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Cantone: “Anche lo Stato è responsabile per il crollo del ponte Morandi”

Credit: Afp

Raffale Cantone, intervistato dal quotidiano La Stampa, commenta il cedimento del viadotto. Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione dichiara di avere scritto ad Autostrade per chiedere conto dell'appalto sul ponte

Di Marta Facchini
Pubblicato il 22 Ago. 2018 alle 11:01 Aggiornato il 22 Ago. 2018 alle 12:14

Raffaele Cantone, il presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, commenta il crollo del ponte Morandi a Genova, rispondendo alle domande del quotidiano torinese La Stampa. genova ponte

“Il sistema Paese è inadeguato: nessuno controlla e ci si affida al fato, salvo scatenarsi, dopo una tragedia, in un’inammissibile fuga dalle responsabilità sconvolgente”, afferma Cantone.

Secondo il presidente, nel cedimento del viadotto che ha provocato la morte di 43 persone, ci sono “responsabilità omissive”.

“Effettivamente gran parte dei poteri è stata delegata al concessionario, ma non vuol dire che l’autorità pubblica può disinteressarsi dei controlli”, afferma Cantone.

Il presidente ricorre a un esempio: “Se affitto la mia casa a un inquilino che me la distrugge, intervengo per fermarlo o allargo le braccia? Lo Stato, non dimentichiamolo, resta proprietario delle infrastrutture anche se le dà in gestione. Inammissibile che abdichi alle sue responsabilità, delegando ai privati”.

Secondo quanto ricostruito del giornalista de L’Espresso Fabrizio Gatti, nella commissione d’inchiesta, voluta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per indagare sulle cause del cedimento del ponte, c’è un dirigente che aveva approvato il progetto per il viadotto e uno che aveva in passato lavorato per Autostrade.

In riferimento alla vicenda, Cantone dichiara: “Se avremo segnalazioni, ce ne occuperemo. La questione è delicata perché il conflitto di interessi può incidere sulla validità degli atti amministrativi. Oltre che dal punto di vista giuridico, va valutata sul piano dell’opportunità”.

Sulla scelta del governo di far decadere la concessione, Cantone non entra nel merito ma “in astratto lo giudico il rimedio giuridico corretto in caso di clamoroso inadempimento e un segnale importante per i cittadini, se viene meno il rapporto fiduciario tra Stato e privati”.

Infine, spiega che l’Anac ha “già scritto ad Autostrade per chiedere conto dell’appalto sul viadotto: perché fu ritardato? Fa parte di una questione più generale: la disparità tra investimenti programmati e realizzati”.

Il presidente dell’Anac afferma che “servono regole chiare. L’ambiguità sulle competenze è disastrosa: tutti si sentono autorizzati a non fare niente”.

E sottolinea: “Siamo un popolo che invoca trasparenza, purché comincino gli altri. Su questo si gioca la credibilità del patto Stato-cittadini. Si rischia una frattura democratica: se chi ha potere di fare pressioni conta più’ di decine di milioni di persone, la trasparenza diventa una parola vuota, ipocrita e beffarda”.

Parlando del monitoraggio sulle concessioni, non solo autostradali, Cantone rivela che “incontra resistenze. Fatichiamo a ottenere le carte. Ma il quadro ci è chiaro: si è stratificato un inaccettabile livello di appropriazione di beni pubblici. Un buco nero in un campo cruciale della vita democratica”.

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