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    Danza con me, qualcuno dica a Roberto Bolle che il suo mestiere è ballare. Quello e non altri.

    Roberto Bolle. Credits: Instagram
    Di Franco Bagnasco
    Pubblicato il 2 Gen. 2021 alle 14:08 Aggiornato il 2 Gen. 2021 alle 14:10

    Roberto Bolle rientra fra le meraviglie della Natura e dà le stesse emozioni: come piazzarsi in mezzo alla Garganta do Diablo e ammirare le cascate dell’Iguazù, al confine tra Brasile ed Argentina. Fisico scultoreo, talento e tecnica brucianti quanto indiscutibili, è uno che puoi soltanto guardare inchinandoti. È uno che si muove come nessuno, quando tu a volte fatichi persino ad allacciarti le scarpe. Purtroppo la Natura di cui sopra (in questo caso un po’ matrigna) l’ha dotato anche della parola, che per giunta si ostina a usare, e qui si frana, in modo stridente, nelle derive della commedia all’italiana.

    Ma andiamo con ordine: “Danza con me“, l’annuale serata celebrativa dedicata al 45enne ballerino classico di Casale Monferrato, in onda ieri sera su Rai 1, era un onesto programma, ben costruito e piuttosto pensato, che ha vinto la serata senza fare il botto in quanto ad ascolti: 17% di share con 3.848.000 spettatori contro il 21,8% e 4.392.000 dello scorso anno. Ma tant’è. Far digerire al pubblico eterogeneo della maggiore rete generalista una sequela di pur plastici balletti (che astutamente però non erano mai troppo lunghi) non è mai semplice. Quindi onore al merito.

    Per giunta il cast si presentava ricco, vario, e con l’omaggione in apertura di una chicca inedita: “Una canzone d’amore buttata via”, nuovo, ruffianissimo singolo di Vasco Rossi. Che ha piazzato la sua solita unghiata da vecchio leone con un’orecchiabile ballata pop-rock sull’istante preciso del lasciarsi, fra scuse e rimpianti. Danzata da Bolle & Friends, aveva le luci, l’atmosfera e il respiro di un video di gran classe.

    Affiatato anche il terzetto al quale è stata affidata la conduzione: l’attore Francesco Montanari, il versatile Stefano Fresi (meriterebbe molto di più di quanto lo spettacolo italiano gli stia dando) e Miriam Leone, che non è soltanto la dimostrazione vivente dell’esistenza di Dio (e di svariate altre divinità, pagane e non), ma anche una ragazza che artisticamente può fare di tutto. E che non si capisce come mai non sia ancora spuntata sul palco di Sanremo. Ma le attrici amano spesso l’algido glam patinato e diffidano del pop. Speriamo non sia questo il motivo dell’assenza.

    Gioiosamente pop era invece il programma, scritto dallo stesso Bolle insieme con Pamela Maffioli, che con la sua agenzia gli segue da tempo la comunicazione. Lo sforzo fatto per buona parte dello show (sul finale i meccanismi hanno tenuto meno) era quello di legare il più possibile, spiritosamente, con un filo conduttore, i vari numeri di balletto nei quali il provetto danzatore risultava sempre protagonista. Il migliore tra gli ospiti, per bravura e generosità, è stato senz’altro Diodato, che ha giocato fra parodie di James Bond con ampio uso di effetti speciali, la musica e una teatralità tutta da scoprire. Ma anche il rapper Ghali e Michelle Hunziker, la donna che nacque sorridendo, hanno fatto la loro parte.

    Solo una timida preghiera al buon Bolle: prenda atto che il suo mestiere è ballare. Quello, e non altri: quando si cimenta nella conduzione o (ancor peggio) in abbozzi recitativi, i risultati stanno fra il comico e il drammatico. L’uomo è dotato di una voce sgraziata almeno pari all’infinita grazia che esprime con le sue movenze. E mettendola spesso in gioco fa un pessimo servizio soprattutto a se stesso. Qualche amico glielo dica. D’altra parte credo che il problema sia purtroppo irrisolvibile: credo che il progetto di “Danza con me” fosse nato soprattutto con l’intento di umanizzare la star inavvicinabile della danza d’elite. Portarla su un piano che la avvicini al grosso pubblico. Operazione che ovviamente non puoi portare a termine se non fai parlare l’icona che di norma tace. Ma quando l’icona che di norma tace parla, tocca nascondersi. Insomma, un bel dilemma. E per fortuna non tocca a noi arrivarne a capo.

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