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“Spero in una sentenza storica per il fine vita”: parla Marco Cappato a poche ore dall’esito del processo

TPI ha intervistato Marco Cappato a poche ore dalla sentenza sul reato di istigazione e agevolazione al suicidio per il caso di Dj Fabo

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 13 Feb. 2018 alle 19:07

L’8 novembre 2017 si è aperto il processo a Marco Cappato, imputato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito, ed è attesa per il 14 febbraio 2018 la sentenza da parte della Corte di Assise di Milano. 

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Fabiano Antoniani, conosciuto da tutti come Dj Fabo, reso paraplegico e cieco da un incidente d’auto nel 2014, ha chiesto sostegno nel gennaio 2017 a Marco Cappato per riuscire a raggiungere la Svizzera, dove ha chiesto e infine ottenuto il 27 febbraio 2017 l’eutanasia per mezzo del cosiddetto suicidio assistito.

Marco Cappato, al ritorno in Italia, si è autodenunciato, ed è stato rinviato a giudizio.

I pubblici ministeri e gli avvocati della difesa hanno depositato le proprie memorie proponendo, in via subordinata alla richiesta principale di assoluzione, una questione di legittimità costituzionale relativa all’articolo 580 del codice penale. 

Gli scenari

• La Corte d’Assise di Milano potrà non accogliere la questione ed emettere una sentenza di condanna se riterrà che la condotta di Cappato rientri nella fattispecie di cui all’art. 580, sia per istigazione che per agevolazione al suicidio, o anche per una sola delle due ipotesi.

• La Corte d’Assise potrebbe altresì accogliere la questione di legittimità costituzionale della norma, interrompendo il processo e inviando il procedimento alla Corte Costituzionale. 

• L’alternativa alla condanna è una sentenza di assoluzione:

– Assoluzione per non aver commesso il fatto: rappresenterebbe un precedente positivo per quelle persone malate che chiedono ad amici e familiari aiuto per andare all’estero a ottenere assistenza per morire senza soffrire.

– Nel caso di assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ci troveremmo di fronte a una sentenza storica.

Come spiegano dall’Associazione Luca Coscioni, si andrebbe a creare un precedente giurisprudenziale che aprirebbe la strada all’assistenza medica a una morte volontaria senza sofferenze anche in Italia, senza bisogno di dover andare in Svizzera.

TPI ha intervistato Marco Cappato a poche ore dalla sentenza.

Cosa si aspetta dalla sentenza di domani?

Non faccio previsioni, quello che abbiamo chiesto è che sia riconosciuto come diritto la libertà fondamentale, per una persona sottoposta a sofferenza estrema e irreversibile, di poter decidere come e quando andarsene.

Quella di domani potrebbe davvero essere una sentenza storica?

Se il principio di libertà fondamentale venisse riconosciuto sarebbe una sentenza storica. Questo lo potrà fare direttamente il giudice o la Corte costituzionale se ci sarà un rinvio.

Accompagnare Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito è stato un gesto necessario per il raggiungimento di alcune conquiste come la legge sul biotestamento?

Era necessario per Fabo. Una volta deciso di agire alla luce del sole è diventato necessario che qualcuno di assumesse la responsabilità e che non ci fossero rischi sul piano giudiziario per la fidanzata o per la madre. Io penso di aver fatto il mio dovere nell’aiutare chi doveva essere aiutato.

Agire pubblicamente è stata una scelta che Fabo ha fatto non per sé ma per gli altri, perché ha capito che questo gesto poteva servire per chi che si trova nella sua stessa condizione.

Le conquiste fin qui raggiunte in termini di diritti possono essere minate dal risultato delle prossime elezioni?

Questo è uno scenario possibile, se teniamo in considerazione i propositi di chi dice di voler cancellare le leggi sulle unioni civili o sul biotestamento, soprattutto da destra.

Penso però che l’opinione pubblica si stia dimostrando a favore della libertà e della laicità.

Chi adesso avanza propositi baldanzosi per annullare quelle leggi, lo potrebbe fare solo andando contro il proprio elettorato e in condizioni di scarsa democrazia.

Ci sono delle coalizioni, dei partiti che vogliono nei fatti portare avanti queste battaglie: avranno i numeri per farlo?

Come associazione Luca Coscioni stiamo interpellando tutti i partiti, anche perché le posizioni personali possono andare al di là di quelle di partito. Naturalmente la lista “PiùEuropa” con Emma Bonino è orientata in questo senso.

In presenza di un’opinione pubblica pronta a proseguire lungo questo percorso, l’importante è proprio la qualità del dibattito politico, ossia che questi temi non siano cancellati dall’agenda politica.

Penso che sarà possibile trovare maggioranze trasversali anche in questa legislatura: ricordiamo che la legge sul consenso informato è passata con un voto assolutamente trasversale.

Quindi non importa quale coalizione vincerà.

La possibilità di proseguire con queste battaglie non è affidata a una coalizione piuttosto che a un’altra, ma alla capacità del paese, e delle persone che si trovano a vivere direttamente questi problemi, di mobilitarsi.

Non affiderei soltanto alla politica dei partiti il futuro di questi diritti. Se riusciamo a impegnarci tutti su questi temi, non solo non possiamo tornare indietro ma ne troveremo altri, urgentissimi, da affrontare. 

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