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La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta nel processo per falso

Virginia Raggi
Di Luca Serafini
Pubblicato il 10 Nov. 2018 alle 15:38 Aggiornato il 10 Nov. 2018 alle 15:50

Processo Raggi – La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta nel processo che la vedeva imputata per falso. Per la prima cittadina, il pm aveva chiesto la condanna a 10 mesi.

Per il giudice Roberto Ranazzi, che ha pronunciato la sentenza intorno alle 15, il fatto non costituisce reato. Alla lettura della sentenza, la sindaca Raggi è scoppiata a piangere e dopo aver baciato il marito, ha abbracciato i legali e il resto del suo staff

La sentenza del giudice Roberto Ranazzi è arrivata dopo neppure un’ora di camera di consiglio.

“La procura di Roma farà ricorso in appello soltanto dopo la lettura delle motivazioni”, ha detto il pm Francesco Dall’Olio dopo la sentenza.

“Questa sentenza spazza via due anni di fango. Andiamo avanti a testa alta per Roma, la mia amata città e per i nostri cittadini”, sono state le prime parole di Virginia Raggi appena appresa la sentenza di assoluzione.

Questo il commento della sindaca in un post su Facebook: “Assolta. Con questa parola il Tribunale di Roma, che ringrazio e rispetto per il lavoro svolto, ha messo fine a due anni in cui sono stata mediaticamente e politicamente colpita con una violenza inaudita e con una ferocia ingiustificata. Due anni durante i quali, pero’, non ho mai smesso di lavorare a testa alta per i miei cittadini. Li ringrazio per il sostegno e l’affetto che mi hanno dimostrato. Per i miei cittadini in questi due anni sono andata avanti. A testa alta. Ho fatto tutto con correttezza e trasparenza nell’interesse di Roma, perseguendo gli ideali di giustizia nei quali credo fermamente”.

“Vorrei liberarmi in un solo momento del fango che hanno prodotto per screditarmi – ha proseguito Raggi nel suo post – delle accuse ingiuriose, dei sorrisetti falsi che mi hanno rivolto, delle allusioni, delle volgarità, degli attacchi personali che hanno colpito anche la mia famiglia. Vorrei, soprattutto, che questo fosse un riscatto per tutti i romani, di qualsiasi appartenenza politica, perché il loro sindaco ce la sta mettendo tutta per far risorgere la nostra città'”.

“Non provo rancore – ha aggiunto – nei confronti di nessuno. Mi auguro che quanto accaduto a me possa divenire una occasione per riflettere: il dibattito politico non deve trasformarsi in odio. Adesso vorrei che i cittadini, tutti, collaborassero alla rinascita di Roma. Rimbocchiamoci le maniche: da domani si torna al lavoro. Ancora più forti”.

“Virginia Raggi è stata assolta. Due anni di attacchi alla Sindaca più massacrata di Italia”, ha scritto il vicepremier Luigi Di Maio commentando l’assoluzione. “Forza Virginia – ha aggiunto – Contento di averti sempre difesa e di aver sempre creduto in te”.

“La magistratura ha fatto il suo dovere e la ringrazio, ha solo seguito quello che andava fatto d’ufficio. Il peggio in questa vicenda lo hanno dato invece la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi”, ha proseguito su Facebook Luigi Di Maio.

“Pagine e pagine di fake news – prosegue il vicepremier – giornalisti di inchiesta diventati cani da riporto di mafia capitale, direttori di testata sull’orlo di una crisi di nervi, scrittori di libri contro ‘la casta’ diventati inviati speciali del potere costituito”.

“Virginia è stata assolta. Non ve la prendete con i pubblici ministeri, hanno solo fatto il loro lavoro. Si sono sbagliati, tutto qui, ma non sono mica colpevoli”, ha commentato Alessandro Di Battista.

“Ma i colpevoli ci sono e non vanno temuti – ha proseguito Di Battista – vanno indicati affinché l’opinione pubblica venga messa in guardia. I colpevoli sono coloro che l’hanno insultata, calunniata. I colpevoli sono quei pennivendoli che da più di due anni le hanno lanciato addosso tonnellate di fango con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, soltanto pennivendoli, i giornalisti sono altra cosa”.

“Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà. Coraggio Virginia, hai ancora parecchio tempo per proseguire il tuo lavoro e sono convinto che lascerai questa città meglio di come l’hai trovata. Ti voglio bene!”, ha concluso Di Battista.

Dal Movimento Cinque Stelle erano arrivati segnali chiari: in caso di condanna Raggi si sarebbe dovuta dimettere, come previsto dal codice etico del Movimento Cinque Stelle (qui cosa prevede esattamente).

“Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete”, aveva detto Di Maio commentando alla Stampa estera il processo che vede imputata la sindaca di Roma Virgina Raggi.

Con questa sentenza, la sindaca potrà invece rimanere al suo posto.

