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“Se entrate sarà un bagno di sangue”: la minaccia di CasaPound che fa saltare lo sfratto a Roma

La finanza ha posticipato il sopralluogo ordinato dai magistrati della Corte dei Conti per sgomberare il palazzo occupato dai neofascisti fin dal 2003

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 24 Ott. 2018 alle 08:28 Aggiornato il 24 Ott. 2018 alle 08:49

“Se entrate sarà un bagno di sangue”: così i militanti di Casapound hanno avvisato le Fiamme Gialle al loro arrivo fuori dallo stabile del civico 8 di via Napoleone III, dove i neofascisti occupano abusivamente una palazzina dal 27 dicembre del 2003.

Nel pomeriggio di lunedì 22 ottobre era prevista una perquisizione, decisa da tempo, da parte degli uomini della Guardia di Finanza nei locali della “tartaruga”, ma dopo le minacce ricevute dai militari il tutto è saltato per evitare tensioni.

Bisognerà capire se si tratta solo di un rinvio o di un definitivo addio alla possibilità di sfratto dell’ufficio di Casapound a due passi dal Viminale.

La stretta di mano tra Davide Di Stefano, fratello di Simone (uno dei leader di Casapound) e alcuni funzionari della Digos in borghese inviati sul posto dalla questura per mediare e arginare possibili disordini ha sancito il rinvio dello sgombero.

Per acquisire tutta la documentazione di cui hanno bisogno, dalle planimetrie degli spazi comuni e degli appartamenti ricavati all’interno dell’immobile fino ai dati catastali, e ricostruire la storia dell’occupazione si rivolgeranno altrove.

Stando alle dichiarazioni di Simone Di Stefano, uno dei leader di CasaPound, all’interno della sede vivono famiglie di italiani rimaste senza un tetto.

Anche l’inchiesta dell’Espresso ha fatto luce su via Napoleone III, dove si trova il palazzone di sei piani per 60 vani a due passi dalla stazione Termini.

A caccia dei responsabili di uno spreco milionario, i magistrati per ora hanno messo in fila tutti gli sgomberi evitati da CasaPound. Prima con Alemanno sindaco, poi con la stesura della shortlist degli edifici occupati firmata nel 2016 dal prefetto Francesco Paolo Tronca. Lo stabile all’Esquilino è nell’elenco dei 93 immobili occupati abusivamente stilato dalla questura, non tra le 16 situazioni più critiche individuate dall’ex commissario del Campidoglio. 

Neanche la Raggi è riuscita nell’impresa. Dopo essere finito all’ordine del giorno di uno dei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica convocati in prefettura per fare il punto sulla situazione degli sgomberi, via Napoleone III è di nuovo sparita dai radar del Comune e di palazzo Valentini.

Mercoledì 24 ottobre le parti si riaggiorneranno e – chissà – CasaPound potrebbe tornare tra gli argomenti d’attualità.

Intanto, il 20 ottobre è stata inaugurata la nuova sede di CasaPound a Colleferro con Mauro Antonini, dirigente nazionale e reponsabile del Lazio per CasaPound Italia.

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