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Insulti razzisti a Cecile Kyenge: condannato Roberto Calderoli

Di TPI
Pubblicato il 14 Gen. 2019 alle 15:33 Aggiornato il 14 Gen. 2019 alle 15:36

Il senatore leghista e vicepresidente dell’aula di Palazzo Madama, Roberto Calderoli è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi per gli insulti razzisti all’allora ministra per l’integrazione Cecile Kyenge. A comunicarlo è stata l’attuale europarlamentare del Partito Democratico con un post su Facebook.

“Abbiamo vinto un’altra volta. Evviva evviva evviva” ha esultato Cecile Kyenge. “Il razzismo la paga cara: Roberto Calderoli condannato in primo grado ad un anno e sei mesi per avermi rivolto insulti razzisti”.

Era il 2013 quando di fronte a migliaia di persone la ministra venne paragonata ad un orango da Roberto Calderoli, parlamentare della Lega. Un oltraggio che il Tribunale di Bergamo ha definito una diffamazione aggravata dall’odio razziale, e che l’ha sanzionata oggi con una pena di un anno e sei mesi di carcere

“Anche se si tratta del primo grado di giudizio, e anche se la pena è sospesa, è una sentenza incoraggiante per tutti quelli che si battono contro il razzismo” commenta  Cecile Kyenge. “Perciò esprimo la mia soddisfazione per questa vicenda: non solo per questioni personali, ma anche perché la decisione del Tribunale di Bergamo conferma che il razzismo si può e si deve combattere per vie legali, oltre che civili, civiche e politiche”.

Per l’eurodeputata del Partito democratico si tratta di un “grande riconoscimento per i pm che avviarono le indagini, dimostrando che lo spazio pubblico non può diventare un terreno di incitamento all’odio razziale. È un grande insegnamento per tutti quelli che hanno avuto e che hanno a che fare con pratiche discriminatorie: il razzismo va condannato ovunque si mostra!”.

L’insulto di Roberto Calderoli fu solo l’apice di una serie di attacchi portati avanti da diversi esponenti della Lega ai danni dell’ex ministra.

Proprio l’origine congolese dell’esponente del fu il fulcro degli attacchi da parte di Erminio Bosio, ex senatore del Carroccio – “Torni in Congo” – e Mario Borghezio, che in diretta a La Zanzara non ebbe problemi a definire “tribali” le idee che, a suo dire, Cecile Kyenge voleva “imporre al popolo italiano”.

Poi fu il turno di Roberto Calderoli, allora vicepresidente del Senato, che il 13 luglio 2013, durante una manifestazione della Lega Nord, dal palco definì la ministra un “orango”. Parole che fecero scattare una vera e propria rivolta, con dure prese di posizione dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dell’allora premier Enrico Letta e addirittura dell’Onu.

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