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“Pensavano sarei stata zitta, ho lottato per M5S ma da Atac sono stata cacciata”, parla Micaela Quintavalle, la pasionaria licenziata per aver denunciato i malfunzionamenti

Un fermo immagine dal video in cui Micaela Quintavalle annuncia il licenziamento.

La sindacalista è stata licenziata per aver violato il codice etico dell'azienda

Di Anna Ditta
Pubblicato il 28 Set. 2018 alle 18:12 Aggiornato il 1 Ott. 2018 alle 11:50

“Ho dato l’esame di Anatomia patologica il giorno dopo essere stata licenziata”. Micaela Quintavalle, l’ex autista Atac e sindacalista di Cambiamenti-M410, ha perso il posto di lavoro lo scorso 25 settembre, dopo 128 giorni di sospensione. micaela quintavalle licenziata

Quintavalle ha quasi 38 anni e sta per iniziare il quinto anno alla facoltà di Medicina, per realizzare il suo sogno di diventare medico.

Da studentessa-lavoratrice, a maggio 2018 ha trovato il coraggio di rilasciare al programma televisivo Le Iene un’intervista in cui denunciava i malfunzionamenti e i guasti degli autobus dell’azienda di trasporti pubblici romani.

Secondo l’azienda, però, la denuncia della sindacalista ha violato il codice etico aziendale. Da qui la sospensione e la lettera di licenziamento.

“Impugnerò il provvedimento”, ha detto Quintavalle a TPI in un’intervista telefonica.

Ora che non è più dipendente Atac e può parlare liberamente, la sindacalista si è tolta qualche sassolino dalla scarpa.

Micaela, cosa non funziona in Atac?

Bisognerebbe capire cosa funziona. Lo dico senza troppo sarcasmo. In Atac ci sono tante cose che non funzionano.

Non provo rabbia né voglia di vendetta, parlo solo con molta rassegnazione. Quello che è accaduto a me dimostra che al di là di ogni colore politico se c’è incompetenza non si riesce a risollevare un’azienda importante come Atac.

Dire che si vuole tenere Atac pubblica, come hanno detto i Cinque Stelle da quando si sono insediati, ma muoversi con incompetenza, è più delinquenziale rispetto agli altri partiti che vogliono privatizzarla.

Con il referendum che loro hanno portato a fare, probabilmente anche il cittadino cambierà idea su Atac.

Pensi che vincerà il “sì” al referendum?

Sì, credo di sì.

Non so come sarà impostata la domanda, ma se chiedi a un cittadino se gli piace come funziona Atac risponde di no. Ed è normale che dica di sì all’unico cambiamento tangibile.

Qual è la tua posizione?

Non sono favorevole. A Roma c’è già un’azienda privata, la Roma Tpl, e non funziona.

Il privato deve guadagnare, quindi perde la ragione sociale. Se paga e maltratta gli autisti ha un personale viaggiante che è ancora più stressato, terrorizzato e represso.

Purtroppo invece prima o poi si riuscirà a privatizzare il servizio pubblico, e ci ritroveremo a discutere di un servizio che continua a non funzionare.

Cosa si potrebbe fare allora secondo te?

Di sicuro non è la privatizzazione il problema. È che per anni quest’azienda è stata spolpata, bisogna ritornare a investire. Si deve rinnovare il parco vetture che in Atac è vecchissimo, nonostante ci siano queste 400 vetture rosse che loro tanto esaltano.

Quando c’è una qualsiasi figura di spicco, tutte le vetture rosse vengono portate tutte allo stesso deposito, il piazzale viene tirato a lucido, vengono dette le stesse cose di circostanza ai lavoratori e ai cittadini. E sembra quasi che questa figura di spicco si faccia consapevolmente prendere in giro. Ma poi il succo non cambia, anzi.

Credevo che i Cinque Stelle non potessero mai fare peggio in Atac di chi c’era prima di loro. Invece ci sono riusciti.

