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“Ero schiavo dell’usura e volevo suicidarmi”. La storia di una vittima

Solo il 5 per cento delle vittime di usura denuncia i propri usurai.

Ad accompagnare la vittima nel percorso durato cinque anni è stata la AGISA Onlus, lo sportello antiusura di Roma che supporta vittime di usura, estorsione, sovraindebitamento

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 15 Nov. 2018 alle 10:00 Aggiornato il 23 Nov. 2018 alle 10:25

Pietro (nome di fantasia) aveva 55 anni quando la sua attività commerciale era finita sul lastrico. Non riuscendo a trovare altra soluzione, il commerciante aveva deciso di rivolgersi a un amico di vecchia data. Un prestito, niente di più. I soldi glieli avrebbe ridati poco a poco, ma con gli interessi. Col passare del tempo, però, il debito aumentava sempre di più e Pietro non era più in grado di far fronte a quell’onere.

Se all’inizio aveva visto nell’amico una salvezza, il commerciante ha cominciato a riconoscere in lui i tratti del carnefice. L’amico in realtà era un usuraio che gli stava letteralmente rovinando la vita. La famiglia andava a pezzi e Pietro non aveva null’altro a cui aggrapparsi. Per questo un giorno ha deciso di farla finita. Ha tentato il suicidio, ma si è salvato. A quel punto si è fatto forza e ha chiesto aiuto. Si è rivolto allo sportello antiusura di AGISA Onlus. Ha deciso di denunciare il suo strozzino e di riprendersi la sua vita.

“Quest’uomo è rinato attarverso il fondo di prevenzione dell’usura, con i processi è stato riconosciuto vittima di usura. Ha salvato  la sua azienda e il rapporto con i familiari”. A raccontare la sua storia è l’avvocato di AGISA Onlus che ha assistito Pietro. “Questo tipo di reato danneggia molto il rapporto con i familiari e questo signore aveva due figli grandi. Si vergognava, si sentiva un fallito di fronte a loro. Oggi è una persona nuova”.

Ci sono voluti cinque anni in tutto. L’uomo si è rivolto all’associazione, poi per un periodo è sparito: la pressione psicologica era tale da fargli fare un passo indietro. “È stato usurato da un amico di vecchia data e, come spesso capita nelle vittime di usura, si sentiva in colpa nei suoi confronti. Ma questo gli dava dei prestiti con tassi usurai. E lui non se ne è mai accorto e continuava a ripetere che si trattava di un amico che l’aveva aiutato quando era in difficoltà”, spiega ancora l’avvocato.

Pietro è stato aiutato da AGISA a denunciare l'”amico”, è stato accompagnato dall’associazione passo passo durante tutto il processo. Ma non solo, la Onlus lo ha assistito anche dal punto di vista psicologico, anche e soprattutto per quel tentativo di suicidio.

“Lo abbiamo aiutato anche nel percorso legale e commerciale, anche perché lui poi è stato reinserito in azienda e quindi tutte le professionalità della Onlus sono state impegnate su questo caso, ma abbiamo avuto soddisfazione: lui ha risolto la situazione adesso”, spiega ancora il legale.

E infatti quello che fa l’associazione romana è aiutare le persone sovraindebitate, a rischio di usura, sotto usura e sotto estorsione. “Le assistiamo gratuitamente, dal punto di vista psicologico, legale, ci costituiamo parte civile assieme a loro esupportiamo le richieste di risarcimento al fondo per le vittime dell’estorsione e dell’usura”, spiega la presidente.

Il fondo è uno degli strumenti principali della Onlus. Le persone fanno una richiesta di accesso, valutata dalla prefettura, dopo che è stato instaurato un procedimento penale per usura o estorsione. In caso di condanna, il nucleo di valutazione della prefettura calcola il danno. Poi la pratica viene inviata al Comitato di solidarietà, dove un tavolo di esame decide se riconoscere il risarcimento.

Nel caso dell’estorsione si tratta di una somma in denaro, proporzionale al danno e a fondo perduto, che deve essere reimpiegata nell’attività economica. In caso di usura, non è un risarcimento a fondo perduto, si tratta di un mutuo decennale senza interessi che la persona deve restituire con un piano apposito sempre reimpiegando questi fondi in una attività produttiva. È riservato quindi agli imprenditori, non a famiglie e impiegati.

Per le famiglie il fondo di solidarietà non c’è, ma esiste quello di prevenzione dell’usura. Il prestito, concesso da alcune fondazioni, non finisce nelle mani delle persone, ma serve per pagare i debiti in modo che in cinque anni si restituiscano i soldi alla fondazione, con un interesse. Prima di far presentare la domanda di accesso al fondo, l’associazione si preoccupa di verificarne l’idoneità dell’utente, accertando ad esempio che non soffra di patologie da gioco d’azzardo o da altre dipendenze.

