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Dati Ocse: “Il tasso di occupazione è maggiore tra gli immigrati che tra gli italiani nativi”

Credit: Getty Images

Gli immigrati regolari sono impiegati per la maggior parte in lavori poco qualificati e sottopagati

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 10 Dic. 2018 alle 14:01 Aggiornato il 10 Dic. 2018 alle 14:02

Il tasso di occupazione degli immigrati regolari è superiore a quello dei cittadini italiani nativi. Questo il dato che emerge dal rapporto Ocse “Settling In 2018: Indicators of Immigrant Integration”.

In Italia il tasso di occupazione degli immigrati è pari al 60 per cento, mentre quello dei nativi arriva al 58 per cento. Entrambe le percentuali, tuttavia, sono inferiori rispetto alla media Ocse ,che si attesta intorno al 67 per cento.

I dati relativi ai migranti però non sono così rosei come possono sembrare: secondo il rapporto Ocse, infatti, gli immigrati regolari sono impiegati per la maggior parte in lavori poco qualificati e sottopagati. Inoltre, le possibilità di accedere a lavori qualificati sono molto basse.

La percentuale di immigrati che hanno un titolo di studi superiori, rivela ancora il Rapporto, è del 13 per cento, mentre la media Ocse si attesta intorno al 37 per cento. Inoltre, il 26 per cento degli immigrati tra i 15 e i 34 anni appartengono alla categoria dei Neet, coloro cioè che non lavorano e non studiano.

“Gli immigrati possono essere una risorsa preziosa per il nostro paese se opportunamente integrati”, ha spiegato Stefano Scarpetta, capo della Direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali, commentando i dati.

“Con il rapido invecchiamento della popolazione, in Europa circa tre quarti dell’aumento della forza lavoro è dovuta ad immigrati. L’Italia, però non riesce ad attirare talenti visto che solo un immigrato su otto in età lavorativa ha una laurea. Questo anche perché gli immigrati sono sottoccupati in attività che non riconoscono a pieno le loro competenze”.

Secondo quanto emerge dai dati Ocse, il mercato italiano è caratterizzato da un’elevata percentuale di lavori atipici e precari e le riforme passate che si proponevano di ridurre questo fenomeno non hanno ottenuto i risultati sperati.

Il problema interessa principalmente settori come l’edilizia e i servizi assistenziali, nonché le piccole aziende a conduzione familiare.

In Italia infatti un immigrato su due è impiegato nel settore edile e manifatturiero, mentre tra le donne una su due lavora nel settore dei servizi di assistenza alla persona. Grazie a questo dato, l’Italia risulta essere il paese dell’Ocse con la più alta concentrazione di manodopera immigrata in particolari settori di attività economica.

Per quanto riguarda la povertà relativa, il 40 per cento degli extra comunitari rischia di percepire uno stipendio inferiore del 60 per cento rispetto a quello medio. Si tratta di una percentuale superiore a quella della media dei paesi Ocse, pari al 29 per cento.

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