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L’Italia si è astenuta nella votazione sul bilancio europeo 2017

Per la prima volta l'Italia ha deciso di non votare a favore. La proposta di compromesso prevede 157,9 miliardi in impegni e 134,5 miliardi in pagamenti

Di TPI
Pubblicato il 17 Nov. 2016 alle 13:24

Per la prima volta l’Italia si è astenuta nella votazione sulla revisione del bilancio pluriennale dell’Unione europea. Fino a poche ore prima della votazione, il governo italiano era intenzionato a porre il veto. Senza il voto favorevole dell’Italia, il documento non sarebbe potuto essere approvato dal momento che è richiesta l’unanimità. L’accordo tra parlamento, commissione e consiglio è invece stato raggiunto. 

La proposta di compromesso finale prevede 157,9 miliardi in impegni e 134,5 miliardi in pagamenti. Per quanto riguarda gli impegni, 5,91 miliardi sono destinati alla crisi dei rifugiati e alla sicurezza, mentre 21,3 miliardi andranno a crescita e occupazione. I fondi a favore del programma Eramus aumenteranno del 19 per cento. 

Come funziona l’approvazione del bilancio Ue

Per quanto riguarda i conti dell’Unione europea occorre fare una distinzione.

Il bilancio annuale stabilisce tutte le spese e le entrate dell’Unione relative a un intero anno e garantisce che ci siano le entrate necessarie a finanziare le spese. Viene proposto dalla Commissione europea e approvato dal Consiglio dell’Ue – di cui fanno parte i governi dei paesi membri – e dal Parlamento europeo.

Tale documento deve rispettare i limiti stabiliti dal quadro finanziario pluriennale (Qfp), anche detto bilancio pluriennale, che fissa gli importi massimi annui che l’Unione può spendere nei vari settori d’intervento. Questo definisce le priorità e i limiti di spesa a lungo termine, in un arco di tempo che generalmente è di 7 anni.

Con tale strumento l’Unione europea finanzia diversi progetti per il blocco dei 28 paesi membri, come l’aumento del tenore di vita nelle regioni meno sviluppate, l’agricoltura, l’energia pulita o la creazione di posti di lavoro.

Il bilancio pluriennale in corso, che si conclude nel 2020, vale l’1,04 per cento del reddito nazionale lordo dell’Ue.

L’Ue ha accettato di rivedere le sue priorità di spesa entro la fine del 2016 in modo da riflettere sulle tendenze economiche e i relativi problemi. A settembre scorso infatti la Commissione europea ha propostodelle variazioni che incrementino i fondi su crescita, migrazione e sicurezza per 13 miliardi tra il 2017 e il 2020.

Nei giorni scorsi la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea – che attualmente è quella slovacca – ha presentato una proposta di compromesso, ma l’Italia si è opposta. Inoltre, il Regno Unito si è astenuto dalla votazione, come del resto ci si attendeva dopo Brexit.

Perché l’Italia aveva deciso di porre il veto

La motivazione addotta dal governo italiano è che nel testo mancano garanzie per l’aumento di risorse su questioni che l’Italia considera prioritarie, come immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile o programmi per la ricerca.

Per il premier Matteo Renzi Bruxelles deve intervenire con maggiore forza sulla questione dell’immigrazione e non può finanziare i paesi dell’est Europa che non accettano di ricevere le quote di migranti stabilite con un accordo Ue e intendono innalzare muri.

“Non siamo né nazionalisti né populisti, ha detto il sottosegretario Gozi annunciando la decisione. “Siamo molto stanchi delle ambiguità e delle contraddizioni europee”.

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