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Come la Sardegna sarebbe potuta diventare la Cuba del Mediterraneo

Alla fine degli anni Sessanta l'editore Giangiacomo Feltrinelli sognava una rivoluzione comunista nell'isola

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 30 Ago. 2017 alle 14:24 Aggiornato il 6 Apr. 2018 alle 13:13

Italia, anni Sessanta. Il paese è sotto l’ombrello protettivo della NATO, come stabilito a Yalta dalle potenze che avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale, e nel paese non è ancora scoppiata la bomba di piazza Fontana, a Milano, atto che secondo molti osservatori segna l’inizio degli anni di piombo e della cosiddetta strategia della tensione, caratterizzata da violenze politiche e attentati di gruppi estremisti di destra e di sinistra, di cui spesso ancora non sono noti i responsabili.

Nonostante quella stagione non fosse entrata ancora nel vivo, già erano attivi gruppi politicizzati che avevano come obiettivo l’eversione dello stato italiano. Uno di questi venne fondato proprio nel 1969, i Gruppi d’Azione Partigiana (GAP), che volevano riprendere l’acronimo dei Gruppi d’Azione Patriottica attivi nell’ambito della Resistenza e che furono fondati dall’editore milanese Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonima casa editrice.

Già prima del 1969 Feltrinelli era legato all’estrema sinistra italiana, che finanziava e di cui ebbe modo di incontrare diversi esponenti, ma questo non fu l’unico passo che fece nel – vano – tentativo di fare la rivoluzione in Italia.

Nel 1967 l’editore milanese raggiunse infatti la Sardegna. Inizialmente, tenne a Cagliari una conferenza sul tema dell’America Latina, in cui disse una frase che, come riportato da Carla Frontini, che avrebbe poi aderito al gruppo politico Il Manifesto, spiazzò molto i presenti: “La Sardegna come Cuba”. Pochi anni prima, nel 1959, a Cuba i rivoluzionari comunisti avevano preso il potere, rovesciando il dittatore Fulgencio Batista e facendo dell’isola caraibica uno stato comunista a pochi chilometri di distanza dagli Stati Uniti.

Obiettivo politico di Feltrinelli fu dunque fare lo stesso in Sardegna, ma anziché nel Mar dei Caraibi, nel Mar Mediterraneo.

Probabilmente, al di là delle analogie geografiche, Feltrinelli aveva visto anche altre condizioni che gli sembravano favorevoli per un tentativo del genere nell’isola. In Sardegna era molto forte il sentimento indipendentista, ed erano presenti numerosi elementi di dissenso ed eversione. Un forte sentimento contro la presenza dei militari era ben radicato – nel 1969 avrebbe avuto luogo una grande rivolta a Pratobello, presso Orgosolo, contro la creazione di un poligono dell’esercito che poi non venne realizzato – e il banditismo era ancora attivo.

Fu proprio negli ambienti del banditismo che Feltrinelli individuò il possibile Che Guevara di questa rivoluzione sarda: Graziano Mesina, detto Gratzianeddu, che nel 1966 era riuscito in una delle sua clamorose evasioni e con cui Feltrinelli prese contatti. Secondo diverse fonti, a far desistere Mesina dall’accettare l’offerta di Feltrinelli fu un funzionario dei servizi segreti.

Feltrinelli, tra il 1967 e il 1969, girò più volte per la Sardegna cercando consenso per la sua impresa, stabilendo – come riportato nel 1996 dalla Commissione Stragi – contatti con ambienti della sinistra sarda e dell’indipendentismo isolano. I risultati, però, non arrivarono.

A far allontanare definitivamente da questi tentativi di Feltrinelli, fu l’attentato di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. In quell’occasione l’editore, sapendo che agenti in borghese si trovavano nei pressi della sede della sua azienda e temendo volessero fabbricare prove contro di lui, decise di lasciare tutto e darsi alla clandestinità. Come scrisse nella lettera con cui motivò la sua scelta, temeva che quella bomba scoppiata non fosse un attentato come un altro, ma il segno di una precisa strategia dello stato.

Feltrinelli in questo periodo fondò un gruppo armato di sinistra, i già citati GAP, e nel 1972 tentò di compiere personalmente un’azione terrorista: far esplodere un traliccio dell’ENEL presso Segrate, a pochi chilometri da Milano. Questo attentato non andò però come previsto: l’ordigno esplose in anticipo, uccidendo Feltrinelli e portando così alla conclusione i suoi propositi rivoluzionari.

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