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    Regeni, buchi temporali nei filmati consegnati dalla procura del Cairo: mancano i minuti del sequestro

    Dall'esame delle registrazioni acquisite è emerso che vi sono diversi "buchi temporali in cui non vi sono né video né immagini, pertanto sono necessarie ulteriori indagini"

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 28 Giu. 2018 alle 11:04 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:58

    Le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano morto al Cairo nel 2016, non sembrano dare segnali di avanzamento.

    In un comunicato congiunto diramato dalle due procure del Cairo e di Roma si ammette che non si è trovato “nessun materiale di interesse investigativo”, e anche che “dall’esame delle registrazioni acquisite è emerso che vi sono diversi ‘buchi’ temporali in cui non vi sono né video né immagini” pertanto “sono necessarie ulteriori indagini”.

    Lo scorso 15 maggio una delegazione italiana, guidata dal pm Sergio Colaiocco, era andata in Egitto per recuperare oltre due ore di filmati ripresi dalle telecamere presenti in tutte le stazioni della linea 2 della metro del Cairo tra le 19 e le 21 del 25 gennaio 2016, l’arco temporale in cui si persero le tracce di Regeni, il cui cadavere venne ritrovato il 3 febbraio successivo.

    La Procura di Roma resta ferma su un punto: poliziotti e agenti dei Servizi egiziani hanno tenuto sotto controllo Regeni già dal dicembre 2015. Il motivo, probabilmente, è da ricondurre agli studi del ricercatore, corroborati da interviste a sindacalisti e ambulanti, categorie tenute sotto osservazione dal governo di al-Sisi.

    I filmati rappresentano solo il 5 per cento del totale ripreso il 25 gennaio 2016 dalle telecamere della metro (linea 2) del Cairo.

    I minuti mancanti sarebbero proprio quelli del sequestro del ricercatore, dopo le 19.41 del 25 gennaio 2016. È proprio alle 19.41 che Regeni invia l’ultimo messaggio alla sua amica per avvertirla che sta uscendo per incontrare il professor Gennaro Gervasio, allora docente della British University del Cairo, in piazza Tahrir, per le 20.30.

    Alle 20.02 il cellulare di Regeni aggancia la cella del quartiere di Dokki: l’ultimo segnale prima che la vittima sparisse nei meandri della metro.

    Sul caso di Giulio Regeni è tornato anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini dichiarando che, pur comprendendo la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni, intende ricostruire buoni rapporti con l’Egitto.

     

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