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    La Resistenza è viva perché parla di domani

    Credit: AGF

    La difesa della Costituzione, la lotta contro la precarietà, il contrasto alle mafie e ai femminicidi. Il 25 aprile ognuno scende in piazza con una motivazione diversa. Ora sta ai giovani raccogliere il testimone dei partigiani

    Di Roberto Bertoni
    Pubblicato il 24 Apr. 2025 alle 10:10

    Quando Enzo Biagi tornò in Rai, dopo l’esilio provocato dall’editto bulgaro, volle dedicare la prima puntata di Rt – Rotocalco Televisivo alla Resistenza di cui era stato protagonista da ragazzo e alle resistenze contemporanee. Era il 22 aprile 2007 e quel programma ci è rimasto nel cuore. Forse perché è stato l’ultimo, peraltro con lo stesso titolo del primo: una delle tante innovazioni che aveva apportato da direttore del telegiornale. Più probabilmente, però, lo abbiamo amato perché ci ha ricordato una grande verità, già all’epoca taciuta: la resistenza non è mai finita e, soprattutto, non deve finire. La resistenza è ogni giorno. 

    È resistenza quella di Roberto Saviano (quella sera suo ospite in studio) contro la criminalità organizzata ed è resistenza quella dei giovani precari; è resistenza quella di ragazze e ragazzi che si battono per una scuola e un’università migliori ed è resistenza quella delle donne contro stupri, violenze e femminicidi; è resistenza quella di chi chiede un servizio pubblico libero da lobby e partiti ed è resistenza quella di chi è costretto ad affrontare la malattia nel contesto di una sanità, a sua volta, malata; la Resistenza è il programma politico della Costituzione, per questo è parte essenziale della nostra vita e della nostra quotidianità. 

    E sbaglia chi pensa di poter decidere gli argomenti di cui si parla il 25 aprile, specie quest’anno. Ognuno scenderà in piazza con una motivazione diversa e tutte saranno rispettabili. Allo stesso modo, sbaglia chi pensa di poter confinare la lotta di liberazione dal nazi-fascismo al biennio ’43-’45 perché questo mostro, come vediamo in tutto l’Occidente, è ancora fra noi e non può essere sottovalutato. 

    La Resistenza è viva perché parla di domani, specie ora che quasi tutti i suoi protagonisti se ne sono andati, lasciandoci un’eredità straordinaria della quale dobbiamo dimostrare di essere all’altezza. E parla di domani perché, oggi più che mai, vivere significa essere «cittadini e partigiani», come sosteneva Gramsci due anni prima che venissero fondati i Fasci di combattimento. 

    Contro l’eterno fascismo italiano, che storicamente ha avuto il volto delle stragi, della P2 e di tante, troppe trame oscure, è indispensabile non limitarsi a un omaggio di maniera ma raccogliere il testimone di quella battaglia di popolo e farsene interpreti nella quotidianità. 

    La mia generazione è stata l’ultima ad avere il privilegio di incontrare chi aveva combattuto per restituirci dignità e libertà. Raccontiamo ai ventenni di adesso le nostre esperienze, rispondiamo con gentilezza a ogni domanda, preserviamo quel brandello di democrazia che ancora ci è rimasto. E infine facciamo leggere loro i versi conclusivi dell’epigrafe dedicata da Calamandrei al «camerata Kesselring», che chiedeva un monumento per i crimini compiuti: «Su queste strade se vorrai tornare / ai nostri posti ci ritroverai / morti e vivi collo stesso impegno / popolo serrato intorno al monumento / che si chiama / ora e sempre / Resistenza».

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