Guardando le attese alle fermate, parlando con i cittadini – e chi ci lavora ci parla quotidianamente – si capisce che il servizio è peggiorato.

Vedere loro che, senza umiltà, parlano di bilancio in positivo e dicono che stanno rilanciando perché hanno messo il tornello su una sola vettura, a noi sembra una continua campagna elettorale, che non ha portato a nulla di positivo.

Hanno cominciato a levare autobus e mezzi senza un minimo di competenza, hanno fatto dei danni macroscopici nel trasporto pubblico, che è anche imbarazzante stare a raccontare.

Eppure tu ti eri esposta apertamente per loro in campagna elettorale.

Ho fatto un errore che ancora oggi non mi viene perdonato.

All’epoca non ho capito che il segretario nazionale non può esporsi come un semplice cittadino.

Quando mi sono esposta l’ho fatto con la voglia di una 36enne che diceva: “questo è il cambiamento, io sto dalla loro parte”.

Forse loro pensavano che dal momento che li avevo appoggiati così ferocemente in pubblico, se si fossero comportati male avrei taciuto. Come la Cgil ha sempre taciuto quando c’era il Pd e Uil ha sempre taciuto quando c’erano Alemanno e Polverini.

Invece Quintavalle e i Cambiamenti sono diversi anche in questo. Posso anche appoggiarti, ma se dici un’eresia con le stesse parole con cui l’ha detta Marino io attacco anche te. Perché la priorità rimane il lavoratore e la sicurezza del cittadino.

Cosa hanno sbagliato?

I contratti che hanno firmato i sindacati con i Cinque Stelle per i lavoratori sono talmente peggiorati che fanno spavento.

Questo si riversa anche sulla cittadinanza. Ci sono autisti che lavorano troppo, che non hanno modo di avere un adeguato recupero psicofisico, e che sono sottoposti a un metodo coercitivo che non c’è mai stato in un’azienda come Atac, che va sempre di più somigliando ad aziende che portano all’annientamento del proprio personale.

È accaduto solo con loro.

Perché parli di metodo coercitivo? A cosa ti riferisci?

Per esempio alle black list. In Atac da circa 15 mesi vengono fatte delle black list in base al numero di guasti apre un autista o al modo di utilizzo della legge 104 e dei congedi parentali.

I colleghi, pur di non entrare nella black list, non denunciano i guasti. Ecco perché poi i mezzi si incendiano: il collega ha pure paura di dire che manca l’acqua nel radiatore o che la temperatura è troppo alta.

Se finisci nella black list non ti danno gli straordinari, ti trasferiscono, non ti fanno di cambiare i turni, non ti permettono di organizzarti la tua vita. E il lavoratore preferisce farsi gli affari tuoi. Tanto finché tutto va bene va bene, poi però quando succede un problema…Finora sono stati molto fortunati, il caso più grave è quello di una ragazza in motorino che quando si è aperto un portellone è caduta e le hanno amputato il braccio.

Da revisione, un autobus non può fare servizio se non ha i martelletti frangivetro. Io ogni giorno denunciavo la mancanza dei martelletti, ma facevo servizio lo stesso, assumendomi la responsabilità.

Quando si è incendiato il 17esimo autobus a via di Carcaricola… lì la strada è stretta. Se non si aprono le porte quelle diventano delle trappole.

E loro invece di dire: “accidenti, qui c’è qualcuno che denuncia, vediamo di risolvere il problema”, vanno ad annientare chi denuncia.

È come se ci fosse stata una Quintavalle a Genova e avessero licenziato una che col sindacato denunciava quanto stava accadendo.

Qui ne stanno colpendo una per ammansire tutti. La cosa più grave è che passi questo messaggio: denunciare è sbagliato.

Che è paradossale se si considera il messaggio dei Cinque Stelle all’inizio.

Esatto. Per questo il 12 ottobre dalle 10 alle 13, oltre allo sciopero che abbiamo indetto, andiamo a fare uno sciopero sotto il palazzo di Di Maio a via Molise.

