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Mobili in affitto e negozi in centro: la rivoluzione di Ikea per affrontare le sfide del mercato

"L’obiettivo è rendere Ikea sempre più vicina e accessibile al cliente, anche cambiando. Del resto se non osi, se non vuoi valicare certi confini", ha detto Brodin al Corriere della Sera

Di Laura Melissari
Pubblicato il 18 Set. 2018 alle 12:56

L’amministratore delegato di Ikea Group, Jasper Brodin, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, spiegando quali sono i progetti e le sfide di Ikea per andare incontro alle esigenze dei clienti.

Uno dei più grandi ed evidenti cambiamenti è l’apertura di piccoli negozi in centro, e non più solo grandi magazzini nei centri commerciali di periferia.

“Entro i prossimi tre anni vogliamo trasformare la nostra società. Vediamo se ci riusciamo. L’obiettivo è rendere Ikea sempre più vicina e accessibile al cliente, anche cambiando. Del resto se non osi, se non vuoi valicare certi confini, a costo di perdere qualcosa, come fai a migliorarti? Noi vogliamo sperimentare e non possiamo certo farlo seduti alle nostre scrivanie. Dobbiamo provare”, ha detto Brodin.

“L’Italia è da sempre il nostro mercato guida, dove sperimentiamo nuovi progetti per poi esportarli in tutti gli altri paesi. Guardiamo a grandi città come Roma e Milano come teatri per cambiare il nostro business, per migliorare i nostri servizi”, spiega ancora l’ad di Ikea.

E sull’importanza dell’ecommerce non fa misteri: “La nostra idea è che l’offerta in questo modo possa diventare ancora più ricca, più integrata e soprattutto, ci permetta di migliorare ancora di più la nostra attività online. Qualche anno consideravamo l’ecommerce complementare al negozio fisico. Ma ora abbiamo smesso di percepirlo come qualcosa di diverso. Sappiamo per esempio che una buona percentuale dei nostri clienti si informa online prima di venire negli store. Il web diventa così un’ulteriore porta di accesso al negozio fisico”.

La visione di Ikea è ben chiara: andare incontro al cliente e alle sue mutate esigenze: “La popolazione nel mondo si sta spostando sempre più verso le grandi città. Se nel 2015 solo il 30 per cento viveva in grandi centri, nel 2030 il valore raddoppierà. Con tutto quello che ne consegue: mobilità ridotta, case più piccole. Elementi che ci pongono sfide interessanti. Sempre meno persone guidano automobili? Spostiamo i negozi dalla periferia al centro. Le case diventano più piccole? Creiamo mobili multifunzionali. Stiamo anche studiando un sistema di leasing per i mobili. Non abbiamo ancora la ricetta vincente, ma stiamo testando un sistema di affitto che comporti una restituzione dei mobili usati nel corso del tempo.

E anche sul tema ecosostenibilità le intenzioni di Ikea vanno in una precisa direzione: “Vogliamo diventare una compagnia 100 per cento sostenibile, riuscendo a soddisfare i bisogni dei clienti in una logica di economia circolare e sostenibile”.

“Siamo pronti a cambiare se sarà necessario, ma non cambieranno i nostri valori. E forse questo è il motivo per cui Ikea, pur essendo un marchio internazionale, non viene percepito come “cattivo” da movimenti no global, come invece succede ad altri brand percepiti come consumistici”, conclude Brodin.

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