Raggi sta affrontando un momento non semplice nella sua vita politica. Sabato 27 ottobre si è tenuta la manifestazione “Roma dice Basta”, contro il degrado nella capitale, sulla quale la sindaca ha fatto polemica (qui la risposta di una delle organizzatrici a TPI.it).

Inoltre, l’11 novembre è in programma il referendum Atac, promosso dai Radicali per la liberalizzazione del servizio dei trasporti pubblici.

Venerdì 9 novembre è iniziata la nuova udienza del processo che vede imputata la sindaca. Secondo la Procura di Roma Virginia Raggi “mentì alla responsabile dell’Anticorruzione del Campidoglio nel dicembre del 2016” perché se avesse detto che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un’inchiesta e “in base al codice etico allora vigente negli M5S, avrebbe dovuto dimettersi”, ha detto in aula il procuratore aggiunto Paolo Ielo che ha chiesto alla corte l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016.

“Se la sindaca avesse detto la verità e avesse riconosciuto il ruolo di Raffaele Marra nella scelta del fratello – ha spiegato Ielo – l’apertura di un procedimento penale a suo carico sarebbe stata assai probabile. Lei era consapevole che in casi di iscrizione a modello 21 rischiava il posto è per questo mentì. Il codice etico fu modificato nel gennaio del 2017”.

“La deposizione di Carla Raineri a tratti mi è sembrata surreale. In questo processo si parla di un mio presunto falso e per quatto ore abbiamo ascoltato parole simili a gossip. Non ho mai risposto alle interviste rilasciate, a volte mordendomi la lingua, per le cose palesemente false affermate”, ha affermato la sindaca di Roma, Virginia Raggi, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte nel corso del processo che la vede indagata per falso per la nomina di Renato Marra.

Il dirigenti Cinque Stelle hanno detto che terrà una linea dura: in caso di condanna, la sindaca sarà espulsa dal Movimento.

Ma come siamo arrivati fin qui? TPI.it ripercorre le tappe della vicenda:

Processo Raggi: il caso Marra

Il 16 dicembre 2016 Raffaele Marra, capo del personale del Comune e considerato molto vicino alla sindaca, viene arrestato dai carabinieri con l’accusa di corruzione.

Marra è accusato di aver ricevuto una somma dal costruttore Sergio Scarpellini(arrestato a sua volta) tramite l’acquisto scontato di un immobile dell’Enasarco, l’ente di assistenza dei rappresentanti di commercio.

All’epoca dei fatti contestati, Marra era a capo del Dipartimento politiche abitative del comune di Roma, con la giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno.

Dall’elezione della sindaca a giugno 2016, fino al suo arresto, Raffaele Marra ha un ruolo primario al fianco di Virginia Raggi.

“Sono lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento”, dice lui in giro spiegando che “lavora per i 5 Stelle”.

Processo Raggi: la questione delle nomine

A ottobre 2016 Virginia Raggi dispone la rotazione di 40 dirigenti comunali come previsto dalle direttive anti corruzione.

Il 9 novembre succesivo la sindaca firma l’ordinanza in cui assegnava i singoli ruoli: il fratello di Raffaele, Renato Marra, viene promosso dalla Polizia Locale alla guida della Direzione Turismo. La promozione include un aumento di stipendio di 20mila euro.

Questo accade dopo che la sindaca ha sentito gli uffici del Personale, come previsto dalla prassi.

Tuttavia, il codice di comportamento del Campidoglio prescrive all’articolo 10 che: “Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni che possano coinvolgere interessi propri, o di suoi parenti e affini entro il secondo grado”.

Il 9 novembre Raffaele Marra, quindi, avrebbe teoricamente dovuto astenersi dal controfirmare la delibera che ricolloca Renato.

La sindaca Raggi, però, si intesta in toto la scelta di ricollocazione di Renato Marra. Difende Raffaele Marra, dicendo che lui non ha avuto alcun potere decisionale sulla nomina del fratello.

Mantiene questa posizione anche di fronte all’Anticorruzione del Comune di Roma. Ma, secondo gli inquirenti, le chat private tra la sindaca e Raffaele Marra dimostrano il contrario.

Un esempio è questa conversazione risalente a novembre 2016, quando Raggi chiede conto a Marra dell’aumento ottenuto dal fratello, ammettendo di non conoscere i dettagli.

Dalla conversazione si capisce chiaramente che l’intera procedura è stata seguita insieme e questo rafforza l’accusa di falso scattata perché la sindaca ha invece sostenuto di aver “fatto tutto da sola”.

Marra: Scaricami! Meglio per te. Così togli le persone dalla tua giugulare.

Raggi: Smettila. Sai bene che avrei subito attacchi. E non mi dici nulla?

Marra: Mi stai dando del disonesto. Non ti ho mai nascosto nulla. Te l’ho detto! Evidentemente non troppe volte! Se lo avessi fatto vicecomandante la fascia era la stessa. È solo a tua tutela che ha fatto un passo indietro. Purtroppo l’onestà non paga.

Raggi: Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano.