Nel caso del sovraindebitamento quella del fondo non è l’unica strada che si percorre. “Vengono vagliate tutte le strade: se l’aiuto economico è l’unica praticabile, accertato che l’utente sia ‘meritevole’, si procede all’attivazione dell’iter”, spiegano dall’associazione.

Quando AGISA incontra l’utente la prima volta, si analizza la busta paga, si guardano le voci di entrate e uscite per capire come poter meglio gestire le risorse. “Spesso vengono fuori spese superflue e questo anche perché in famiglia non si condivide e i genitori, pur di accontentare i figli, spendono più di quello che dovrebbero”, continua la presidente, che spiega come la Onlus sia impegnata anche in progetti scolastici.

“Una volta una ragazzina ha avuto il coraggio di difendersi di fronte ai compagni che la prendevano in giro perché non aveva scarpe griffate: ha detto ‘io non ho quelle scarpe perché i miei genitori non se le possono permettere’. Ecco, questa è la risposta più bella del mondo. La famiglia aveva una problematica che si condivideva. Non c’è nulla di cui vergognarsi a nascere poveri”, aggiunge.

Il bilancio familiare è il primo importante passaggio. “Ci troviamo spesso di fronte a persone che hanno un modo completamente disfunzionale di gestire il proprio denaro”. Successivamente la prima cosa che AGISA fa è prendere contatti con i creditori – le banche principalmente – accertarsi dell’entità reale del debito, e, se ci sono abbastanza risorse nel nucleo familiare, si tenta di rinegoziare i finanziamenti, in modo da far abbassare la rata.

Quando, invece, si accerta che nelle tasche della famiglia resta poco e abbassare le rate non basta, si parla con i creditori e si cerca un compromesso: “Chiedere che sospendano le rate è inutile, perché non lo faranno mai. Allora noi suggeriamo la cifra che una famiglia è capace di sostenere mensilmente. Non tutti accettano, sta anche al buon cuore di chi ci si trova di fronte”, spiegano.

“Un’altra attività importante è quella di accompagnare alla denuncia: un giovane commerciante era vittima di usura ed estorsione da parte del cravattaro del mercato. Abbiamo fatto incontri su incontri, abbiamo ricostruito la vicenda e siamo andati dai carabinieri con lui. Da lì gli si è aperto il mondo”, spiega l’avvocato.

Ma AGISA non fa solo assistenza agli adulti: “Se non si parte dai più piccoli, non si può cambiare”. E infatti con il progetto “Per un uso responsabile del denaro” la Onlus entra nelle scuole e insegna il valore del denaro ai più piccoli. “Li facciamo giocare simulando una famiglia che deve gestire il proprio stipendio, si mettono alla prova e imparano a capire l’importanza del denaro”, spiega la presidente.

Quasi tutte le persone che si rivolgono all’associazione sono sovraindebitate. Pochi i casi di usura. Pur essendo il fenomeno molto esteso, le persone tendono a non denunciare. Lo fa solo il 5 per cento delle vittime. “Non si fanno avanti per paura, vergogna, senso di frustrazione”. Spesso perché le vittime riconoscono nell’usuraio un benefattore e questo rallenta il processo di denuncia.

Quello che l’associazione sottolinea è come nell’ultimo periodo siano aumentati i casi di estorsione, ma continuino ad essere sempre maggiori quelli di famiglie sovraindebitate. Se prima infatti erano gli imprenditori a chiedere aiuto, all’indomani della crisi economica del 2008 sono sempre più i nuclei familiari ad aver bisogno di assistenza, vessati dalle rate delle finanziarie e dai debiti. Inoltre si contano sempre più casi di soggetti sovraindebitati o vittime di usura per dipendenza da gioco d’azzardo.

Sono circa 1200 le persone assistite fino a oggi dall’associazione. Le persone che si rivolgono all’associazione intraprendono un percorso durante il quale vengono accompagnate sotto diversi punti di vista. Il primo colloquio è di tipo conoscitivo: “Chi viene da noi deve farsi un’idea di chi si trova davanti. Ci facciamo spiegare nel dettaglio la problematica, vediamo la documentazione che ci permettano di capire la complessità del problema e successivamente, d’accordo con la persona che si rivolge a noi, cerchiamo di capire come impostare la soluzione del problema”.

L’equipe di AGISA accompagna gli utenti lungo tutto il percorso. Professionisti di provata esperienza si mettono completamente al servizio della vittima: non solo avvocati, ma anche commercialisti, consulenti aziendali, bancari e psicologici assistono gli utenti durante tutto il percorso. “Il primo contatto dell’utente con l’associazione è con uno psicologo”.

Come nel caso di Pietro, che ora grazie al supporto dell’associazione, ha ripreso il controllo della sua azienda e, soprattutto, della sua vita.

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