Loro si attaccheranno ad ogni cosa, non mi stupirei, ma io sono una lavoratrice irreprensibile.

Non ho figli e il licenziamento lo avevo messo in contro dall’inizio. Ora lo impugnerò, perché ci deve essere un giudice che mi dica che ho sbagliato a mettere il codice della strada e il codice penale davanti al codice etico.

Ecco il metodo coercitivo: ti faccio firmare il codice etico e di fatto ti devi stare zitto.

Erano cinque anni che facevamo denunce alle istituzioni. L’azienda ci convocava, noi parlavamo, loro prendevano appunti ma non intervenivano mai.

Sono arrivata a rilasciare quell’intervista perché una mamma – e a raccontarlo mi vengono i brividi – il cui figlio stava sulla vettura che si è incendiata a via dell’Infernetto, due ore dopo quella a via del Tritone.

Quella mamma mi urlava al telefono e diceva: “Ma come, io non ho comprato il motorino a mio figlio perché ho il terrore delle buche di Roma, e devo avere paura che mi muore bruciato dentro un autobus?”. E allora lì ho detto fermi tutti, perché noi la percezione della paura ce l’abbiamo. E l’azienda invece attacca e annienta chi denuncia. Se non siamo in regime nazista in questo momento non so…Qui si rischiano di annullare cent’anni di lotte e di tornare alla schiavitù e alla repressione.

Che ne pensi della linea politica di M5S? Pensi che quella di Atac sia solo una delle promesse tradite dai grillini verso la loro base?

Non voglio entrare nel merito di altri argomenti. Uso la mia competenza per parlare di trasporti.

Ogni altra delusione me la gioco nelle urne, esprimerò il mio dissenso col voto.

È vero che loro ti avevano anche proposto di candidarti? Perché hai rifiutato?

Sono cinque anni che ricevo proposte di candidatura da vari partiti. L’ultima volta che loro mi hanno proposto la candidatura è stato a marzo, in maniera ufficiosa.

Io come sempre ho detto no, vorrei aiutarvi dal basso. Probabilmente anche quello era un modo per tenermi buona, penso oggi.

Dopo la sospensione sono stata anche convocata in modo ufficioso in Campidoglio e mi hanno detto: cospargiti il capo di cenere, chiedici scusa, chiedi scusa ad Atac, non denunciarla, chiedi un’aspettativa non retribuita e ti facciamo rientrare a settembre con un’altra mansione.

Molti colleghi mi hanno detto che avrebbero accettato. Ma io ho detto no, c’è la giustizia di mezzo. E in questo contesto ho avuto la fortuna di non avere figli, per cui non ho ceduto.

Cosa pensi dell’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi e della sua gestione di Atac? Cosa le suggeriresti di fare per migliorare la situazione di Atac?

Noi all’amministrazione Raggi abbiamo dato un lavoro tecnico di decine di pagine. La gestione sa esattamente cosa dovrebbe fare, è che non è interessata a farlo.

Tutto ciò che c’è va investito in sicurezza. Fermando l’evasione e aumentando il prezzo dei biglietti si potrebbe investire.

Avevamo anche fatto un lavoro sulla periodicità degli autobus.

Perché hanno ignorato questo lavoro?

Perché non sono umili. Gliel’abbiamo dato quattro volte, e ogni volta mi dicevano: sì, spediscimelo, spediscimelo. Poi cosa dovevano dire? Che l’idea veniva da Cambiamento e da Quintavalle? Vogliono dare il loro imprinting. La verità è che non sono umili e sono incompetenti.

Oggi ti senti rappresentata da qualche partito politico?

No, purtroppo no. Mi sento orfana politicamente. Nasco come donna di sinistra, ma avevo tanto creduto in loro perché a sinistra vedevo il vuoto più totale. Oggi vedo qualche movimento carino, ma no, quest’Italia così non mi piace. Eppure ancora non me ne voglio andare, voglio fare il medico in Italia.

Amo il mio paese, ma lo stanno mandando allo scatafascio.

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