Processo Raggi: le accuse

Virginia Raggi è imputata per falso in atto pubblico.

Avrebbe mentito nella sua relazione all’Anticorruzione del Comune di Roma riguardo il ruolo di Raffaele Marra nella nomina del fratello Renato.

Per la stessa vicenda l’ex capo del Personale del Comune di Roma Raffaele Marra è imputato per abuso d’ufficio.

Contro la sindaca non ci sono solo le chat private, ma le viene anche chiesto conto della partecipazione di Raffaele Marra alla riunione del 26 ottobre 2016, che portò alla presentazione della candidatura di Renato Marra come direttore Turismo del Campidoglio.

Oltre a Raffaele Marra, alla riunione partecipò l’ex assessore al Commercio, Adriano Meloni, il delegato al Personale della sindaca, Antonio De Santis, e un collaboratore di Meloni.

Su questo punto la sindaca ha risposto : “Nel corso di un interrogatorio che ebbi a gennaio 2017 venni a conoscenza che Marra partecipò o fu convocato in una riunione in cui, con De Santis, Meloni e Leonardo Costanzo, avrebbe suggerito di nominare il fratello a capo della direzione Turismo. Oggi più o meno scriverei la stessa cosa (rispetto a ciò che scrisse nella risposta all’Anac, ndr)”.

Processo Raggi: le tappe

16 dicembre 2016 – Raffaele Marra viene arrestato per corruzione.

24 gennaio 2017 – Virginia Raggi è indagata con la doppia accusa di falso e abuso d’ufficio per la vicenda delle nomine capitoline.

Raggi scrive sui social di aver ricevuto un invito a comparire dalla procura di Roma. “Sono molto serena, ho completa fiducia nella magistratura, come sempre. Siamo pronti a dare ogni chiarimento”, scrive la sindaca.

2 febbraio 2017 – La sindaca viene interrogata dai pm per più di 8 ore. Le chiedono anche della polizza vita stipulata dal dipendente comunale Salvatore Romeo e a lei intestata.

Dopo l’elezione di Raggi, Romeo era stato promosso al vertice della sua segreteria con uno stipendio triplicato (da 39mila a 110 mila euro, cifra poi diminuita a 93mila euro lordi all’anno dopo l’intervento dell’Anac di Raffaele Cantone).

20 giugno 2017 – Si chiudono le indagini sul caso nomine. La prima udienza è il 21 giugno.

28 settembre 2017 – La procura di Roma chiede il rinvio a giudizio della sindaca M5s per l’accusa di falso in atto pubblico. Viene archiviata invece l’accusa di abuso d’ufficio, che riguardava sia la nomina di Renato Marra sia quella di Salvatore Romeo.

9 gennaio 2018 – Marra viene rinviato a giudizio per abuso d’ufficio. Il comune non si costituisce parte civile.

25 ottobre 2018 – Virginia Raggi viene interrogata per tre ore dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Durante l’interrogatorio ribadisce la sua versione: “Nella nomina di Renato Marra, il fratello Raffaele non ha avuto alcun potere decisionale. Si è limitato ad eseguire una mia direttiva nell’ambito della procedura di interpello per i nuovi dirigenti. Il suo fu un ruolo compilativo”.

Raggi ha anche negato di sapere, all’epoca, che Renato Marra sarebbe andato a guadagnare di più. “Quando l’ho scoperto dai giornali mi sono arrabbiata tantissimo”, ha dichiarato la sindaca.

Processo Raggi: cosa succede in caso di condanna (qui l’articolo completo)

In caso di condanna, Raggi rischia una pena da uno a sei anni.

Inoltre, il regolamento del Movimento Cinque Stelle prevede le dimissioni a seguito di una condanna, anche solo di primo grado.

Inizialmente, le dimissioni erano previste già per la sola l’iscrizione sul registro degli indagati.

La stessa Virginia Raggi con un tweet del 13 settembre 2015 chiedeva ad Orfini di cacciare dai partiti gli indagati e i condannati.

In seguito, sono state introdotte distinzioni per le varie tipologie dei reati.

Da un anno a questa parte, invece, la regola impone le dimissioni in caso di condanna in primo grado.

Ad ogni modo, non è scontato che Raggi si dimetta. Potrebbe decidere di non farlo, scegliere di autosospendersi, oppure si potrebbe rimettere la scelta agli iscritti alla piattaforma Rousseau (qui i dettagli sulle varie ipotesi e la posizione delle diverse forze politiche).

Nel caso in cui Virginia Raggi dia le sue dimissioni, Matteo Salvini avrebbe la possibilità di provare a insediare un suo alleato al Campidoglio. Sembrano andare in questa direzione le dichiarazioni che il ministro dell’Interno ha fatto su Giorgia Meloni, già candidata nel 2016 a sindaco di Roma, proprio contro la Raggi.

Una mossa di questo tipo da parte di Salvini potrebbe però creare nuove tensioni nel governo Lega-Cinque Stelle.

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