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    Se nel Pd le donne contano davvero, adesso un ministro uomo deve dimettersi e lasciare il posto a una collega

    Di Luca Telese
    Pubblicato il 15 Feb. 2021 alle 12:52

    Parliamoci chiaro. L’unica soluzione possibile, per risolvere questo pasticciaccio brutto delle donne del Pd escluse dai ministeri è questa: e cioè che uno o meglio due capicorrente dem che hanno riconfermato il loro posto si dimettano, e lascino il posto ad una donna.

    Ad Andrea Orlando non si può chiedere di uscire, visto che è appena entrato. A Dario Franceschini e a Lorenzo Guerini, di certo, sì: “Successione rosa”. Altro modo non c’è, non esiste. E anche l’idea dei sottosegretari donna, per quanto lodevole nell’intento, sarebbe la sanzione di una diminutio (e persino una ingiustizia rovesciata verso gli uomini).

    Non deve essere una guerra di genere, infatti, a sanare una ingiustizia di genere. Ma, casomai, una soluzione di genere. Capisco anche che può sembrare un gesto radicale, persino drammatico, senza precedenti nella storia italiana. Ma un tema o è importante o non lo è. E questo tema lo è. Il resto sono solo chiacchiere.

    Come è noto il Pd aveva a disposizione tre ministeri. E, per far quadrare i conti, il segretario del partito ha addirittura rinunciato ad esprimere un ministro della sua corrente, sacrificando qualsiasi nome a lui vicino: si è trovato di fronte a un presidente del Consiglio che ha scelto tre uomini nel suo partito.

    Di più a Nicola Zingaretti non si poteva chiedere. Quindi, se il tema è che i tre ministri sono espressioni delle correnti (o, se si crede alle favole, di un partito “plurale”), è nelle correnti che si deve trovare una soluzione.

    Se un ministro come Franceschini avesse l’intelligenza di fare un passo indietro, essendo uno dei politici più intelligenti e di lungo corso, sicuramente farebbe la propria fortuna politica nel futuro, oltre che regalare un gesto di buonsenso. Può contare nella sua corrente – tanto per fare un esempio – su un nome come quello di Roberta Pinotti: sarebbe facile trovare un accordo “istituzionale” per una staffetta virtuosa.

    Fra l’altro, visto che il potere di nomina spetta sempre al presidente del Consiglio, la responsabilità è anche di Draghi, e quindi anche la soluzione deve essere nelle sue mani.

    D’altra parte, o questo problema esiste o non esiste: e siccome esiste, ed è grave, la soluzione deve essere estrema e plateale.

    Smettete di battervi i pugni sul petto. Smettete di indugiare in rituali ridicoli, come quello di iniziare ogni riunione con l’appellativo “Democratiche e democratici” (cosa di cui non importa un fico secco a nessuno). Fate un passo maschio. Indietro. Dimissioni azzurre per ristabilire un equilibrio rosa.

    Leggi anche: 1. Donne del PD, ora basta: sfondiamo le porte che altrimenti resteranno chiuse (di Monica Cirinnà) / 2. Il Governo Draghi per ora è una delusione: poche donne e pochi tecnici (di Lorenzo Zacchetti)

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