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La preghiera musulmana al termine del funerale cattolico delle vittime di Genova

Come a simboleggiare un ponte tra le due culture e religioni, l'imam di Genova ha rivolto una preghiera dopo la cerimonia cattolica. Tra le vittime vi sono due cittadini di religione musulmana

Di Laura Melissari
Pubblicato il 21 Ago. 2018 alle 11:31 Aggiornato il 21 Ago. 2018 alle 12:25

Sabato 18 agosto si sono tenuti i funerali di stato per 19 delle 41 vittime del crollo del ponte Morandi di Genova.

La funzione religiosa si è svolta alla Fiera di Genova, nel padiglione Jean Nouvel. A celebrarla l’arcivescovo della città, il cardinale Angelo Bagnasco.

I rappresentanti delle istituzioni sono arrivati intorno alle ore 11 sul luogo dei funerali. Accolti da grandi applausi i due vice premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, giunti insieme al padiglione.

Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato accolto da un caloroso applauso appena giunto alle celebrazioni. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, da Genova, aveva dichiarato che verrà proclamata una giornata di lutto nazionale.

Dopo il rito cattolico, si è tenuta la cerimonia musulmana, alla presenza dell’Imam di Genova, dal momento che tra le vittime vi erano due cittadini di religione islamica.

“Siamo vicini a tutti voi, preghiamo perché la pace sia per tutti voi, per l’Italia, per gli italiani”, ha detto l’imam accolto dal lungo e commosso applauso della folla.

L’imam ha chiesto a Dio, che “nella sua infinità misericordia per primo ci ha insegnato il valore dei ponti, con il primo ponte simbolico che ha unito il primo uomo e la prima donna creando così l’unione con tutta l’umanità”, di “renderci consapevoli delle nostre responsabilità”. “Chiediamo a lui di accogliere le anime delle vittime e consolare i famigliari”.

“Saprà rialzarsi con fierezza la nostra Genova, Zêna che in arabo significa la bella. Nei nostri cuori, le comunità islamiche di Genova e dell’Italia intera pregano affinché la pace sia con tutti voi e che il signore protegga l’Italia e gli italiani”.

L’omelia del Cardinale Bagnasco

Nell’omelia il Cardinale Bagnasco ha detto: “proprio dentro a questa esperienza, che tutti in qualche modo ha toccato, si intravvede un filo di luce”. “Quanto più ci scopriamo deboli ed esposti, tanto più sentiamo che i legami umani ci sono necessari: sono il tessuto non solo della famiglia e dell’amicizia, ma anche di una società che si dichiara civile”.

“Questi vincoli, che ci uniscono gli uni con gli altri, richiedono una affidabilità solida e sicura: senza un amore affidabile, infatti, non sarebbe possibile vivere insieme”, ha spiegato il cardinale descrivendo “la gioia della semplice presenza degli altri che ci permette di portare la vita, e di condividere gioie e dolori: come un ponte ci permette di varcare il vuoto, così la fiducia ci consente di attraversare le circostanze facili o ardite della strada terrena”.

“Ci auguriamo che i numerosi sfollati non solo trovino temporanea ospitalità, ma che possano ritrovare presto il necessario calore della casa”. Questo appello pronunciato dal cardinale Angelo Bagnasco ha concluso l’omelia ai funerali di Stato da lui celebrati per le vittime del crollo del Ponte Morandi.

“È questa l’ora della grande vicinanza. Siamo certi che nel cuore di ognuno stia crescendo per Genova un amore ancora più grande, convinto che essa lo merita, che non può essere dimenticata da nessuno, e che la sua vocazione è scritta nella sua storia di laboriosità e di tenacia, oltre che nella sua posizione di porta fra il mare e il continente”.

“Alziamo lo sguardo, la Madonna Assunta al cielo ci invita anche in questo momento guardare in alto, verso Dio, fonte della speranza e della fiducia. Guardando a lui eviteremo la disperazione e potremo tornare a guardare con coraggio il mondo, la vita, la nostra amata città. Potremo guardarci gli uni gli altri e riconoscerci fratelli, perché figli dello stesso Padre ben oltre ogni differenza. Potremo rinnovare la fiducia reciproca e consolidare la vicinanza di queste ore. Potremo costruire ponti nuovi e camminare insieme”, ha concluso il cardinale.

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