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Tav, il referendum divide Lega e M5s. Fico avverte Di Maio: “Ci siamo presi la responsabilità di annullare l’opera”

Di TPI
Pubblicato il 14 Gen. 2019 alle 09:02 Aggiornato il 14 Gen. 2019 alle 09:11

È il referendum sulla Tav a tenere banco nel governo. Le posizioni di Lega e Movimento 5 stelle sono sempre più distanti. Salvini indica il referendum come unica soluzione per evitare lo scontro, ma l’alleato di governo chiude alla possibilità di un voto popolare sulla grande opera.

L’ultimo a intervenire, in ordine di tempo, è stato il presidente della Camera, Roberto Fico, che in un’intervista al Fatto quotidiano ribadisce: “Il Movimento 5 stelle è contro il referendum sulla Tav”.

“Bisognerebbe innanzitutto chiarire di che tipo di referendum parliamo. E comunque per la Costituzione per indirne uno servono 500mila firme, e se accadesse non avrei nulla da dire. Piuttosto avrei da dire se il Movimento appoggiasse un referendum sul Tav, questione che non ha mai lontanamente posto. Il Movimento 5 stelle è costituzionalmente contrario a quest’opera”.

“Il Movimento” continua Fico “si era preso la responsabilità di annullare l’opera, in quanto la riteneva un’involuzione e non un progresso dopo aver analizzato di tutto e di più sul Tav”. Poi il presidente della Camera ricorda che “la prima riunione nazionale dei meet up venne fatta nel 2005 a Torino per unirsi alla protesta dei No Tav”. Per questo “un referendum” e “il si” sarebbero “un grande problema”.

Perché “in questi 14 anni non è mai stata ventilata una posizione del genere” e “il Movimento si era preso la responsabilità di annullare l’opera”, ritenuta “un’involuzione e non un progresso”.

Parole chiare, quelle del presidente della Camera, che sono una netta risposta a chi, nel governo, punta invece a scrollarsi ogni responsabilità sulla decisione usando lo strumento referendario. Tra questi, in prima linea, c’è ovviamente Matteo Salvini: “Con il Movimento 5 stelle stiamo governando insieme” spiega il leader legista “ma se su qualche punto non si trova l’accordo”, spiega il ministro dell’Interno in riferimento alla Tav, “la via dl popolo è la via sovrana”. E “la scelta la faranno gli italiani”.

Ed è qui che entra il scena Giancarlo Giorgetti, sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei ministri, che alla Scuola di formazione politica della Lega, nella giornata di domenica 13 gennaio, ha spiegato la posizione del Carroccio: “Quello della Tav è un tema in cui le prospettive tra Lega e M5s sono diverse, lo sapevamo quando abbiamo fatto il contratto di governo: ci sono formule molto sfumate e non definite. Nel momento in cui non c’è una definizione esatta del punto il governo del popolo si deve rivolgere al popolo. E in quel caso abbiamo le idee chiare su cosa dire, sulla nostra posizione, che è favorevole alla realizzazione delle grandi opere”.

Lo scontro, quindi, ancora non è iniziato ma cova al momento sotto la cenere. La strategia ufficiale del Movimento 5 stelle continua a essere quella di prendere tempo. E la Lega si dice convinta del fatto che, in ogni caso, per bloccare i lavori della Tav servirà un voto in Parlamento per cambiare la legge Obiettivo.

“Per il M5s sarebbe meglio trovare un accordo prima possibile”, è la riflessione in queste ore in casa leghista. Del resto che la Lega sia in pressing affinché il governo “non dica no” alla Torino-Lione lo testimonia anche il ragionamento di Giorgetti e Salvini. “Basta essere autolesionisti. La nostra posizione, è favorevole alla realizzazione delle grandi opere” sottolinea il sottosegretario.

“Con il M5s ci siamo messi d’accordo su tutto” ribadisce invece il ministro dell’Interno, prendendo di fatto tempo. E “se su qualche punto non ci si trovasse d’accordo la via del popolo è quella più giusta. Come quando si va in montagna: non bisogna andare subito di corsa, ma scegliere il passo e tenerlo. L’Italia, secondo me, ha più bisogno di energia, strade, autostrade e ferrovie”.

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