto. Una battaglia che sembra proprio stia seguendo quello schema è quella in favore dell’inclusività e contro l’intolleranza, che invece di  andare verso una collaborazione proficua tra i diversi gruppi rischia di portare a una dura separazione tra di essi. L’ultimo indizio a riguardo arriva dall’Olanda, dove è nata una polemica intorno alla traduzione nella lingua locale di “The hill We climb”, la principale opera della poetessa afro-americana Amanda Gorman.

    Amanda Gorman ha appena 23 anni e non è solo una poetessa, ma un simbolo delle lotte dei neri americani che hanno caratterizzato il 2020, dal momento che Joe Biden la ha voluta a Washington in occasione del suo Inauguration day per recitare la sua poesia “The hill We climb” che parla appunto delle lotte degli afro-americani per l’emancipazione e per la riconciliazione in un Paese diviso. Un’opera, la sua, che ha avuto una grande eco a livello globale e che la casa editrice Meuelenhoff ha deciso di tradurre in olandese, rivolgendosi alla 29enne scrittrice locale Marjeke Lucas Rijnveld, vincitrice nel 2020 dell’International Booker Prize, ritenuta affine ad Amanda Gorman dal punto di vista dello stile, dei toni e della generazione. Ma se questa era l’opinione della casa editrice, diversa è stata quella di molti utenti dei social media.

    Subito una tempesta si è scatenata su Twitter e Facebook contro la decisione di rivolgersi a Rijnveld, che in quanto bianca non avrebbe potuto interpretare il messaggio lanciato di Amanda Gorman. Una tempesta che ha portato l’autrice olandese a rinunciare all’incarico. “Sono scioccata dal clamore causato dal mio coinvolgimento nella divulgazione del messaggio di Amanda Gorman e capisco le persone che si sono sentite ferite dalla scelta dell’editore Meuelenhoff”, ha dichiarato Rijnveld nel fare un passo indietro.

    Pur comprendendo la logica dietro le polemiche, la cosa va vista in una prospettiva più ampia e nelle conseguenze che essa rischia di avere sulla società in generale. Se si decide che solo i neri possono occuparsi di certe cose e solo bianchi di altre, e facciamo lo stesso discorso su qualsiasi altra categoria socio-culturale, il rischio è che il risultato non sia l’inclusività e la tolleranza, ma una netta separazione tra le diverse realtà sociali della popolazione, ognuno dei quali porta avanti in autonomia la propria cultura e la propria tradizione. In questo modo, però, si rischia di eliminare l’humus culturale, quello scambio e confronto che è alla base dello sviluppo di qualsiasi società. La stessa incomunicabilità identitaria che è alla base di politiche estremiste ben lontane dalla cultura della tolleranza e dell’inclusività.

    La traduzione è a tutti gli effetti un’arte, ma essa si baserà sempre e comunque sul lavoro originario dell’autore, in questo caso Amanda Gorman. E non è scritto da nessuna parte che un’autrice bianca non possa comprendere il significato e avere la forza di divulgarla, anche perché dire questo rischia di far passare il messaggio che alscune istanze sociali e culturali siano appannaggio di una sola parte della popolazione, quando invece certi messaggi dovrebbero essere un patrimonio dell’umanità intera. E l’umanità potrà superare l’intolleranza solo con un confronto che coinvolga tutti, senza eccessi di zelo e prevaricazioni.

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