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Ipocrisia sull’immigrazione

L'Italia preferisce accogliere un immigrato morto piuttosto che uno vivo: il commento di Mary Dejevsky su The Spectator

Di Anna Ditta
Pubblicato il 11 Ott. 2013 alle 09:44

Il governo italiano ha deciso di celebrare i funerali di Stato per le vittime del naufragio avvenuto lo scorso 3 ottobre al largo delle coste di Lampedusa. La scelta è stata compiuta dopo l’avvenuto riconoscimento della cittadinanza italiana postuma a tutti coloro che hanno perso la vita nella strage, e apre a nuove riflessioni: si tratta di un gesto simbolico e solenne da parte dello Stato italiano o è solo un modo per pulire le coscienze?

La giornalista e ex corrispondente dall’estero, Mary Dejevsky, ha le idee chiare e in un commento pubblicato sul sito del settimanale britannico The Spectator lancia una provocazione: parlando della cosidetta “ipocrisia di Lampedusa”, la giornalista scrive che l’Italia preferisce ricevere migranti morti piuttosto che vivi. La prova risiederebbe nel fatto che nessuno dei sopravvissuti ha ricevuto la cittadinanza onoraria.

“Il disastro al largo di Lampedusa”, scrive la giornalista, “è stato sconvolgente a causa della sua portata e dei racconti forniti dai sopravvissuti e dai loro soccorritori e trasmessi in tutto il mondo. Ma queste sono le sole ragioni per cui esso è stato unico”. Secondo i dati riportati nell’articolo sono circa 20 mila le persone che quest’anno sono morte tentando di raggiungere le nostre coste dal Nordafrica, ma la notizia raramente giunge ai media internazionali.

Secondo la giornalista, l’idea che in molti hanno sostenuto in seguito alla tragedia – e cioè che l’Unione Europea dovrebbe essere più generosa riguardo ai suoi confini – contrasta fortemente con l’opinione dominante in Italia e nel resto d’Europa, che è ostile a qualsiasi aumento del numero degli immigrati: “Una politica più liberale si tradurrebbe nell’arrivo di molte altre persone, per le quali sarebbe davvero difficile gestire l’integrazione.”

Cosa fare dunque? Mary Dejevsky si dichiara favorevole all’aumento di investimenti promesso dall’Unione Europea per la questione dell’immigrazione, all’individuazione di criteri standardizzati per l’accoglienza e all’approvazione di un adeguato piano di gestione del fenomeno, in modo che l’Italia e gli altri Paesi che si trovano al confine non debbano sostenere il peso dei flussi migratori da soli.

“Ma forse”, conclude, “il compito di gestione di questa politica dovrebbe essere lasciato a coloro che hanno auspicato una linea più generosa nelle ultime due settimane. Organizzare un funerale di stato è una impresa semplice, al confronto.”

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