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“Il nuovo decreto Sicurezza Salvini? Una bomba pronta a esplodere: avremo migliaia di clandestini in più”

Salvatore Casale, responsabile orientamento e inserimento lavorativo di un centro SPRAR in provincia di Avellino spiega a TPI cosa cambia con l'approvazione del decreto sicurezza presentato da Salvini a palazzo Chigi

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 24 Set. 2018 alle 10:29 Aggiornato il 15 Ott. 2018 alle 13:54

“Cancellare la protezione umanitaria è una cosa atroce perché potrebbe portare in breve tempo all’emersione di un numero consistente di persone che in Italia vivrebbero da irregolari. Tutti i migranti che ora hanno l’umanitaria non potranno più rinnovarla. Stiamo creando dei clandestini. Si sta cercando di dar vita a un’emergenza sociale che a sua volta crei un aumento di insicurezza nell’italiano medio”.

Salvatore Casale, responsabile orientamento e inserimento lavorativo di un centro Sprar in provincia di Avellino spiega a TPI cosa potrebbe cambiare ora che il decreto sicurezza è stato approvato a Palazzo Chigi.

Salvatore Casale ha iniziato a Torino a studiare e a occuparsi di immigrazione ma non negli sprar. Tornando a vivere al sud ha iniziato a collaborare con diversi Sprar, anche con alcuni che avevano accolto famiglie siriane arrivate con i corridoi umanitari.

Il decreto nel suo primo articolo prevede l’abolizione della concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari previsto dal Testo unico sull’immigrazione(legge 286/98).

Che cos’è e come funziona lo Sprar?

LO Sprar esiste in Italia da pochi anni, ed è l’unico sistema di accoglienza gestito direttamente dal Viminale in quanto sono i singoli comuni, o i comuni maniera associata, che presentano la richiesta di avere un centro Sprar. È un rapporto a due tra Viminale e comune bypassando le prefetture. Il comune affida il servizio a enti che rispondono a determinati requisiti. Lo sprar è un sistema di seconda accoglienza, arrivano ragazzi o persone che hanno già passato la prima accoglienza come i Cas (Centri accoglienza straordinaria) ed è finalizzato a veri e propri processi di integrazione.

La differenza è su due livelli: economico e sulle attività che si svolgono.

Puoi entrare nel dettaglio?

A differenza di un Cas, lo Sprar è chiamato a rendicontare in maniera precisa ciò che spende, chiedendo autorizzazioni per ogni singolo progetto. La prefettura lo vede in maniera un po’ diversa. Ed è chiamato a garantire tutta una serie di servizi che sono obbligatori, quali l’istruzione, i processi di integrazione, che hanno un vero e proprio capitolo di bilancio che bisogna spendere.

Lo Sprar prerara i ragazzi a entrare nella società, a vivere in maniera autonoma. Lo sprar è l’opposto di un dormitorio. Tutti i laboratori e i corsi non sono cose calate dall’alto, sono idee discusse e decise con i ragazzi. Ogni ragazzo affronta con me un discorso e un bilancio di analisi delle competenze. Qualsiasi scelta è fatta insieme.

Cosa chiedono i migranti?

Una delle problematiche più forti è che i ragazzi arrivano da centri di accoglienza dove non hanno fatto nulla, dove il giorno arriva il caporale con il furgoncino per raccogliere pomodori. Non parlavano italiano, non erano mai andati a scuola, questo era il risultato della prima accoglienza.

Le richieste sono le più svariate. Al primo posto c’è il lavoro, per tutti. Si fa un enorme percorso per far capire loro che il lavoro così non ha molto senso se non parli italiano, se non hai nulla è ua cosa fine a se stessa. Poi abbiamo fatto degli inserimenti lavorativi che sono andati benissimo, ma ogni percorso è personalizzato.

I ragazzi non parlano meno di tre-quattro lingue, tra cui benissimo l’inglese. Tutti i ragazzi percepiscono un pocket money sui 70 euro al mese. Molti dei ragazzi mandano a casa questi soldi, 50 euro mandati in Nigeria sono un quarto dello stipendio normale di un professore.

Poi richiedono anche la formazione, negli ambiti di interesse loro. Lo sprar ha funzionato perché si può dare ascolto alle esigenze dei ragazzi e coniugarle con le esigenze del mercato italiano.

Tutti i servizi che per uno sprar sono obbligatori, per un cas sono opzionali. Molti non lo fanno. Se

Cosa potrebbe cambiare?

Può cambiare tutto, da quello che si apprende dalla bozza, le questioni sono molteplici: cancellare la protezione umanitaria è una cosa atroce perché provoca, magari tra un anno, una marea di gente che vivrà in Italia in condizione non regolare. Tutte le persone che ora hanno l’umanitaria non potranno più rinnovarla. Stiamo creano dei clandestini. Si sta cercando di creare un’emergenza sociale che a sua volta crei un aumento di insicurezza nell’italiano medio.

Ora a piazza Garibaldi a Napoli ci sono 50 ragazzi che magari sono lì a far nulla, a bere, a trovare espedienti, tra un anno ne troverai 200. Il ragazzo che ha l’umanitaria e non può rinnovarla, cosa fara? O ha un lavoro e riesce ad avere un permesso di soggiorno per quello, o va via. Ma se va in Francia lo fermano a Ventimiglia, è bloccato qua. Stiamo creando una marea di persone bloccate qui.

E aumenti il lavoro in nero.

Quali sono le altre quetioni?

L’altra questione è che se passa il decreto, gli Sprar saranno dedicati solo a persone che hanno la protezione internazionale. Questo vuol dire cancellarli: se ora gli Sprar accolgono migranti che per la maggior parte non hanno la protezione internazionale, non ci saranno più persone all’interno degli Sprar. Gli altri andranno negli hotspot, che saranno chiusi, dai quali non si potrà uscire, fino a 180 giorni.

Questo significa creare dei mega casermoni che sono l’opposto dell’accoglienza, realizzare una bomba sociale, il concetto di recupero e integrazione diviene inesistente.

L’ultimo tema è quello legato alla residenza, che non si vorrebbe più dare ai ragazzi, il che comporta tutta una serie di difficoltà inimmaginabili: non potranno avere la carta di identità, il medico di base, non potranno iscriversi al centro per l’impiego, quindi mai avere un lavoro regolare.

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