Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
Home » News

Protesta dei braccianti a San Ferdinando dopo l’omicidio di Sacko Soumayla

Foto Usb

L'Unione sindacale di base ha organizzato uno sciopero, un corteo e dei presidi sotto le Prefetture di Roma, Napoli, Pisa, Potenza

Di Anna Ditta
Pubblicato il 4 Giu. 2018 alle 16:28 Aggiornato il 4 Giu. 2018 alle 16:32

Migrante ucciso protesta calabria

Lunedì 4 giugno l’Unione sindacale di base (Usb) ha indetto uno sciopero generale dei braccianti in seguito all’assassinio di Sacko Soumayla, migrante ucciso in Calabria a colpi di arma da fuoco nel pomeriggio del 2 giugno.

Sacko, bracciante di 29 anni, proveniente dal Mali, è stato ucciso mentre accompagnava altri due migranti all’ex Fornace, una fabbrica abbandonata nella zona di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia.

I tre stavano raccogliendo delle lamiere per rinforzare le baracche in cui vivevano nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria.

Un uomo ha aperto il fuoco contro i tre giovani. Sacko era sul tetto insieme a Madiheri Drame, 30 anni, anche lui originario del Mali. La dinamica dei fatti è stata ricostruita da Drame, intervistato da TPI.

“Sabato scorso non siamo andati a lavorare”, racconta Drame ricostruendo i fatti, “Ho chiesto a un mio amico dove gli altre stessero prendendo le lamiere con cui costruivano le loro baracche”.

Quando l’amico gli parla dell’ex Fornace, Drame si accerta se prendere quelle lamiere sia un problema. L’altro lo rassicura: in effetti la fabbrica è dismessa abbandonata da anni.

“Siamo andati in tre, io Sacko e Fofana”, racconta Drame. “Era la prima volta che andavamo a prendere le lamiere, ma anche che andavamo nell’ex fabbrica”.

“Quando siamo arrivati lì abbiamo iniziato a lavorare”, prosegue il ragazzo, “io e Sacko siamo saliti sul tetto. Io toglievo i bulloni, Sacko portava giù le lamiere e Fofana le metteva da parte”.

“Dopo che lavoravamo da un’ora e mezza abbiamo sentito dei colpi”, racconta Drame. “Siamo stati colpiti ai piedi ma non ci siamo niente. Sacko mi ha chiesto cosa fosse e io ho detto ‘niente di buono per noi, andiamo via da qua’”.

Dopo essere scesi dal tetto i due ragazzi si sono riparati dietro un muretto.

“Mi sono fermato dietro il muro e stavo guardando”, dice Drame. “Ho visto quello che stava sparando e anche Sacko si è sporto. A quel punto è stato colpito alla testa”.

Drame ha raccontato che a sparare è stato un uomo bianco con la maglietta nera.

Migrante ucciso in Calabria, “Morto perché difendeva i diritti dei suoi compagni di lavoro”: parla il suo sindacato

Per il sindacato Usb si tratta di “un atto molto pesante” contro braccianti che già vivono una condizione durissima. Guido Lutrario ha dichiarato a TPI che il gesto è probabilmente “frutto di un clima politico che si è creato nel paese”.

“Credo che il governo debba sbrigarsi a fugare questa preoccupazione e a dare un segnale”, dice.“Su questo chiamiamo il nuovo governo, e in particolare i ministri direttamente impegnati, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio e il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a prendere una posizione chiara e dare un segnale di inversione di tendenza”.

Nel 2010 la tendopoli di San Ferdinando, frazione di Rosarno, i migranti hanno messo in atto una rivolta contro le condizioni di vita e di lavoro molto dure cui erano sottoposti, dopo che alcuni ragazzi del paese avevano sparato con un fucile ad aria compressa contro tre immigrati di ritorno dai campi.

Sempre lunedì 4 giugno l’Unione sindacale di base (Usb) ha convocato inoltre presidi sotto le Prefetture di Roma (ore 17) e altre città, tra cui Napoli, Pisa, Potenza.

Leggi l'articolo originale su TPI.it
Mostra tutto
Exit mobile version