Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
Home » News

Ecco chi è (e chi finanzia) Francesca Totolo, l’autrice della bufala su Josefa

Francesca Totolo il 21 luglio ha diffuso un tweet in cui prendeva di mira le unghie laccate di Josefa, superstite del naufragio del 16 luglio.

Il 21 luglio scorso, la 41enne ha diffuso un tweet in cui metteva poneva l'attenzione sulle unghie laccate della migrante soccorsa in mare dopo il naufragio

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 28 Lug. 2018 alle 17:04 Aggiornato il 28 Lug. 2018 alle 17:05

Si chiama Francesca Totolo, ha 41 anni e si definisce una “libera ricercatrice” la donna che ha diffuso il tweet sulle unghie laccate di Josefa, la superstite del naufragio al largo delle coste libiche dello scorso 17 luglio.

Il tweet ha infiammato i social: ha incassato centinaia di visualizzazioni, quasi settecento like e oltre cinquecento ritweet.

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Totolo ha spiegato di non essere poi così indipendente. La donna collabora, infatti, con Il Primato Nazionale, testata online legata a Casa Pound.

La biografia su Twitter – poche parole e niente fronzoli – forse spiega meglio di ogni intervista chi è Francesca Totolo.

“Collaboratrice del sito di Luca Donadel (noto sovranista, ndr) e de Il Primato Nazionale. Allergica al femminismo liberal, fieramente italiana e patriota”, si legge.

Nell’intervista, Totolo confessa di avere “stretti legami” con quegli account Twitter anonimi che pullulano sul social network specializzati nel diffondere e propagandare notizie contro i migranti.

“Il mio primo post è della sera di sabato 21 luglio. Però mi lasci chiarire, per me i migranti sono le vittime, ma sono anche strumenti di propaganda. Sia da una parte che dall’altra, questo non lo nego”, ammette la donna al quotidiano torinese.

Nel tweet in questione Totolo postava un video in cui si vedeva Josefa, la camerunense salvata dalla Ong spagnola Open Arms, attorniata dagli operatori dell’organizzazione.

L’attenzione di Totolo è stata catturata dallo smalto sulle unghie della migrante. Da qui l’idea del tweet: “Josefa con le unghie perfette laccate di rosso. Quindi: 1. i trafficanti mettono lo smalto alle migranti; 2. Sulla nave Open Arms ci si diletta con lo smalto, quindi le condizioni psico-fisiche di Josefa collidono con 48 ore in mare aggrappata al relitto”.

Ma Totolo non è stata l’unica a cavalcare la questione delle unghie laccate. In tanti si sono accaniti contro la donna e la Ong, rilanciando ancora la polemica sulla messinscena dei naufragi a servizio della campagna contro la chiusura delle frontiere.

Ci è voluto poco a smontare la bufala di Totolo&Co. Le drammatiche immagini che ritraevano Josefa in mare aggrappata ai resti del gommone bastano a testimoniare come Josefa non avesse lo smalto e, soprattutto, fosse segnata dalla tragedia che l’aveva sfiorata.

A spiegare il perché dello smalto è anche Annalisa Camilli, la giornalista di Internazionale che viaggiava sulla nave della Ong spagnola quando Josefa è stata recuperata a due giorni dal naufragio.

“Josefa ha le unghie laccate perché nei quattro giorni di navigazione per raggiungere la Spagna le volontarie di Open Arms le hanno messo lo smalto per distrarla e farla parlare. Non aveva smalto quando è stata soccorsa. Serve dirlo?”, scrive Camilli.


“Io ho visto il servizio al Tg5, da cui ho preso lo screenshot delle unghie di Josefa con lo smalto. Ma nel primo tweet non ho mai detto quello che poi mi hanno contestato, parlavo di due ipotesi: o lo smalto lo aveva già o le è stato messo a bordo”, ammette ancora Totolo a La Stampa.

La verità era la seconda, ma l’eco della sua bufala è stata enorme, tanto da sovrastare la veridicità dei fatti.

Intanto, sul suo account Twitter si moltiplicano i messaggi di vicinanza a Totolo – con tanto di hashtag #NonToccateTotolo – perché “oggetto di attacchi da parte di personaggi dediti al fiancheggiamento dell’immigrazione clandestina e delle Ong, problema da lei ben evidenziato”.

Lei, dal canto suo, continua a twittare contro le organizzazioni non governative che salvano vite in mare e a tirare in ballo Open Arms, ancora per il naufragio del 17 luglio scorso nel quale Josefa si è salvata per miracolo.

Leggi l'articolo originale su TPI.it
Mostra tutto
Exit mobile version