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Le bugie del governo sul caso di Sea Watch 3 e Sea Eye

Credit: Federico Scoppa/ Afp

Secondo il premier Conte e il ministro dei trasporti Toninelli, le due ong impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo, avrebbero disobbedito alle disposizioni della Guardia costiera libica. Ma i documenti ufficiali smentiscono la versione

Di Laura Melissari
Pubblicato il 8 Gen. 2019 alle 11:05 Aggiornato il 8 Gen. 2019 alle 11:08

Il caso della Sea Watch 3 e della Sea Eye, le navi delle ong, battenti bandiera olandese e tedesca, ha destato grande attenzione negli ultimi giorni. Sono 49 i migranti ancora in balia delle onde dallo scorso 22 dicembre, e che attualmente si trovano a largo delle coste maltesi, in attesa di un porto dove sbarcare. TPI ha seguito da vicino il caso, con l’inviato Valerio Nicolosi. Qui il suo reportage, qui invece gli ultimi aggiornamenti sul caso.

Il quotidiano la Repubblica, in possesso dei documenti ufficiali di bordo, ha rivelato che il governo ha raccontato delle bugie sul caso. Secondo la versione dell’esecutivo, le due ong Sea Watch e Sea Eye avrebbero agito in “piena violazione delle normative marittime” perché avrebbero disobbedito alle “disposizioni della Guarda costiera libica”.

I documenti stilati dall’equipaggio delle due imbarcazioni, raccontano però un’altra versione di quanto accaduto: non esiste nei fatti una vera e propria, e soprattutto sicura, zona Sar, la zona di Search and rescue della Libia.

Il premier Conte sostiene che la Sea Watch, dopo essere stata contattata dalle autorità di Tripoli, avrebbe deciso di lasciare le acque libiche per dirigersi verso Malta. Toninelli ha aggiunto che la Sea Eye avrebbe mentito nel dire che il barcone dove si trovavano i migranti salvati stava affondando. “Toccava a Tripoli agire, ma le due ong hanno invertito la rotta”.

I report dei soccorsi, scritti dagli ufficiali delle due navi, sostengono però altro. Ecco la ricostruzione di quanto accaduto, riportata da Repubblica.

La Sea Watch 3 individua il gommone con 32 migranti a bordo alle ore 8.33 del 22 dicembre, nella zona Sar libica. L’equipaggio, appurato che si trattava di una situazione di emergenza, decide di intervenire.

Alle ore 10.44 viene informato il centro di coordinamento soccorsi di Roma (Mrcc), che suggerisce all’equipaggio di Sea Watch 3 di contattare la Guarda costiera libica per “avere istruzioni”. Si tratta di una prassi in vigore dal luglio 2018, quando la Libia ha registrato la propria zona Sar, che prima non esisteva. Anche l’Mrcc di Malta invita la Sea Watch 3 a contattare la Guardia costiera libica.

Alle 12.20 del 22 dicembre il capitano della Sea Watch, fa quanto suggerito da Mrcc, ma non riceve alcuna reazione. Alle 12.48 il capitano scrive di nuovo all’Mrcc di Roma, ma nessuna reazione anche in questo caso. Nel frattempo il tempo passava, e non ricevendo alcuna reazione né dalla Guardia Costiera libica, né dal Centro di coordinamento italiano, l’equipaggio della Sea Watch, inizia a chiedere, senza successo, a tutta Europa un porto sicuro di sbarco.

Quello che è successo dopo lo conosciamo bene. Dopo una lunga odissea l’imbarcazione ottiene il permesso di Malta di ripararsi vicino alle sue coste per sfuggire al maltempo. Ma di sbarchi continua a non parlarsene.

La questione si complica se parliamo della seconda nave, la Sea Eye. In questo caso la versione diffusa dal governo, nelle persone di Conte e Toninelli, stride ancora di più con i resoconti degli ufficiali di bordo. Secondo quanto si legge sul report, la nave avrebbe addirittura ricevuto esplicito ordine da parte della Guardia Costiera libica di fare rotta verso nord. La mattina del 29 dicembre alle ore 7.12, la Sea Eye si imbatte in un’imbarcazione precaria di legno, lunga 5-6 metri con circa 15-20 persone a bordo.

La situazione si configura subito come emergenziale. Anche in questo caso l’equipaggio contatta l’Mrcc di Roma, che suggerisce di rivolgersi alla Guardia costiera libica. Inizialmente da Tripoli nessuno risponde, il telefono satellitare di bordo registra una serie di chiamate.

Alle ore 8,25 arriva una risposta che chiede alla Sea Watch di “stare lontano dai migranti”. L’equipaggio della Sea Watch, e in particolare i medici, decidono però di intervenire, dal momento che due persone a bordo della precaria imbarcazione hanno bisogno di assistenza. Inizia allora il trasbordo su Sea Eye. Alle 10.10 la Guardia Costiera libica contatta la Sea Eye per avvertire l’equipaggio che sarebbero arrivati per prendere i migranti.

Alle 11,45 arriva una motovedetta libica che dà ordine alla nave di fare rotta verso nord e lasciare la Sar libica. La Sea Eye chiede un porto sicuro, ma la richiesta “cade nel vuoto”, come scrive il quotidiano la Repubblica.

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