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    La Bestia non è solo un algoritmo: lo dimostrano i commenti xenofobi in chat della giunta di Voghera

    Di Giulio Cavalli
    Pubblicato il 29 Set. 2021 alle 12:10 Aggiornato il 29 Set. 2021 alle 13:42

    No, attenzione, cerchiamo di capirci. La Bestia di Salvini e Morisi non è solo un algoritmo, troppo facile limitare la condanna a una questione di frasi sputate sui social come se le parole non generassero realtà. La melma sdoganata dal duo tragico che ha tenuto in mano le redini della Lega quest’anno sta tutta nel rendere potabile ciò che non dovrebbe essere tollerato, coltivare una cattiveria indice di forza presunta che addirittura è un motivo di vanto da parte di rappresentanti istituzionali e che viene spalmata tra sorrisi e faccine.

    La bestialità della Bestia ha la forma della Giunta della città di Voghera, dove l’assessore ai Lavori pubblici Giancarlo Gabba scrive nella chat riservata a sindaca e assessori che “finché non si comincerà a sparare, sarà sempre peggio” riferendosi al caos in piazza San Bovo. Annusate la puzza: “Davanti allAfrica market mega assembramento — scriveva il vicesindaco Simona Virgilio — con tantissimi individui con bottiglie in mano, non si riesce neanche a passare”.

    Il 12 marzo la sindaca parlava in prima persona: “ma in tutto ciò il marocchino che chiedeva elemosina è annegato?”. E se la frase già da sola vi risulta schifosa allora provate a ingoiare le risate servili che seguono e la foto di angolo di Voghera definito “il tempio della cavalleria, dove vanno lì a bivaccare”, poi un commento dell’assessore Adriatici che ironicamente propone di “togliere la panchina” e poi quello di Giancarlo Gabba, ancora: “Purtroppo, ormai non bastano più i nostri vigili! Ci vuole ben altro!”, col disegnino di una bomba.

    Voghera, vale la pena ricordare, è la stessa città dove l’assessore leghista alla Sicurezza Massimo Adriatici, attualmente agli arresti domiciliari con laccusa di eccesso colposo di legittima difesa, ha ucciso con un colpo di pistola (e con proiettili illegali in Italia) Youns el Boussettaoui. Quelle parole che galleggiavano nel razzismo ridanciano di una Giunta comunale che chioccherà come un’allegra compagnia un po’ brilla al bar risuonano ancora più tetre e losche alla luce dell’omicidio che seguirà da lì a qualche mese, il 20 luglio.

    La Bestia di Salvini e di Morisi non è solo un algoritmo: la Bestia è quel veleno che oggi non rende inaccettabile e immorale avere una classe dirigente che si trastulla in un bullismo xenofobo e ancora oggi tiene il potere a Voghera. La Bestia ha inoculato intolleranza e ha reso tollerabile la sguaiata inettitudine di un manipolo di tronfi odiatosi che sono usciti dai social e addirittura siedono nei posti di comando.

    Qui non è questione di essere dell’una o dell’altra parte politica, qui ormai siamo sui bordi di una malefica incapacità di essere all’altezza del proprio ruolo e di un’armare le pistole senza rendersene conto. I mandanti morali della morte di Youns el Boussettaoui (e di tanti altri come lui, morti magari senza pallottole ma semplicemente con i polmoni pieni d’acqua) sono quelli che poi si arrabattano e si arrotolano dicendoci che “era solo uno scherzo” senza cogliere l’immarcescimento dei valori. 

    La sindaca di Voghera e i suoi assessori non sarebbero ritenuti degni di tenere un comportamento del genere nemmeno al bar e la loro funzione pubblica che usano come scudo è un’aggravante. Il problema non è “la Bestia” di Salvini: il problema sono le bestie che da Salvini in questi anni si sono sentite legittimate e che grazie a lui addirittura sono risultati eletti. E Voghera è il manifesto di parole che diventano pietre.

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